Pioggia
Fuori, pioggia, dentro, la penombra
C'è una finestra che separa il mondo fuori dal mondo dentro, fuori la pioggia, dentro la penombra. Fuori la pioggia delimita spazi di respiro dove pulcini bagnati sperano di tornare essere umani, dentro le ombre di una lampadina troppo calda cancellano la luce soffusa che attraverso il vetro fa penetrare l'umido nella stanza, lento, come una foschia invisibile un fantasma che pervade l'aria. Fuori, piove. Fuori, l'acqua picchietta con un rito infinito di gocce che terminano la loro corsa dal cielo alla terra, destinate a trasformare terra in fango, finite a scolare giù per una grondaia rossa come tante altre, a cinque piani da terra, un ultimo volo fino a terra, guidato.
La città, fuori, sfuma nell'aria mescolata a acqua, aria che sale mentre l'acqua scende, i palazzi, familiari, nascosti dalle gocce, fuori il mondo cambia aspetto, per poco, ma già abbastanza da far sognare Londre autunnali o nebbie nordiche premonizioni di un inverno alle porte, ormai. E piove, fuori, le ombre scappano mentre il pomeriggio si allunga nella sera e la luce degrada dal grigio chiaro al grigio scuro, fine di una giornata da ombre che delimitano spazi, dentro, e pioggia che cancella spazi, fuori. Fine di una domenica troppo grigia per essere triste, dove la speranza è stata spenta sul nascere da un raggio di sole soffocato verso pranzo, e la pioggia, fuori, continua a lavare tetti peccati e peccatori, tetti incoscenti che sfidano il cielo incuranti del massacro di inconsapevoli gocce di pioggia, peccati consumati con una siringa all'ombra proiettata da un lampione, peccatori che adempiono al loro ruolo sociale per permettere la giustificazione delle azioni di qualcun'altro.
Fuori piove, continua, batte, scroscia, scorre, bagna. Dentro, asciutte, le ombre immote non cambiano, artificiali, immobili. Il tempo scorre, misurato dal ticchettio naturale dell'orologio della pioggia, batte le ore e anche i secondi, batte continuamente con la magia della piccola goccia che inzuppa una città dai suoi tetti alle sue strade, portando il grigio per una volta almeno dal cielo alla città invece che dal basso degli scappamenti in alto fino all'azzuro del cielo. Questa è una di quelle giornate che non si sente la mancanza del cielo, del respiro, perchè il cielo è qui, a contatto con la terra, ci ha inondato scegliendo una sonnolenta domenica di settembre.