(Parigi) in treno (2)
ritorno
Carichi di bagagli attraversiamo per l'ultima volta i boulevard e i quai di Parigi, ci lasciamo alle spalle le belle case alte con i tetti che non finiscono mai, sfiliamo per piazza de la Republique, per la Bastille, ci lasciamo alla nostra destra tutta la Parigi dei turisti superando un significativo cartello “fin de zone turistique”, costeggiamo un canale della Senna e giungiamo infine davanti alla monumentale Gare de Lyon dove ci aspetta una massa di gente che assapora la disorganizzazione delle SNCF - FFSS francofone - con un migliaio di passeggeri in attesa che vengano resi disponibili i numeri di binari per i treni destinati all'estero. Viaggiatori e turisti che rientrano da qualche giorno nella capitale, valigiomuniti e paninoforniti per il lungo viaggio.
Potete immaginarvi il coacervo di arti in movimento solo apparente, le spinte e le sgomitate, le bestemmie multilingue e qualche occasionale cazzotto gratuito della folla nel momento in cui i treni sono annunciati, simultaneamentee con partenza entro pochi minuti. Scavalcare code di trolley, fare la cavallina sopra bambinetti disorientati, trascinati da genitori o parenti, scavalcare basiti esemplari di genere misto senza discriminazione per età, colore o appartenenza culturale.
Come un terreno brulicante di insetti, tutto il piazzale di sposta lentamente e caoticamente sulle piattaforme riuscendo, non si sa bene come, a non far precipitare nessuno sui binari. Sotto gli occhi un po' svogliati e un po' schifati dei controllori SNCF, la gente forma capannelli intorno alle porte dei vagoni, mucchietti accalcati sui predellini con braccia a gru che sollevano borse e borsoni, tutto intorno altra gente ancora alla ricerca della propria carrozza che cerca di aggirare l'intoppo senza precipitare giù dalla piattaforma.
Magicamente e in tempo, gli agglomerati si sciolgono, le valige sono caricate, le nonne sollevate, i bimbi trascinati, i cani scaraventati, e i sospiri tirati mentre le porte scorrono fino al sonoro clac con cui sanciscono definitivamente la separazione da Parigi. Il treno inizia lentamente a muoversi.
Altra storia, poi, le contorsioni necessarie per stipare tutte le borse e valige negli appositi scomparti, zainetti e borselli con le giacche sopra la testa, pronti a cadere addosso, oppure incastrati sotto al sedile. Alla fine arriva il momento tanto agognato in cui, finalmente, ci si riesce a sedere e ad estrarre pane e salame, provvedendo a riempire la pancia in vista del lungo viaggio a 300 all'ora per la campagna francese fino al Frejus e da lì, poi, ai 100 all'ora, a destinazione.
Buon viaggio, e tenete i biglietti a portata di mano.