Capoliveri, Porto Azzurro e le meraviglie di Trenitalia

terza e ultima parte

Anche oggi siamo stati graziati da una splendida giornata di sole e cielo blu, terso e caldo come una primavera fuori stagione. Memori delle disavventure della giornata precedente decidiamo di rientrare sul continente entro la sera senza però disdegnare durante il giorno un giro di Capoliveri e Porto Azzurro due mete turistiche che d'estate devono brulicare di gente, ma oggi ci si presentano popolate solo di pochi indigeni dalla "c" aspirata.

Una discreta collezione di curve strette permette al nostro autobus di arrampicarsi nella campagna elbana fino a Capoliveri, conglomerato di vicoli circondati da casette basse in pietra dalle porte colorate. Un paio di cagnolotti salcicciotti giocano per la strada a chi abbaia più forte alla ricerca di salcicce abbandonate da incauti salumieri o, nel caso, anche solo di un osso vecchio caduto per sbaglio fuori del cassonetto.

Agli angoli delle case piccoli budelli che salgono con strette scalette in pietra o che scendono con archi e volte come macchine nere controluce; all'improvviso davanti a noi si apre un piccolo anfiteatro affacciato sul cielo e dominato, come da un inquietante mega schermo televisivo, da un murales che raffigura le facce più significative del secolo da poco trascorso unendo in un percorso ambiguo Hitler, Mussolini, Stalin e il papa passato a miglior vita solo l'anno scorso.

Ansiosi di mare ci lanciamo giù per un ripido sentiero che ci porta su una spiaggetta a picco sotto il paese, tra villette casolari e un santuario dedicato a qualche santa madonna dal portone severamente sprangato a simboleggiare l'apertura della chiesa verso i viandanti sperduti e i pellegrini bisognosi. Almeno la spiaggietta ci accoglie, e un piccolo pontile si improvvisa nido dove godere abbracciati del sole caldo coraggiosamente intingendo la punta del piede nell'acqua decisamente invernale.

Proseguiamo la nostra giornata visitando la piccola e vicina Porto Azzurro, forse oggi maggiore centro turistico della zona ma certamente ieri mero insieme di pochi vicoli all'ombra di una fortezza oggi sede del penitenziario dell'isola. Girare il centro del paesello è questione di pochi minuti, più interessante il sentiero ben tracciato e comodo che ci porta sulla scarpata tra la fortezza e il mare, sugli scogli vicini e su una spiaggetta barbarossa ammobiliata con un traliccio di molicciolo unica attrazione esteticamente affascinante.

Il rientro, dopo aver perso per lo stupore di trovarlo li un inatteso traghetto proprio a Porto Azzurro, ci ha costretto a una corsa a singhiozzo per la Toscana grazie a Trenitalia, la quale mai cessa di meravigliarmi e generare in me stupore, che ci ha messo a disposizione tra Piombino Marittina e Campiglia Marittima uno scapicollato autobus da formula uno per recapitarci in anticipo a un treno soppresso, quindi destinati a attendere un paio d'ore come fessi in una sala d'attesa vicino a un termosifone tra ragazze che chiamavano ragazzi per sfogare una rabbia impotente e curve gaussiane uscite da libri di economia quasi per dispetto che riempivano l'aria.