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Sveglia presto, oggi, per vedere l'alba sfruttando il
particolare orientamento di questo motu che ci permette di godere sia di alba che di tramonto facendo solo pochi passi. Peccato che alle 5,40 sia troppo tardi (qui, infatti, siamo più a est delle Isole della Società) e ce la perdiamo, benché sia comunque romantico sedersi in riva all'oceano ad osservare il sole che spunta da dietro le nuvole.
Torniamo indietro e ci rechiamo al molo ad attendere il taxi boat per Tiputa, il paesino dall'altra parte del Tiputa Pass e capitale amministrativa di tutte le Tuamotu. Sul molo un gruppetto di donne pescano, al ritmo della musica hip-hop, lanciando lunghissime lenze nella laguna e proteggendosi il capo dal sole con delle magliette arrotolate. Passeranno qui il grosso della mattinata, prima di aver pescato abbastanza pesce per le loro famiglie e tornare a casa con il bottino. Quando una lenza tira, svelte la recuperano con vigorose bracciate e tramortiscono il pesce, di solito bello grosso, che tirano fuori dall'acqua.
Tiputa è un paesotto composto di una cinquantina di case, sonnolento e tranquillissimo. C'è l'ufficio postale e l'edificio amministrativo, ci sono due negozietti mediamente forniti e ben due strade parallele, deserte. La poca gente non mostra nessuna fretta di andare da alcuna parte. Come se ci fosse qual che parte dove andare.
Seguiamo la strada fino alla fine dell'asfalto e poi oltre, lungo una pista di corallo e terra che si snoda lungo il lato oceanico dell'atollo, immersa in uno dei panorami più affascinanti che ci siano, grazie alla bassa marea, dove l'oceano blu e bianco di schiuma si frange contro il corallo rosso davanti a un letto quasi asciutto di lava rugosa, corrosa dall'infinito ritirarsi della marea e ricoperta di tantissime minuscole conchigliette che camminano alla ricerca dell'acqua scricchiolando sotto i nostri piedi, impossibili da evitare visto quante sono.
Camminiamo ogni tanto abbandonando la strada, dove il terreno è più compatto, immersi nel suono delle onde oceaniche cinquanta metri più in là e nei colori: blu, bianco, rosso, ocra. La strada prosegue a perdita d'occhio e noi con lei. Le case sono sempre più rare e invisibili fino a che non spariscono del tutto lasciandoci soli, con le palme e l'acqua. Resta il motu che stiamo percorrendo: a sinistra l'oceano, a destra 150 metri più in là, la laguna. La vegetazione è sempre più rara, bassa e selvatica: solo sporadici boschetti di palme da cocco sopravvivono su questo terreno sempre meno trattato e fertile.
Facciamo una sosta per riposarci sul bordo della laguna all'ombra di un raro e basso alberello cespuglioso. Il sole picchia e scalda, nuotare è difficile perché tutta la battigia è un letto di lava corrugata e dolorosa. Ci troviamo in mezzo al paradiso, da soli senza anima viva a perdita d'occhio. Forse, in lon tananza in mezzo a delle palme, una casa immobile.
Stupidamente decidiamo di tornare sui nostri passi troppo presto proprio nelle ore centrali della giornata e abbiamo così modo di provare sulla nostra pelle le impietose martellate di questo sole tropicale che ti colpisce quasi facendoti barcollare: parecchie soste nei boschetti di palme, dove l'aria è fresca e l'ombra un sollievo, sono necessari per riuscire a tornare a Tiputa. Anche se cerchiamo di coprire la pelle il problema non sono le scottature, ma proprio il calore che il sole ti trasmette: l'aria infatti, sottovento sul lato oceanico, è fresca, ma non basta per compensare la quantità di infrarossi del sole.
Al rietro, dopo aver attraversato un Tiputa deserto e sonolento, ci tuffiamo per un bagno rinfrescante e ristoratore sulla spiaggia del KiaOra. Che favola.
Peccato non poterci fare subito una doccia, questa sera, visto che alla nostra pensione è finita l'acqua. Dobbiamo attendere che pompino acqua dai depositi interrati nelle cisterne in superficie. E dire che il vicino sta lavando la macchina con la pompa... Ma non è l'unica sorpresa della serata: l'ultima, e decisamente più "colorita" e inaspettata è la cena: a base di aragosta al gratin, con tanto di annegamento nella besciamella... Va bene che qui sono francesi, ma forse questo è un "cicinin" esagerato!
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