Mille veli

Stelle d'Oriente 2008

L'incontro della cultura araba con il nostro cosiddetto mondo occidentale pare piu' uno scontro, a volte, soprattutto a livello ufficiale, politico.

A dimostrare che la realtà, quella di pelle, quella voluta dalla gente e vissuta nel concreto, è spesso differente, che la verità è diversa da quello che i media ci propongono, rimangono eventi come quello di sabato sera scorso, il festival Stelle d'Oriente di cultura e musica araba, una grande kermesse internazionale che porta una faccia davvero insolita della realtà culturale araba. Ballerini argentini, ballerine spagnole, americane, egiziane e italiane che in comune non hanno nè nazionalità nè religione nè credi nè politica ma solo passione per l'arte in una sua forma piuttosto strana, per noi cosiddetti occidentali, cioe' la danza del ventre.

La parola "arabo" ci ha abituati alle donne velate, burqua e chador, ben diversi sono i veli che sabato sera si sono avvicendati sul grande palcoscenico del Teatro Nuovo Torino, veli multicolori, leggeri, impiegati per mettere in mostra la bellezza, non per nasconderla. Una visione della cultura araba differente, sentita dal cuore dell'arte invece che dagli occhi della violenza. E il risultato è magico, intrigante, inaspettato.

Uomini e donne, Virginia dagli USA, Amir Thaleb dall'argentina, Leyla Jouvana e suo marito Roland dalla Germania e l'ospite, la bravissima Aziza Abdul Ridha, in arte, (Silvia Fiore) e le Seour Tribal che hanno trasportato sul palco per una sera almeno un sapore d'oriente fatto di musiche e percussioni emozionanti, meravigliose coreografie di colorati veli che roteano nell'aria disegnando complicate e raffinate figure sempre cangianti, mai uguali, ricche e preziose nei movimenti, aggraziati ed eleganti. Atmosfere da mille e una notte, per una serata torinese.

Mistero, fantasia, femminilita' e arte, per una serata decisamente insolita ma molto importante e molto sentita, visto il teatro colmo e la partecipazione appassionata del pubblico. Forse, almeno dall'arte, c'è qualche speranza.

Aprono le danze, bisogna proprio dirlo, i soliti palloncini politici a caccia d'immagine. Quattro blah blah di poco conto che non scaldano la platea, e poi via, una cravatta azzura, una presidente di regione e un lacché prendono presto il largo fregandosene dello spattacolo in sè, ciò che conta è solo l'immagine all'inizio. Per fortuna ad alzare subito l'interesse della gente ci sono i due presentatori che, come a sottolineare l'internazionalità della serata, parlano fancese, inglese e bocconi d'italiano. Tra un balletto e l'altro, ogni volta con un costume completamente diverso, i due viaggiatori portano il pubblico, fino a che non cala il sipario, attraverso l'arte araba.

Così, il viaggio si apre con una fugace ma piacevole introduzione fatta dalle allieve di Aziza, passa presto a Leyla Jouvana che scuote il pubblico con le percussioni del marito e l'incredibile centrifuga del suo ventre, arriva alla grazia di Virginia, allo stile di Amir Thaleb, alla fantasia e la magia delle Soeur Tribales, e alla maestria affascinante delle Aziza Girls e di Aziza stessa che chiude il primo tempo con una meravigliosa danza con un velo.

Il secondo tempo riprende il primo, come artisti, portandolo ancora più vicino alle stesse, con il doppio velo di Virginia e la lunghissima, appassionante, sessione di percussioni di Tarek arricchita dai movimenti ipnotizzanti di Aziza.