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	<title>Willy's blogs</title>
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	<modified>2012-05-19T21:26:47Z</modified>
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		<name>Willy Gardiol</name>
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	<copyright>Copyright 2012, Willy Gardiol</copyright>
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		<title>Nanchino (2) - </title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<br /> Passiamo la notte tranquilli e Noé non arriva. Invece, ci<br /> svegliamo con un cielo discreto: tanta foschia ma poche<br /> nuvole, per cui, benché il sole<br /> sia ancora invisibile, almeno possiamo continuare il nostro<br /> giro di Nanchino dirigendoci verso la collina, dove ci sono<br /> le principali<br /> attrazioni della città. Lungo la strada lavori<br /> in corso, palazzi in costruzione e qualche rovina<br /> di palazzi imperiali con quanto resta delle imponenti e<br /> massicce mura. Poca roba, in realtà.<br /><br /> Un po' meglio quando arriviamo sulla collina, che raggiungiamo prendendo un taxi  - a piedi non è<br /> raggiungibile - proseguendo con una passeggiata fino all'osservatorio astronomico,<br /> oggi museo di macchinari astronomici e tecniche di<br /> osservazione, in cima alla<br /> collina lungo una piacevole stradina acciottolata... Il<br /> museo di per sè non è nulla di che, ma il panorama tra la<br /> foschia che avvolge Nanchino<br /> rende comunque l'idea del panorama urbano di queste<br /> cittadone cinesi.<br /><br /> Un po' perplessi, ci rendiamo presto conto che la nostra<br /> guida (la Lonely Planet Cina, edizione 2007) non solo è<br /> poco aggiornata ma decisamente<br /> vecchia e sbagliata. Tutta la collina infatti è stata<br /> trasformata in un unico enorme parco che si raggiunge con un<br /> paio di autobus (il n.12<br /> fino all'acquario e poi un altro mezzo che prosegua lungo la<br /> strada verso nord) e tut te le attrazioni sono oggi<br /> accessibili con un solo<br /> biglietto (65RMB, circa 6,5 euro) da un paio di ingresso<br /> principali. All'interno, una serie di vialoni e sentierini<br /> ben tracciati e molto<br /> curati collegano: il tempio Linggu, il santuario di Sun<br /> Yat-Sen, la pagoda di Linggu, un famoso ristorante, un<br /> padiglione di souvenir,<br /> un anfiteatro all'aperto e un'altra manciata di edifici che,<br /> per mancanza di tempo, non possiamo visitare.<br /><br /> Sun Yat-Sen è un famoso (?) cinese, quasi un padre della<br /> patria, del periodo in cui la Repubblica Cinese era agli<br /> albori e Nanchino ne faceva<br /> la parte del leone. Yat-Sen ha gettato le fondamenta per un<br /> sacco di principi base dello sviluppo economico/industriale<br /> del paese, incluso ad<br /> esempio il principio per cui le industrie di interesse<br /> generale devono essere statali e le altre private, o che le<br /> città si devono sviluppare<br /> al ritmo di enormi palazzoni-grattacielo pieni di<br /> appartamenti per tutti i cinesi. E ce ne vanno tanti, vi<br /> assicuro, di appartamenti, per TUTTI<br /> i cinesi. Così si può visitare il memoriale di Sun<br /> Yat-Sen con le sue idee migliori, la sua tomba, il suo<br /> immenso mausoleo con una lunghissima ripida scalinata<br /> per raggiungerlo, grandioso nelle proporzioni e nella<br /> prospettiva, con lo scorcio aperto sul fianco della collina<br /> fino su tutta la città<br /> ai suoi piedi.<br /><br /> La seconda attrazione del parco è il tempio di Linggu,<br /> buddista come tutti gli altri, oggi ricostruito ma<br /> fedelmente a quello antico famoso<br /> per non si sa bene cosa ( troppo cinese, troppo poco inglese)<br /> gradevole nei suoi cortili con le statue dei vari buddha,<br /> l'incenso che<br /> brucia e fuma, e l'immancabile pagoda (tutta in cemento<br /> nonostante il look molto tradizionale) dalla cui cima vi<br /> gode di una bella<br /> vista sulla città, nonostante la foschia.<br /><br /> Non sono i pochi sprazzi di pioggia a farci tornare in<br /> città, ancora in autobus per i soliti 10cent di biglietto,<br /> ma il tempo che<br /> scarseggia. Il nostro treno per Ychang (porta delle tre Gole<br /> sullo Yangtse) parte infatti alle 20.00 ed è il caso di<br /> arrivare con un po'<br /> di anticipo. In ogni caso ci sta ancora un giretto in<br /> città e approfittiamo del bus che ci scarica di fronte al<br /> palazzo Presidenziale di<br /> Nanchino, ex palazzo imperiale, sede del governo della<br /> repubblica cinese prima della rivoluzione culturale. Oggi<br /> è possibile visitare gli<br /> uffici di Chiang Kai-Shek, ultimo presidente famoso per aver<br /> resistito ai giapponesi (con tattiche devastanti per il<br /> popoplo cinese, come<br /> allagare le pianure facendo morire milioni di cinesi per<br /> formare l'avanzata giapponese) e poi rimosso, combattuto e<br /> infine sconfitto<br /> dal CPC (partito comunista cinese). Qui tutto è rimasto<br /> come all'ora, arredi compresi. Più interessanti i giardini<br /> intorno, curati e<br /> gradevoli, e il rifugio anti-aereo.<br /><br /> Una volta individuate la fermata, approfittiamo della moderna metropolitana per tornare in<br /> ostello, prendere i bagagli lasciati in deposito e arrivare<br /> con buon margine<br /> in stazione, abbastanza da passare i controlli di sicurezza<br /> e fare un po' di compere alimentari e una veloce cena in<br /> sala d'aspetto: stiamo<br /> per imbarcarci su un treno per ventidue ore, da Nanchino a<br /> Ychang passando per Zhengzhou secondo la filosofia dei treni<br /> cinesi che<br /> percorrono tragitti lunghisimi pur di collegare il maggior<br /> numero di stazioni possibili tra loro. Questo giro abbiamo<br /> trovato posto<br /> a sedere, hard seat. Siamo al tempo stesso emozionati per<br /> l'occasione di vedere tanta cina continentale dal finestrino<br /> e agitati, per<br /> via della notte mezza in bianco che ci aspetta e<br /> l'affollamento che già pregustiamo nella calca ressosa<br /> della sala d'aspetto prima dell'apertura<br /> delle porte.<br /><br /> Maggiori dettagli nella prossima puntata!<br />]]></content>
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		<issued>2009-08-11T00:00:00Z</issued>
		<modified>2009-08-11T00:00:00Z</modified>
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		<title>Nanchino - </title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<br />Il nostro ultimo risveglio a Shanghai passa tra il checkout<br /> dall'ostello e la<br /> stazione dei treni dove troviamo due posti "standing" sul<br /> primo treno per<br /> Nanchino (Nanjing). Che cosa significhi sarà più chiaro<br /> dopo la puntata del blog dedicata ai<br /> treni veri e propri, che arriverà presto. Per il momento<br /> accontentatevi di<br /> sapere che per un viaggio di poco meno di quattro ore<br /> viaggiare senza posto<br /> a sedere non solo è normale ma nemmeno molto scomodo.<br /><br /> Lungo il tragitto da Shanghai a Nanchino all'improvviso il<br /> panorama inizia a<br /> mutare, il piattume senza sosta grigio e gonfio d'acqua<br /> lascia il posto a<br /> moderate colline e avanzi di insediamenti industriali.<br /> Benché il tempo resti comunque<br /> coperto ci illudiamo dati gli sprazi di azzurro lungo la<br /> via. Durerà comunque poco<br /> perché saremo costretti a concludere i nostri giri il pomeriggio presto<br /> causa diluvio universale<br /> al quale i cinesi paiono non fare caso: tirano su le<br /> mantelle sulle bici e aprendo gli<br /> ombrelli continuano a camminare lungo strade che diventano<br /> fiumi in piena e incroci<br /> dove occorre guadare le pozze a terra più che le auto. Non pare che il<br /> "bagnato" sconvolga troppo i locali così come il "meteo", che li lascia del tutto indifferenti.<br /><br /> Beh, come al solito la stazione è un po' fuori mano<br /> rispetto al centro ma, avendo selezionato sul tecnolo gico cellulare-gps  <br /> l'ostello Fuzimiao come nostra destinazione, ci fidiamo delle<br /> indicazioni trovate a Shanghai e<br /> prendiamo l'autobus n.1 che ci lascia a poca distanza,<br /> percorsa rapidamente con i nostri fidati<br /> trolley. L'ostello si rivela gradevole anche se un<br /> po' muffito e poco internazionale. Il personale infatti non<br /> spiccica quasi una parola di inglese, gli ospiti sono per la maggior parte cinesi o giù di lì, per fortuna i gesti e la guida ci<br /> sono d'aiuto anche questa volta.<br /><br /> Nanchino si presenta con un intero pomeriggio a<br /> disposizione e, benché il<br /> tempo non prometta nulla di buono, usciamo fiduciosi incrociando<br /> tutte le dita. Per un po' tutto bene, visitiamo<br /> l'area pedonale Fuzimiao piena di gente, bancarelle,<br /> negozietti, colori e allegria, compreso il museo<br /> dell'antica sede della scuola degli amministratori di<br /> palazzo dove ci facciamo un po' di risate con le<br /> traduzioni in inglese molto, come dire, fantasiose.<br /><br /> Nanchino è una vivace città, poco più grossa di<br /> Suzhou, e poco conserva del periodo in cui fu capitale<br /> dell'impero, ma l'atmosfera è più "normale" rispetto a<br /> Shanghai, diciamo senza pretese di grandiosità, i<br /> palazzi più semplici se pur come al solito altissimi,<br /> l'aria complessiva è più sporca e caotica, ma basta<br /> girare un po' per rendersi conto che è al tempo stesso più<br /> tranquilla e vivibile della grande sorella poco<br /> lontana.<br /><br /> Girovagando senza meta per il centro ci imbattiamo<br /> nientepopodimeno che in Wal-Mart, che scopriremo essere<br /> il fratello cinese del colosso americano, presente in quasi<br /> tutte le città di almeno 4 milioni di abitanti.<br /> Forse è una punizione per esserci lasciati andare allo<br /> shopping in un tale paradiso capitalista (in ogni caso<br /> i prodotti sono tutti cinesi e pure lo stile è<br /> propriamente cinese, forse pure la qualità), ma quando ne<br /> riemergiamo ci troviamo nel mezzo di un temporale monsonico<br /> (che ainoi durerà tutto il resto della giornata) che<br /> ci costringe a immergerci nel centro commerciale successivo,<br /> l'unica libreria della città, enorme, distribuita su cinque piani con tanto di<br /> sezione calligrafica e audio libri in ingua inglese. All'uscita, però,<br /> solleviamo bandiera bianca e, dopo dure lotte contro i troppi locali, ci impadroniamo di un economico taxi<br /> per rientrare al Fuzimiao (15? stanza doppia con aria<br /> condizionata, bagno e doccia, ma senza finestra) sotto gli<br /> scrosci<br /> di pioggia battente.<br /><br /> Incredibilmente l'ostello ancora galleggia, anzi resiste con<br /> poche perdite interne: attendiamo l'arrivo di Noé<br /> dopo una buona notte di sonno.]]></content>
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		<issued>2009-08-10T00:00:00Z</issued>
		<modified>2009-08-10T00:00:00Z</modified>
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		<title>Suzhou - </title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<br />Suzhou (pronuncia; "suzòu") è una "piccola" cittadina,<br /> almeno<br /> in senso cinese del termine, a un paio d'ore di treno da<br /> Shanghai, famosa per i<br /> numerosi giardini ben conservati da visitare. Evitate però di recarvi - come invece abbiamo fatto noi -<br /> a Suzhou di domenica, giornata in<br /> cui pare tutti i<br /> cinesi decidano di svagarsi nel verde. Oddio, c'è da<br /> dire che la<br /> Cina è comunque affollata in ogni momento e che fiumi di<br /> persone sono la<br /> norma presso qualsiasi attrazione, quindi forse non cambia poi molto se<br /> non i treni super-affollati. Ma anche questi, forse, sono la<br /> norma.<br /><br /> In ogni caso ci rechiamo alla stazione del treno di<br /> Shanghai, a poche<br /> fermate di metro dal nostro ostello, dove ci perdiamo (oops,<br /> usciamo dalla<br /> metro dal lato sbagliato!) prima di trovare la biglietteria,<br /> che in Cina è - retaggio comunista - <br /> all'esterno della stazione. Sarà l'unica volta del nostro intero<br /> viaggio in cui<br /> troveremo uno sportello dedicato agli stranieri dove, almeno apparentemente, il personale parla<br /> inglese. Che<br /> inglese, viene da dire, ma almeno è qualcosa! Non mi<br /> dilungherò oltre su  <br /> treni e stazioni in questa sede - ci sarà una puntata speciale del blog dedicata alle<br /> ferrovie<br /> cinesi - per cui passiamo subito al nostro arrivo a<br /> Suzhou.<br /><br /> Suzhou è una gradevole cittadina di 4 milioni di abitanti<br /> (un paesello,<br /> dopo Shanghai) pigramente adagiata intorno a una serie di<br /> canali<br /> placidi e, se non fosse per il brutto tempo che continua ad<br /> imperversare<br /> con uno spesso strato di nuvoloni, ci apparirebbe<br /> sicuramente<br /> ancora più graziosia. Attraversiamo rapidamente a piedi i<br /> sobborghi tra la<br /> stazione ferroviaria e l'area dei templi e dei giardini<br /> più famosi: la<br /> pagoda del tempio nord, la nostra prima pagoda, e il<br /> giardino<br /> dell'amministratore umile, probabilmente il più grandioso<br /> giardino di<br /> tutta l'area, oltre al museo di Suzouh dove però non<br /> ci fermiamo. Il<br /> giardino dell'amministratore umile è sicuramente il più<br /> bello, con i suoi<br /> vialetti ben curati che di snodano attraverso laghetti e<br /> canali pieni di<br /> carpe enormi e ben pasciute, costruzioni artificiali in<br /> pietra che formano<br /> collinette e montagne, il tutto piacevolmente ombreggiato<br /> sotto grandi<br /> alberi secolari e colorato da fiori di loto che ondeggiano sul pelo<br /> dell'acqua. La<br /> grazia di questi giardini sta nelle varie zone <br /> adattate ai diversi periodi dell'anno, così che i<br /> visitatori ne<br /> possano sempre essere ammaliati. Oggi, pultroppo, la fiumana<br /> di visitatori > riduce un po' il fascino di questio giardini una volta<br /> luogo di riposo di pochi eletti, tuttavia la stravaganza<br /> delle<br /> ambientazioni (navi in pietra al centro dei laghetti?) e gli<br /> arredamenti<br /> dei vari padiglioni sullo stile delle millenarie dinastie sono tali da farci trascorrere<br /> diverse ore a passeggio approfittando del fresco.<br /><br /> Ci godiamo anche la vista sulla cità dalla cima della<br /> pagoda del tempio<br /> Nord. Benché ci siano "skyline" più avvincenti, Suzhou<br /> ci colpisce per la<br /> sua semplicià e l'aria da paesino di cintura (4 milioni di abitanti) rispetto a<br /> Proseguiamo la passeggiata girovagando per i canali,<br /> tranquilli specchi<br /> d'acqua scura circondati da casette e attraversati da<br /> ponticelli.<br /><br />Tra un canale a l'altro ci<br /> concediamo un paio di strani succhi a base di soia, latte,<br /> guinoa, fagioli dolci e poi via, in cammino verso il giardino del "Master of Nets", famoso per<br /> essere il più piccolo di tutti i giardini di Suzhou. Nel<br /> labirinto dei<br /> suoi cortili, piccoli e affastellati, si alternano ancora<br /> laghetti,<br /> padiglioni arredati e piccole montagne artificiali, così<br /> confermando la<br /> sua fama di giardino minimo comunque non privo degli<br /> elementi<br /> architettonici o artistico-giardinieri tipici dei "parenti"<br /> maggiori.<br /><br /> Ultima tappa, prima del rientro, prendiamo un taxi per<br /> raggiungere la<br /> cittadina storica di Tongli, a 15km circa verso sud (costo,<br /> da Suzhou,<br /> circa 10euro in taxi), vecchio villaggio di pescatori e contadini<br /> interamente ristrutturato e accessibile ai turisti occidentali solo nelle ore diurne. E' quindi possibile<br /> vagare in questo dedalo di viuzze e canali, tra<br /> residenze<br /> storiche, musei del'arte locale e negozietti. Mentre ai<br /> turisti è vietato<br /> rimanere oltre le cinque, i locali ancora ci vivono, donando<br /> al posto<br /> un'aura di quasi autenticità piuttosto rara in Cina.<br /> Ovviamente arriviamo<br /> un po' tardi, così non solo inizia a piovigginare ma<br /> dobbiamo pure<br /> affrettarci per visitare le varie attrazioni comprese nel biglietto di ingresso, tra cui<br />la casa<br /> di una ricca<br /> famiglia dove è possibile rivivere almeno in parte la quotidianità di un tempo.<br /> Le stanze padronali, le stanze per<br /> gli ospiti,<br /> gli ambienti della servitù, e così via. In Cina, le<br /> residenze si<br /> sviluppano attorno a cortili aperti, le "stanze" sono<br /> padiglioni<br /> rettangolari costruiti intorno a cortili quadrati, composti<br /> da grandi<br /> pareti in vetri e spioventi tetti arcuati, molto<br /> caratteristici.<br /><br /> Sulla strada del ritorno troviamo un bus diretto alla<br /> stazione di Suzhou,<br /> così risparmiamo il pur economico taxi spendendo solo 20<br /> centesimi di<br /> biglietto e, sul bus, facciamo amicizia con una giovane<br /> coppia di italiani,<br /> anche loro in vacanza, ma appoggiati a una serie di<br /> conoscenze locali che<br /> gli fanno da guida. Facile, però, è un po' come<br /> barare....<br /><br /> Al rientro, treno affollato come e peggio dell'andata. Ci<br /> chiudiamo in<br /> ostello a far fumare i piedi e asciugare tutto il resto:<br /> domani si parte<br /> alla volta di Nanchino, e ancora non siamo riusciti a<br /> mettere in quadro i<br /> giorni successivi. Di sicuro sappiamo solo che vogliamo fare<br /> la crociera<br /> lungo il fiume Yangtse, le famose tre Gole, ma non sappiamo<br /> ne se c'è<br /> disponibilità, né orari, tempi, nulla. Chiedere<br /> all'ostello si è rivelato<br /> inutile, tra attese, telefonate e perdite di tempo abbiamo<br /> solo rimediato<br /> computer guasti e black-out elettrico. Intanto il piano è<br /> di andare a<br /> Nanchino, stare una notte e trovare un biglietto del treno<br /> per Ychang,<br /> quando poi arriveremo lì vedremo il da farsi.<br />]]></content>
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		<modified>2009-08-09T00:00:00Z</modified>
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		<title>Shanghai - </title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<br /> Cina, prima destinazione Shanghai.<br /> Solita partenza verso Est con Lufthansa, volo per<br /> Francoforte in serata e<br /> intercontinentale notturno a rincorrere l'alba. La solita<br /> precisione e<br /> attenzione di Lufthansa ci fa atterrare piacevolmente<br /> puntuali e<br /> impazienti all'aeroporto internazionale Pudong di Shanghai<br /> da cui ci<br /> allontaniamo sull'incredibile Maglev, il treno a levitazione<br /> magnetica che<br /> raggiunge i 430km/h sul tragitto aeroporto-città.<br /><br /> Che dire di Shanghai? dell'impatto con la Cina? La metropolitana è<br /> modernissima, pulitissima e tirata a lucido, così il vero<br /> impatto ci è<br /> risparmiato fino alla stazione del nostro ostello, che<br /> localiziamo grazie<br /> all'aiuto di un paio di gentili passanti. Provate voi,<br /> infatti, a<br /> orientarvi dopo essere emersi dalla metropolitana in una<br /> città dove tutto<br /> è scritto in caratteri cinesi.... in quale direzione<br /> dirigersi, quindi? Di<br /> qui o di la? Boh? Dilemma presto risolto, dopo aver provato<br /> tutti e<br /> quattro gli angoli dell'incrocio localiziamo l'ostello e<br /> facciamo il<br /> checkin. Non male, pulito, atmosfera accogliente e<br /> simpatica sistemazione - persino gli<br /> ombrelli gratis! del resto necessari visto il tempo<br /> perennemente da arca<br /> di Noè che ci attende per i pochi giorni del nostro<br /> soggiorno in questa<br /> città.<br /><br /> Il cielo, plumbeo, e la pioggia, che alterna<br /> sgrulloni di<br /> prima qualità a pioggerella (o forse<br /> solamente umidità<br /> eccessiva) ci accompagna imperterrita salvo qualche rara schiarita, ma<br /> daltronde siamo in stagione di monsoni per cui poco di cui<br /> stupirsi.<br /> L'umido è incredibilmente opprimente e quasi rende<br /> difficile respirare,<br /> sulle prime. Poco male, ci si rifugia nei centro<br /> commerciali, nella metro<br /> e si accende l'aria condizionata in ostello la notte. Tutto<br /> sommato, per<br /> qualche giorno, sopravviviamo anche se ci passa la fame,<br /> dall'umido.<br /><br /> Shanghai è stupefacente. Nella sua verticalità: non solo<br /> dei grattacieli<br /> del centro ma nei grattacieli-condimini che qui in Cina<br /> stanno spopolando:<br /> alte torri di trenta, cinquanta piani di appartamenti<br /> modernissimi,<br /> costruite o in costruzione, per dare un senso ai 17 milioni<br /> di abitanti di<br /> questa megalopoli che solo in cina non è troppo affollata.<br /> Suddividiamo la<br /> nostra visita su due giornate e per non perdere tempo ci<br /> mettiamo a girare<br /> la sera stessa del nostro arrivo. Fa da padrona Nanjing<br /> Road, la<br /> principale arteria del commercio e dei più lussuosi mall<br /> di Shanghai, fino<br /> al Bund, il lungo fiume da tutti descritto come la parte<br /> più affascinante<br /> della città, specialmente con il buio. Peccato però che<br /> la città si stia<br /> preparando all'expo del 2010 e tutto il bund sia un immenso<br /> cantiene senza<br /> soluzione di continuità e il famoso tunnel turistico per<br /> attraversare il<br /> fiume e arrivare nella zona di Pudong sia ina gibile. Poco<br /> male, una corsa<br /> in taxi molto economica e raggiungiamo anche i<br /> fantasmagorici grattacieli<br /> di Pudong, zona franca del commercio cinese, così alti da<br /> intercettare le<br /> nuvole basse nelle loro forme impegnative.<br /><br /> Shanghai è una città da girare di sera e di giorno. Di<br /> sera per ammirare<br /> le luci multicolori di Nanjing road, del Bund e della piazza<br /> del popolo,<br /> la gente che affolla la zona centrale, per essere abbordati<br /> dai venditori<br /> di orologi tarocchi e assaliti dai procacciatori di affari<br /> per le crociere<br /> turistiche e per altre amenità simili. Di giorno, per<br /> visitare quel poco<br /> che resta della concessione francese, riattata a prestigioso<br /> mall a cielo<br /> aperto, per perdersi tra le viuzze dell'unico rimasuglio<br /> della Shanghai<br /> antica con i suoi vicoletti e le mille bancarelle<br /> tradizionali, per<br /> visitare il museo d'arte e di storia (orari ridicolmente<br /> ridotti<br /> permettendo, a noi non hanno permesso) e per il giardino del<br /> Mandarino Yu,<br /> bell'esempio di arte cinese applicata ai giardini, che<br /> resiste agli assalti<br /> di orde di turisti soprattutto Giapponesi.<br /><br /> Noi visitiamo tutto quanto, ci appoggiamo persino alla<br /> metropolitana per<br /> toccare gli estremi maggiori nell'arco del tempo che ci<br /> siamo concessi.<br /> Rimaniamo<br /> affascinati dalle porte<br /> "rotonde" dei giardini, dalla ricercatezza di vialetti,<br /> rocce e<br /> ponticelli, e poi dal nostro primo tempio buddista: fasciato<br /> di una<br /> impalcatura di bambù! restiamo a gu ardare i cinesi che<br /> bruciano incensi e<br /> fanno tre buffi inchini alle varie statue dei buddha.<br /><br /> Tra gli sprazzi di cina, i sette "dont's" del parco che ci<br /> introducono<br /> alle prelibate raffinatezze del Chinglish (misto tra cinese<br /> e inglese),<br /> Zara che ha prezzi uguali a quelli italiani, se non più alti, la visita a un<br /> negozietto<br /> illegale di merce contraffatta, con la doppia porta "finto<br /> muro" dietro la<br /><br /> quale si trovano le repliche di alta qualità: orologi con<br /> quadrante in<br /> cristallo, cassa in acciaio e vero movimento automatico a<br /> bilanciere.<br /> Cerchiamo anche di sondare, per curiosità, il mercato del<br /> piccolo mobilio,<br /> ma benché ci siano pezzi interessanti siamo un po'<br /> perplessi sulla qualità<br /> dei materiali e sulla convenienza di una spedizione verso la<br /> vecchia<br /> Europa.<br /><br /> Rientriamo in ostello pure con il biglietto da visita di un<br /> "procacciatore" di merce contraffatta, casomai tornassimo di<br /> nuovo a<br /> Shanghai. L'ostello, forse un po' fuori dal centro ma<br /> comodo alla metro,<br /> è il La Tour youth hostel, economico (16? per una doppia<br /> con aria<br /> condizionata) e dove il personale, cortese, parla un discreto<br /> inglese e<br /> offre parecchi servizi. Alcuni apprezzabili, come internet o<br /> gli ombrelli<br /> gratis in prestito, altri meno come i servizi di agenzia<br /> turistica che<br /> alla prova dei fatti si sono rivelati sconclusionati e<br /> inconcludenti, con<br /> tanto di guasto ai computer e all'intera rete elettrica al<br /> momento buono.<br /> E ' Cina anche questa, il paese dove il "no" non esiste, ma<br /> poi alla resa<br /> dei conti se non si può fare, non si può, e a poco<br /> contano le<br /> assicurazioni in senso contrario.<br />]]></content>
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		<title>Da Jebel Shams a Wahiba Sands - Oman, interno</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<br />Buongiorno Jebel Shams!<br /><br /> Questa mattina ci ricongiungiamo con la nostra guida, Ali,<br /> che ieri è letteralmente crollato alle quattro del<br /> pomeriggio, causa notte insonne e vari bagordi da giovine<br /> vintino (ma sobri, è un musulmano praticante), il quale si<br /> profonde in mille scuse e un sacco di scherzi. Ali si<br /> rivelerà un personaggio davvero particolare e buono, quasi<br /> da solo un buon motivo per venire in Oman con il suo spirito<br /> e la sua tenera ingenuità un po' dovuta a questo popoplo<br /> semplice e onesto e un po' dovuto alla sua età e alla<br /> particolare condizione di questo paese, effettivamente<br /> assurto alla vita moderna meno di quaranta anni fa, per cui<br /> il padre non ha studiato ma i figli, tutti, avranno un<br /> titolo universitario preso, come Ali, magari addirittura<br /> all'estero (Dubai, vabbé).<br /><br /> La nostra giornata ci porta dentro il canyon, ma in<br /> automobile, entrando dal fondo sulla brutta pista<br /> accidentata che collega la pianura di Nizwa, cioè la<br /> civiltà, alla piccola comunità di pastori Shawi che<br /> vivono ancora oggi sul fondo del canyon, inesorabilmente<br /> tagliati fuori quando piove e il wadi Ghul si riempie<br /> d'acqua. Ma oggi non sono previste piogge e la poderosa<br /> toyota scavalca tutti i roccioni fino a quest'angolo di<br /> tempo congelato, dove colorate donne cedono il passo alle<br /> capre e gli uomini tessono spessi tappeti di lana colorati.<br /> Tazza di caffé d'obbligo, e strappiamo un buon prezzo per<br /> un tappeto di media dimensione.<br /><br /> Tra salire, scendere, entrare ed uscire si è fatto tardi,<br /> è ora di pranzo e del nostro secondo tentativo al ristorante: non siamo molto<br /> migoliorati, nel mangiare con le mani... ma Ali è<br /> comprensivo, anche se ci resta un po' di invidia quando lui<br /> ha spazzolato il abbondante quarto di piatto (riso, agnello e<br /> pollo) e i nostri quarti sono ancora un gran pasticcio di<br /> cibo spiaccicato. Giuriamo di essere sazi, forse siamo solo<br /> affaticati da questo esercizio amanuense.<br /><br /> Il vero spettacolo della giornata ci si apre più tardi,<br /> dopo un paio d'ore di auto e una dovuta sosta a sgonfiare le<br /> gomme, quando arriviamo a Wahiba Sands, l'enorme distesa di<br /> sabbia omanita dove trascorreremo la notte in un campo<br /> tendato beduino rimanendo estasiati dal fascino delle<br /> altissime dune, dalle varie sfumature di arancio e dalle mille morbide<br /> linee che la sabbia disegna tutto intorno a noi.<br /><br /> Prendiamo possesso della nostra tenda (un tappeto come<br /> pavimento e sotto sabbia), poi ci lanciamo alla scalata<br /> faticosa della duna più vicina: così ripida che ogni<br /> passo se ne fanno due indietro! Ma dopo tanti smoccolamenti<br /> e usando tutte le tecniche migliori che ci vengono in mente<br /> riusciamo ad arrivare in cima venendo ricompensati da una<br /> splendida vista in tutte le direzioni. Intorno a noi,<br /> dune a perdita d'occhio e<br /> il tramonto che si avvicina promette una pioggia di<br /> spettacolari tonalità di colore.<br /><br /> Andremo a godercelo in auto qualche duna più in là. E qui<br /> merita una digressione sulla guida nella sabbia: richiede<br /> potenza e abilità, che né ad Ali né alla toyota mancano,<br /> così tra sgommate e scivolate superiamo le dune inseguendo<br /> il tramonto.<br /><br />Nei lunghi trasferimenti in auto Ali ci racconta<br /> la sua storia d'amore: un paio d'anni fa' si innamora, come<br /> tutti i ragazzi, di una bella ragazza omanita grazie<br /> all'inusuale fatto che lei lavora in un negozio e possono,<br /> quindi, frequentarsi anche se informalmente e in gran<br /> segreto scambiandosi chissà quanti sguardi e parole di<br /> sotterfugio. Nel corso dei due anni, complice la tecnologia,<br /> si scambiano fiumi di SMS e telefonate (sempre in segreto)<br /> e, perfino, un paio di galeotte fotografie che, ahi lui,<br /> finiranno nelle mani del fratello maggiore della lei in<br /> questione. Beh, a nulla valgono le offerte di matrimonio di<br /> Ali, ovviamente inviate come tradizione vuole tramite suo<br /> padre al padre della lei, nè le mille preghiere dirette e<br /> indirette rivolte al fratello ormai irato per aver scoperto<br /> una foto di lui sul telefonino di lei. Telefonino<br /> sequestrato e un bel monito a non farsi più vedere dalle<br /> parti del negozio dove lei lavora. Ormai da tre mesi, buio<br /> totale. Ali spergiura che lei fosse d'accordo al matrimonio,<br /> e, anzi, che la richiesta formale sia partita prima (e abbia<br /> forse scatenato) della scoperta del fratello di lei. Sta di<br /> fatto che il cuore del nostro provero Ali ora è infranto e<br /> a noi resta il compito di consolarlo. Il ragazzo, infatti,<br /> pur in uno strano misto di tradizione e modernità, è pur<br /> sempre innamorato, concetto che da queste parti non trova<br /> molta comprensione. Sicuramente non nella sua famiglia, dove<br /> il padre per consolarlo gli ha proposto non una ma ben tre<br /> potenziali mogli (già consenzienti) per convolarlo lo<br /> stesso a veloci nozze. Lui rifiuta, il cuore ha bisogno di tempo per rimarginarsi.<br />Anche l'Oman tradizionale sta cambiando...<br /><br />Questa sera gioca Oman-Quatar: 0-0. Coppa del Golfo<br /> 2009.<br />]]></content>
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		<issued>2009-01-04T00:00:00Z</issued>
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		<title>Oman: fino a Jebel-Shams - Oman, interno</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[ Oggi il buongiorno Omanita arriva sotto forma del muezzin<br /> delle 5.30 sparato a 'muzzo dall'altoparlante come fosse l'autoradio troppo alta di una macchina in sosta. Un buongiorno piuttosto<br /> brusco, ma ci permette di vedere con calma il mercato del<br /> pesce quattro piani sotto nella piazza di fronte e<br /> prepararci per tempo all'incontro con la nostra guida per<br /> i prossimi quattro giorni: Ali!<br /><br /> Ali ci si presenta fuori dalla hall dell'albergo come un<br /> ragazzo giovane, nero e tutto intunicato nel suo vestito<br /> tradizionale omanita con tanto di cordino per il profumo<br /> al collo e cappelletto stile kippà un po' troppo<br /> cresciuta in testa. Fin da subito ci contagia con<br /> l'allegria che sprizza dai suoi modi e dalle sue battute,<br /> quasi una premessa per il rapporto che riusciremo a<br /> instaurare in questi quattro giorni gomito a gomito.<br /><br /> Tralasciamo i dettagli secondari, come incontrare il<br /> tour-operator per saldare l'importo dovuto dove faccio<br /> una mezza gaffe cercando involontariamente di superare la<br /> sala degli ospiti di casa sua: avrei rischiato di<br /> incontrare le sue donne di famiglia senza veli e ciò<br /> ; sarebbe stato molto imbarazzante per tutti. Nota che per<br /> "senza veli" si intende a capo scoperto, che cosa<br /> credevate?! Partiamo subito alla volta dell'Oman a bordo<br /> della Toyota 4x4 4500 EWT, potente e grosso mezzo di<br /> trasporto che si dimostrerà all'altezza del percorso in<br /> programma.<br /><br /> Davanti ai nostri occhi inizia a scorrere l'Oman.<br /><br /> Ai confini di Muscat, la Qaboos Grande Mosque, gigantesco<br /> capolavoro di architettura moderna, constile classico,<br /> capace di ospitare solo nella sala principale oltre 7500<br /> fedeli (maschi) a pregare e oltre 20.000 tra le sue mura,<br /> compresa la piccola sala di preghiera per le donne.<br /> Giganteschi lampadari di cristallo, marmi italiani,<br /> soffitti dalle travi in tek e porte massicce finemente<br /> intarsiate: difficile immaginare maggior sfarzo per una<br /> moschea moderna, il sultano non ha davvero badato a spese e<br /> l'effetto è spettacolare.<br /><br /> La valle di Nizwa, con la strada dritta che attravera il<br /> panorama desertico miracolosamente interrotto negli<br /> avvallamenti abitati da fitte distese di palme da datteri,<br /> verdi e rigogliose. Intorno, abbarbicati, deliziosi paesini<br /> dalle casette color sabbia e pietra.<br /><br /> Nizwa, l'antica capitale del sultanato dell'Oman, città<br /> tutt'oggi tradizionalista e conservatrice, famosa per il<br /> Souq (che non avremo il tempo di vedere, alla fine) e per la<br /> bella fortezza circolare, la più grande e meglio<br /> restaurata del paese, memoria della passata potenza Omanita<br /> benché non abbia mai sostenuto un assalto. Arricchita oggi<br /> dalle ricostruzioni storiche nei vari ambienti, c ucina,<br /> stanze dei pastori Shawi, scuole, attira il visitatore a<br /> esplorare i passaggi, le scalette, i terrazzi e gli<br /> spalti...<br /><br /> Per chi immagina la penisola arabica come un piatto deserto,<br /> dopo aver visto gli emirati, dovrà ricredersi, qui in Oman,<br /> salendo sulle montagne verso Jebel Shams, tremila metri di<br /> quota, su pareti a picco scavate come ripidi canyon<br /> dall'acqua che, quando piove, trasforma il deserto in una<br /> miriade di rivoli e fiumi. Ci arrampichiamo per oltre un'ora<br /> sulla ripida strada, spesso sterrata, per il campo dove<br /> pernotteremo in una lussuosa e comoda stanza con tutti i<br /> comfort ma, dopo tanta auto oggi, ci spetta anche una bella<br /> passeggiata sul ciglio del canyon al tramonto, per goderci i<br /> colori e il silenzio.<br /><br /> Facciamo ancora un passo indietro, a pranzo ci siamo<br /> dilettati nel mangiare con le mani: riso con pollo e<br /> coniglio e insalata fresca. Su consiglio di Ali siamo andati<br /> in un ristorante tradizionale omanita, dove invece dei tavoli<br /> ci sono le stanzette foderate di tappeti dove ci si siede<br /> (s)comodamente a gambe incrociate e si mangia per terra, dai<br /> grossi piatti comuni. Mica facile, diamine, altro che<br /> insegnare a usare la forchetta! Paragonare i nostri goffi<br /> sforzi alla maestria di Ali è impossibile, ci sentiamo<br /> come bimbetti che da piccoli non hanno mai appreso come<br /> mangiare<br /><br /> Finirebbe così la prima giornata del nostro tour, se non<br /> ci fosse ancora da menzionare la sosta, in tarda mattinata,<br /> a casa di Ali (che era di strada per Nizwa) dove abbiamo<br /> visitato il suo orto e assag giato il suo caffé omanita<br /> speziato e profumato: il migliore di tutta la vacanza.<br /> Ovviamente le donne sono rimaste ben nascoste in casa e, al<br /> massimo, abbiamo avuto contatti con un paio dei suoi tanti<br /> fratelli e qualche bambina del vicinato.<br /><br /> Buona notte Oman!]]></content>
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		<issued>2009-01-03T00:00:00Z</issued>
		<modified>2009-01-03T00:00:00Z</modified>
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		<title>Dubai-Muscat! - Dagli EAU all'Oman</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[ La strada che separa Dubai da Muscat, gli Emirati dall'Oman,<br /> è dapprima una striscia<br /> di asfalto dritta come un fuso che punta dal piatto deserto<br /> verso le frastagliate<br /> lame di roccia marroni che delimitano la zona di Hatta e il<br /> confine tra i due stati.<br /> Il de solato piattume del nulla che circonda la favolosa<br /> Dubai lascia rapidamente<br /> posto, con tutti i suoi sobborghi satellite, a graziosi<br /> paesi color sabbia arroccati<br /> sulla roccia che, circondati dalla leggera umidità del<br /> mattino invernale galleggiano<br /> immersi in un paesaggio da favola.<br /><br /> Le formalità di confine sono dapprima celeri, in uscita<br /> dagli emirati un timbro e<br /> via, per poi rallentare bruscamente in ingresso in Oman dove i nostri<br /> bagagli vengono perquisiti alla ricerca di alcohol e droga da un paio di<br /> tuniconi questa volta più<br /> colorati del solito, monotono, bianco degli emiresi.<br /><br /> Il nostro bus è partito la mattina presto dal DNATA<br /> office, a Deira. In effetti,<br /> siamo arrivati un poco troppo in anticpo e abbiamo dovuto<br /> aspettare che l'autista si<br /> svegliasse e ci aprisse la porta, che l'addetto pulisse<br /> (sommariamente) il bus e che<br /> gli altri passeggeri salissero a bordo: due ragazze<br /> giovanissime velate in nero, una<br /> famigliola indo-qualcosana e un altro turista, un ragazzo<br /> giovane coreano residente a<br /> Washington DC decisamente fuori posto e qualche tunicone<br /> turbantato panzoluto.<br /> L'autista, un barbuto e gioviale signore di mezza età che<br /> guida come un pazzo<br /> strombazzando a tutti i mezzi più - o meno - lenti di lui.<br /><br /> L'autista si rivelerà molto sagace: pur parlando poco<br /> inglese si prodigherà nel<br /> rendere il nostro viaggio il più vantaggioso possibile<br /> riuscendo a non farci pagare<br /> il visto di ingresso in Oman (ci rilasciano un assurdo visto<br /> da 3 settimane gratuito<br /> invece del classico da 4 settimane, che costa 12 euro).<br /> Superato il confine vero e<br /> proprio, e con esso il controllo dei bagagli e l'annusata<br /> del cagnolotto antidroga,<br /> il bus si ferma poco dopo al posto d'ingresso dove ci<br /> ritirano il passaporto e con<br /> dovuta calma, applicano il visto d'ingresso in Oman. Sosta<br /> bagno e bancomat sono<br /> d'obbligo per scaricare la vescica e rifornirci di Riali<br /> omaniti.<br /><br /> Il resto del viaggio procede fin troppo veloce per il nostro<br /> vecchio bus, lungo la<br /> super-strada a quattro corsie che raggiunge Ruwi, il centro<br /> d'affari di Muscat. La<br /> strada, circondata dal deserto su entrambi i lati, è<br /> assurdamente tappezzata di<br /> fiori e erba verde, segno della ricchezza dell'Oman e della<br /> cura dei particolari<br /> voluta dal sultano Qabus (leggi cabus).<br /><br /> Muscat ci accoglie con uno scorcio veloce dell'immensa<br /> "Grande Mosque" e poi<br /> con le brulle montagne marroni, selvagge, che la circondano<br /> da ogni parte<br /> trasformando il panorama urbano, composto da case bianche<br /> molto ordinate e pulite, in<br /> un'affascinante mistura di umano e naturale, idealmente<br /> fiancheggiato dalla<br /> lunghissima "corniche" lungo il golfo persico che<br /> percorriamo tutta, circa<br /> 4km, dal centro di Mutrah a quello, vero e proprio, della<br /> Città Vecchia di Muscat,<br /> sede dei due principali forti portoghesi e del palazzo del<br /> Sultano.<br /><br /> Lungo il mare, mano a mano che il pomerggio diventa sera e la<br /> mite temperatura di<br /> quasi 30 gradi degrada verso un fresco molto piacevole, la<br /> corniche si popola di<br /> gente. Anche qui parecchi indo-pakistani ma pareggiati, nel<br /> numero, da omaniti<br /> indigeni nei loro buffi tuniconi nazionali, che si distinguono<br /> da quelli emiresi per<br /> via della mancanza di colletto e del berretto, fatto a<br /> tupè invece che a<br /> tovaglietta-kefiah.<br /><br /> Lungo la nostra passeggiata incontriamo e superiamo molti<br /> resti di fortificazioni: la<br /> torre di guardia, la antica porta della città e i due<br /> forti ancora oggi in uso dalle<br /> forze militari del paese. Come ci dirà in seguito la nostra guida,<br /> Alì, certo che agli omaniti<br /> serve un esercito, e se gli stati uniti dovessero decidere<br /> di attaccare loro, dopo<br /> l'Iraq? Bella fiducia che gli USA si sono guadagnati da<br /> queste parti.<br /><br /> La nostra visita di Muscat prosegue tra bandiere nazionali<br /> esposte un po' ovunque,<br /> dalle auto alle case, per festeggiare patriotticamente<br /> l'inizio della Soccer Gulf<br /> Cup, domani. Dribblati da un po' di bambini che ci corrono<br /> intorno curiosi e percorsa la<br /> corniche anche all'indietro, splendide le fontane con la luce colorata<br /> che si attivano al buio,<br /> ci immergiamo nel Souq di Mutrah, famoso per le pashmine e<br /> gli oggetti d'oro e di<br /> argento, dove siamo avvicinati con grazia dai negozianti che<br /> cercano di venderci<br /> qualcosa ed è invero difficile restare insensibili agli<br /> oggetti in vendita,<br /> moltissimi ben fatti, per lo più artigianalmente, e<br /> originari dell'Oman.<br /><br /> Un paio di succhi di frutta freschi e un sandwitch ci<br /> congedano per la nanna, non<br /> prima di u n giro smarriti per il dedalo di viuzze nel retro<br /> del Souq, di nuovo tra<br /> stormi di bambini che ci gridano "how are you" e cercano di<br /> stringerci la<br /> mano.<br /><br /> Se Muscat, la città più grande e più moderna<br /> dell'Oman, è così tranquilla e<br /> sicura, allora davvero come dicono questo paese è un<br /> piccolo paradiso senza crimine<br /> dove anche un turista può girare ovunque senza temere<br /> altro che rimanere senza<br /> benzina lungo una strada tenuta in perfette condizioni.]]></content>
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		<issued>2009-01-02T00:00:00Z</issued>
		<modified>2009-01-02T00:00:00Z</modified>
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		<title>Dubai: capodanno! - Emirati Arabi Uniti</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<br /> Sicuramente un modo originale di passare il capodanno è a<br /> bordo di un aereo, persino diretto dalla parte sbagliata,<br /> ovvero incontro alla mezzanotte. Così ci capita, per<br /> questo capodanno 2008/2009 che si annuncia come una fredda<br /> giornata nevosa con il suo cielo grigio e l'aria frizzante,<br /> mentre siamo diretti verso paesi caldi situati ben più a<br /> sud.<br /><br /> Dubai, Oman, arriviamo! Il nostro percorso ci porta da<br /> Torino, via Parigi, su Dubai per un giorno, poi via autobus<br /> attraverseremo il confine tra gli emirati arabi e l'Oman<br /> dove spenderemo i restanti cinque giorni della nostra<br /> vacanza visitando il paese in un tour si organizzato, ma<br /> personalizzato solamente per noi. Le premesse sono buone, le<br /> promesse si manterranno tali.<br /><br /> Svegliarsi la mattina su un aereo e guardare fuori dal<br /> finestrino l'alba che sorge regala sempre splendide<br /> emozioni, quando poi un basso strato di foschia copre il<br /> piatto deserto da cui spuntano una decina di agili e<br /> eleganti grattacieli come un'isola nel mare, allora si resta<br /> davvero senza parole. Dubai si rivelerà essere una città<br /> molto moderna, pulitissima e affollata di uomini che passano<br /> il loro tempo per strada. Si, la prima cosa che colpisce il<br /> viaggiatore che passeggia per il centro di Dubai (l'area tra<br /> il Creek e Deira) è la totale preponderanza di sesso<br /> maschile oppure, che dir si voglia, la totale assenza di<br /> presenze femminili, se non per rare turiste passeggere o<br /> qualche velata presenza, ancor più rara. Ci vuole un po', poi,<br /> per rendersi conto che le etnie si possono suddividere con<br /> rapporto 2 arabi ogni 8 indo-pakistani, anzi a dirla tutta<br /> per incontrare dei veri tuniconi con copricapo a tovaglietta<br /> occorre andare più a ovest, verso Abu Dabi, verso i grandi<br /> centri commerciali di Jumeirah ed Emirates, verso la<br /> famosissima "vela", dove è normale veder uscire dal<br /> bancomat un arabo dal viso rotondo e dalla lunga tunica<br /> bianca per salire su una fiammante ferrati blu e lanciarsi nel<br /> traffico. Qui, in questi megalitici e megalomani paradisi<br /> dello shopping (qui non si pagano tasse, quindi tutto costa<br /> un po' meno) dove persino un resort sciistico con tre piste,<br /> uno skilift e una seggiovia a quattro posti resiste quando<br /> fuori ci sono 50 gradi, anche il più distratto viaggiatore<br /> occidentale può cogliere le differenze negli abiti e,<br /> quindi, nelle etnie; può capire, in altre parole, la<br /> stratificazione di questa società tra ricchi arabi<br /> nullafacenti e forza-lavoro a basso costo proveninente dai<br /> pasei d'oltre mare.<br /><br /> Dubai è una realtà evoluta e dinamica che sfrutta la<br /> ricchezza del petrolio per costruirsi, letteralmente, un<br /> posto tra le città più moderne che ci siano. Altissimi<br /> grattacieli, il sec ondo più alto del mondo, svettano nel<br /> cielo, così come le immense e grandiose opere di ingegneria, grandi come intere<br /> isole costruite nel mare a forma di palma e il Jumeirah Mall,<br /> che contiene non solo un hotel dalle troppe stelle e una<br /> zona residenziale fatta di villette sull'acqua, ma<br /> addirittura un lago e un sistema di canali solcati da<br /> tranquille barche in legno che portano i "residenti" a fare<br /> shopping.<br /><br /> Diverso è il "centro" di Dubai, ovvero la zona tra il<br /> Creek (quel braccio di golfo persico che si insinua nella<br /> città) e il quartiere di Deira, dove c'è il Suq<br /> tradizionale e le strade affollate di gente che passeggia<br /> più o meno senza scopo su e giù godendosi il fresco (25<br /> gradi) in un inverno che prennuncia estati oltre i 45 gradi.<br /> Deira, la zona un po' più tradizionale della moderna<br /> Dubai, dove le moschee si riconoscono e l'atmosfera si fa'<br /> più araba tra i mile negozietti colorati dei Suq e le<br /> grosse barche in legno che portano tessuti e riso dall'Iran,<br /> ormeggiando mezze marce e puzzolenti lungo le banchine del<br /> Creek. Imperdibile attraversare questo sottile braccio di<br /> mare sui traghetti in legno che, caoticamente, caricano e<br /> scaricano persone da un lato all'altro senza sosta, cozzando<br /> l'uno con l'altro e costringendo i passeggeri (una<br /> quindicina per barca) a saltare giù velocemente, con<br /> prudenza.<br /><br /> Complessivamente Dubai è una città molto sicura,<br /> nonostante la mancanza di polizia o milizia per le strade<br /> (alla faccia di certi nostri politicanti che credono di<br /> risolvere così i problemi) non ci sono da temere né b orseggi<br /> né violenze, nonostante l'atmosfera molto "araba" e caotica<br /> il viaggiatore di sente tranquillo e sicuro. Forse un po'<br /> osservato, sicuramente se donna, ma sempre trattato con<br /> rispetto e spesso salutato da sorrisi senza doppi fini.<br /><br /> Curiosa la presenza di due diversi tipi di taxi,<br /> all'aeroporto: quelli normali, per gli uomini soli, e quelli<br /> per "famiglie" guidati da donne velate e silenziose dove<br /> veniamo diretti dall'addetto allo smistamento dei clienti<br /> per i taxi ufficiali. Sarà l'unico esempio, o quasi, di<br /> donna araba lavoratrice che ci capiterà di vedere in<br /> questa, breve, giornata emirese. L'effetto di vedere la<br /> gente vestita col tunicone bianco e il copricapo<br /> tradizionale, sia bianco immacolato, che a toveglietta anni<br /> '70 a quadretti rosso/bianchi, è buffo all'inizio, ma<br /> presto ci si abitua, poi di passa alle curiosità più<br /> spinte: ma, sotto, cosa vestono? Come fanno a tenerlo così<br /> pulito immacolato e senza pieghe? Comunque, qui son tutte<br /> coppie juventine: bianco (lui) e nera (lei), dal capo ai<br /> piedi.<br /><br /><br /> La notte dormiamo così bene che non sentiremmo nemmeno il<br /> muezzin delle cinque e mezza, se non avessimo puntato la<br /> sveglia: abbiamo un bus che parte presto in direzione Oman,<br /> per Muscat! <br />]]></content>
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		<issued>2008-12-31T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-12-31T00:00:00Z</modified>
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		<title>Isola di Pasqua (4) - Ancora un giro...</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Questo sarà il nostro ultimo giorno all'Isola di Pasqua,<br /> almeno per questo viaggio, e sarà dedicato a tornare a<br /> visitare i luoghi più significativi e fascinosi di<br /> quest'isola a cui abbiamo dedicato troppo poco tempo negli<br /> scorsi giorni. Non crediate però che in tre giorni noi si<br /> sia già visitata l'intera isola: il grosso non è infatti<br /> raggiungibile con nessun mezzo se non a dorso di cavallo e<br /> siamo così costretti a rimandarlo alla prossima volta.<br /><br /> Per muoverci in autonomia noleggiamo un motorino, standard<br /> sudamericano, al nostro campeggio e scopriamo che oggi il<br /> Chile è passatto all'ora solare... siamo ufficialmente,<br /> per l'ennesima volta dall'inizio del viaggio, in primavera<br /> ed è quindi il caso di spostare avanti di un'ora i nostri<br /> orologi!<br /><br /> Ahu Tongariki con i suoi affascinanti quindici testoni in<br /> fila è la meta naturale, se non la prima per via di alcuni<br /> altri testoni che meritano una nostra sosta lungo la strada,<br /> per trascorrere un po' di tempo senza essere pressati da una<br /> stupida guida annoiata che bada solo all'orologio. Senza le<br /> orde di turisti scaricati d ai pulmini delle agenzie, questo<br /> sito resta il più affascinante dell'isola. Seduti davanti<br /> alla enorme piattaforma, all'ombra dei testoni sembra<br /> irreale osservare un piccolo gruppo di cavalli selvatici<br /> giocare a una trentina di metri con in sottofondo il rumore<br /> dell'oceano poco oltre alla piattaforma.<br /><br /> Il posto è monumentale. I quindici si stagliano maestosi<br /> di fronte a un oceano pacifico di un blu incontaminato e<br /> magnifico, spumeggiante di bianco sugli scogli rossastri,<br /> sul lato il cono del vulcano con le sue scarpate a<br /> precipizio e intorno il branco di cavalli liberi che<br /> corrono, giocano allegri e spensierati. Come brevi ondate, i<br /> turisti passano (di rado) in gruppo giusto il tempo di fare<br /> qualche foto e di perdersi del tutto la magia del luogo.<br /><br /> Restiamo qui abbastanza tempo per farci entrare nel cuore un<br /> po' di questa magia, fino a che non abbiamo imparato tutti i<br /> dettagli dei nostri quindici amici: nasi scheggiati, mani<br /> mancanti e uccellini che hanno fatto il nido sulla loro<br /> testa, poi è ora di proseguire per gli affascinanti<br /> paesaggi brulli e spazzati dal vento di quest'isola,<br /> attaversandola fino sull'altra costa lungo una strada a<br /> tratti sterrata, sicuri di trovare un mohai rovesciato a<br /> ogni sosta.<br /><br /> Non può mancare una sosta ristoratrice sulla spiaggia<br /> più bella dell'isola, piccolina e frequentata dai locali,<br /> dove l'acqua fredda di un braccio di oceano pacifico non<br /> protetto per la mancanza della barriera corallina può<br /> essere balneabile, benché fuori stagione, dai più<br /> coraggiosi.<br /><br /> Peccato che a sera ci aspetti il nostro volo LAN Rapa Nui -<br /> Tahiti, il nostro rientro in Polinesia Francese, verso<br /> Pape'ete e le isole Marchesi, ideale chiusura di questo<br /> cerchio "preistorico" tra i diversi punti chiave della<br /> Polinesia.<br /><br /> Dopo il lungo volo, cinque ore di fuso orario, siamo pronti<br /> per fare le nanne nella, ormai solita, pensione Chez Myrna,<br /> Pape'ete, Tahiti, Polinesia Francese, dove ci accoglie<br /> l'ormai noto clima caldo e piacevole dopo questi giorni al<br /> freddo di fine inverno dell'Isola di Pasqua.<br />]]></content>
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		<issued>2008-10-12T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-10-12T00:00:00Z</modified>
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		<title>Isola di Pasqua (3) - Orongo...</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[ Oggi niente tour organizzato... piuttosto, gambe in spalla e<br /> puntiamo a risalire il vulcano dietro Hanga Roa fino al sito<br /> cerimoniale di Orongo, detto familiarmente Oronzo l'Orango,<br /> reso famoso dal film Rapa Nui per via del rito dell'Uomo<br /> Uccello di cui avremo modo di parlare più avanti.<br /><br /> La giornata è ventosa, come al solito su quest'isola,<br /> mentre ci arrampichiamo sulle pendici morbide del vulcano, a<br /> volte smarrendo il sentiero, attraverso l'erba alta e gli<br /> occasionali boschetti di eucalipti. Arrivati sul bordo del<br /> cratere stentiamo a non farci trascinare via dalla forza<br /> impetuosa del vento, che ci accompagnerà per tutta la<br /> visita a Orongo, mentre ammiriamo il panorama delle pozze<br /> d'acqua dolce, piovana, raccolte sul fondo del vulcano dove,<br /> protette da secoli, sopravvivono specie vegetali di ogni<br /> tipo, comprese alcune ancora preistoriche e ormai estinte in<br /> ogni altra parte del mondo.<br /><br /> Sempre sfidando il vento che quasi ci impedisce di parlare<br /> accediamo al sito cerimoniale di Orongo (500 CLP a testa)<br /> che si trova a 420 metri sul livello del mare talmente a<br /> picco sulla scogliera da fare impressione persino stando ben<br /> al riparo della balaustra. Sotto di noi, 420 metri più in<br /> basso, i due piccoli "motu" resi famosi dal film Rapa Nui<br /> dove i campioni che si sfidavano per sancire quale tribù<br /> dovesse regnare sull'isola dovevano recarsi per raccogliere<br /> l'uovo delle Sule, dopo aver ridisceso i 420 metri di<br /> scogliera, affrontato a nuoto il braccio di oceano<br /> (infestato da squali) fino alle isolette, per poi ritornare<br /> indietro. Con l'uovo intatto.<br /><br /> Stando quassù, tra le casette in pietra basse ricostruite<br /> e i petroglifici che ancora oggi testimoniano questo antico<br /> rito, sferzati da un vento perenne fortissimo, si prova<br /> veramente un senso di ammirazione per gli indigeni che<br /> avevano il coraggio di lanciarsi in una simile, mortale,<br /> avventura.<br /><br /> Il sito, ben tenuto, curato e ricostruito, è spettacolare<br /> per la vista meravigliosa sull'oceano e sul cratere, per la<br /> presenza dei petroglifici che attestano con i loro disegni<br /> la realtà di questo rito quasi incredibile. Un pensiero<br /> non può non correre agli stregoni che, mica scemi,<br /> aspettavano i candidati suicidi al ritorno delle loro gesta<br /> su un simile balcone naturale.<br /><br /> Ci spiace abbandonare Orongo, ma è ora di superare Hanga<br /> Roa per recarci ad Ahu Tahai, il sito dell'unico mohai con<br /> gli occhi restaurati: due ovali di corallo bianco e rosso<br /> che aggiunge un'aria piuttosto inquietante alla figura di<br /> pietra. E' suggestivo sedersi vicini a osservare per una<br /> mezz'ora il cielo e il mare che scorrono intorno a noi, in<br /> questo posto così remoto della terra, vicino ad alcune<br /> delle opere più incredibili e affascinanti dell'umanità.<br /><br /> Se poi ci si vuole sentire nuovamente normali basta<br /> immergersi in un po' di shopping per le mille botteghe e<br /> bancarelle di Hanga Roa che vendono souvenirs di ogni<br /> genere: mohai di ogni materiali e dimensioni, magliette<br /> sculture oggettini e paccottiglia, in un intraprendente<br /> stile sud-americano che tanto più contrasta con<br /> l'inerzia e l'apatia della polinesia francese.<br /><br /> Solo uno jugo de frutta e l'incrocio, sul marciapiede, con<br /> un indigeno che torna a casa con la spesa fatta al<br /> supermercato a cavallo, ci separano dal campeggio e dal<br /> meritato riposo di quest'altra lunga giornata sull'isola più lontana del pianeta.]]></content>
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		<issued>2008-10-11T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-10-11T00:00:00Z</modified>
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