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Buongiorno miei 5 lettori! Anche oggi è il 21 settembre, come ieri, miracolosi poteri dell'attraversamento della linea di cambio data.
E' domenica, ma questo pomeriggio partiamo per Maupiti quindi non c'è altra scelta che girare oggi Papeete benché tutto sia chiuso, o quasi, e non ci sia molta gente in giro. Facciamo il giro dei mercati: quello moderno (supermercato Champion) e quello tradizionale, dove vendono pesce e le collane di fiori. Il mix raziale tra europei, asiatici e polinesiani continua ad essere ricco e vivace, e le collane di fiori non sono un vezzo da turisti ma un ornamento quotidiano delle donne locali.
Il sole sorge prima delle sei e dalle otto inizia a picchiare come si deve, l'aria resta fresca ma i raggi bruciano la pelle mentre giriamo per le vie di Papeete fino al porto commerciale o mentre risaliamo una collina dietro al quartiere delle missioni tra le casette piccole e semplici dei locali. La gente è cordiale e il saluto va di moda con il sorriso sulle labbra. Noi facciamo un po' di spesa e poi prendiamo il "truck", o bus di legno in stile coloniale, per l'aeroporto, dove passiamo attraverso tutte delle procedure di check-in e controlli particolarmente semplificate e celeri, quasi umane dopo le estenuanti pratiche che rasentano l'assurdo degli aeroporti americani ed europei.
Al gate, le hostess scrivono su delle lavagnette col pennarello i numeri dei voli che mano a mano si imbarcano. Noi saliamo all'ora giusta su un ATR-42, il "grosso" della flotta Air Tahiti, turboelica di piccolo taglio (40 posti scarsi) senza nemmeno i posti assegnati. Il volo è breve, e con uno scalo intermedoi a Raiatea, ci servono succo d'ananas e la hostess è inguantata in un vestito verde tubolare a fiori molto sgargianti.
Destinazione: Maupiti! L'isola più lontana di tutte quelle della società e pure quella più piccolina, meno di 10km di diametro, composta di un graziosa piccola montagnetta al centro dove sorge un villaggio e degli splendidi motu (isolotti) tutto intorno, vicino alla barriera corallina. Ci viene a prendere all'arrivo il proprietario della pension Marau, un indigeno che ha avuto qualche contatto di troppo con lgi europei, evidentemente, visto che trasuda maniere un po' troppo da albergatore che ti vuole fregare, assieme alla moglie, una taciturna locale, e la figlioletta una bellissima ragazzina di un paio d'anni che zompetta allegra e poi si stende sul retro del Land Rover mentre ci dirigiamo, sulla strada di corallo, fino alla pensione.
In realtà prima di partire dobbiamo attendere che l'aereo decolli, infatti la strada passa proprio dietro l'aeroporto e ci tocca attraversare con la Land Rover la pista, il tutto molto alla buona come anche l'aeroporto, composto di una capannetta aperta su tre lati fatta di palme e un gabbiotto con il lucchetto. La pensione consiste in una serie di bungalow molto spartani a dieci metri dalla spiaggia lato oceano, quindi battuti costantemente da un vento fresco (e umido) che contrasta il caldo del giorno e porta una gradevolissima temperatura per la notte. La sistemazione è fin troppo spartana per il prezzo (un letto, un comodino, stop) ma il bagno è nel bungalow, e la luce elettrica non manca grazie ai pannelli solari. Almeno c'è la zanzariera sul letto.
Il proprietario, come già accennato, è un tipo di cui non fidarsi troppo, un po' sbruffone, sui 35 anni, e molto tatuato. Adora il kite-surfing ed è il motivo per cui ha una pensione: così la moglie può gestirla e lui uscire sull'oceano tutti i giorni a praticare il suo sport. Ah, cucina pure la sera, lui, ma il risultato è discutibile anche se non proprio da buttare via.
Approfittiamo della poca luce rimasta oggi per fare il giro del lato oceano del motu dove ci troviamo, la barriera corallina dove si frangono le onde oceaniche è a distante una ventina di metri dalla spiaggia corallina, separata da un braccetto di acqua poco profonda e piena di corallo, l'acqua è tranquilla e fresca oltre che cristallina, ma non facciamo un bagno molto lungo, è solo la nostra prima sera "fuori" da che siamo partiti.
La cena è a base di pesce spada, di primo e di secondo, insaporito da salse varie di soia e, come dolce, crepes alla marmellata e al cioccolato. Il tavolo da pranzo, all'aperto, è una ottima occasione per continuare a fare due passi sulla spiaggia sotto un buio totale e una stellata meravigliosa. Intorno a noi il rumore e l'odore del mare.
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