Vengo dal Texas
povero me
In realtà i lunghi voli transoceanici mi piacciono. Certo lo spazio è poco, si rimane costretti in un angusto cubo delimitato dal sedile rigorosamente reclinato di quello davanti, la pancia di quello di fianco e il finestrino dall'altra parte sperando di non incappare nella debordante compagnia di un qualche obesone all'americana che mollemente invade anche il nostro sedile evidentemente impossibilitato a contenersi interamente nello spazio per lui vastamente insufficente. Chi si è ritrovato in simili anguste circostanze, magari con il viso spalmato sul finestrino per sfuggire all'ingonbrante vicino sa largamente di cosa parlo, ma c'è ovviamente di peggio: la signora chiacchierona che presa da un vigoroso raptus di simpatia globale decide di accasare in contumacia una delle sue sei figlie con lo sfortunato vicino di sedile, e sicuramente in dieci ore di volo c'è tempo a sufficenza per portare allo sfinimento le difese di qualsiasi malcapitato. Insomma, dopo qualche su e giù sull'oceano passa la voglia di chiacchierare con il prossimo e resta il desiderio di riposare il più possibile per assorbire l'urto del fuso orario e della stanchezza inevitabile postuma.
Ma, dicevo, questo tipo di viaggi mi piace perchè ti danno fugacemente la sensazione di sconfiggere lo scorrere del tempo. Viaggiando in una direzione si ferma il susseguirsi delle ore ritrovandosi immersi in una giornata più o meno costante dove il pomeriggio si allunga oltre ogni remoto desiderio di chi non ha mai abbastanza tempo per fare alcunchè; viaggiando, invece, nell'altra direzione il tempo si contrae spingendoci in fretta verso una notte troppo corta, forse, ma che accelera la sensazione di tornare a casa più rapidamente.
Infine, mi sovviene il pensiero molto illuminato di una simpatico signore anziano con cui ho chiacchierato prima di salire su questo ennesimo aereo:
"(Texas is a good place to come from" (il Texas è un buon posto da cui provenire, non in cui vivere).