La telefonata

Luca è un ragazzo di mezza età, definizione sempre più comune in un mondo dove essere giovani è un'imperativo di vita. Luca è single perchè il lavoro assorbe troppa parte della sua vita e poi una donna vuol dire impegni e a Luca piace sentirsi libero. Luca indossa un paio di pantaloni scuri e dei mocassini chiari, accuratamente scelti sotto la camicia tinta unita elegante. Unica nota stonata i calzini bucati, ma che tanto non si vede, e poi si buttano piuttosto che farli rammendare.

Luca è un po' timido, nel cuore ha ancora vent'anni, ma non i vent'anni dei ragazzi che giocano a palla in spiaggia, i vent'anni del ragazzo che resta sotto l'ombrellone con la maglietta e gli occhiali a lanciare occhiate di traverso alle ragazze, senza il coraggio rivolger loro la parola. Luca non ha nulla che non vada, è carino, nel corso della sua vita ha avuto diverse ragazze ma non è mai rimasto con nessuna troppo a lungo. Qualche mese, poi via, scaricato lui da lei o scaricata lei da lui, ipende. Ma non è un cruccio, anzi.

Luca è un sognatore, una di quelle persone che coglie un momento speciale della giornata, come uno sguardo, una parola o un raggio di luce su un volto, incamerandolo in un angolo per ricamarci poi sopra nei suo pensieri, per trasformalo, adattarlo, e poi usarlo per cercare di piegare la realtà verso i suoi desideri.

Luca ha un appartamento in un angolo della città, il suo regno, dove si ritira nella tranquillità e nell'intimità: due stanze, studio e camera, più cucina e bagno. Box doccia e disordine da single over-30, ogni tanto un leggero odore di cibo avanzato dal giorno prima, un divano davanti alla televisione e, di là, un letto matrimoniale che viene rifatto solo in quelle occasioni in cui viene occupato sul serio.

E' un tiepido pomeriggio di una primavera inoltrata. La città avvolge Luca mentre lui torna verso casa, l'auto parcheggiata a un paio di isolati, raggiunge presto il suo portone, uno sguardo alla posta ed è sull'ascensore. Fuori la luce invade ogni angolo, laconica, dentro la penombra si insinua nelle tasche. Fuori il sole colpisce ogni cosa e trasmette calore, dentro l'aria rafferma penetra nelle ossa, umida. Fuori il mondo gira ignaro, dentro il tempo si è fermato a mezz'aria, con l'ascensore. Dentro, all'improvviso, l'orologio, di marca, al polso di Luca batte un secondo all'indietro. Luca batte le palpebre, poi tutto torna normale e l'ascensore si ferma al piano.

La chiave gira liscia nella toppa e Luca entra in casa. Accende la luce, si toglie le scarpe, poggia la borsa, gesti normali, gesti di tutti i giorni. Squilla il telefono, Luca si ferma, perplesso, non riceve molte telefonate. Squilla di nuovo, vogliono proprio lui. Raggiunge il cordless, risponde.

Al secondo squillo risponde. Nella cornetta: "Pronto?" risponde la sua stessa voce, identica. Luca rimane stupefatto con la cornetta vicino all'orecchio, la bocca leggermente aperta, immobile. Dal telefono, nessun altro suono. Finchè sua moglie non lo scuote per un gomito "hei, Luca, si può sapere che c'è? Te ne stai imbambolato così". Luca attacca, facendo attenzione a non intorcinare il cavo del telefono, come al solito. Si guarda intorno, una sala abbastanza grossa, con due divani e un grosso schermo TV, arredata con gusto.

Da una porta, la voce di sua moglie (come fa a sapere che è sua moglie?) "ti vuoi muovere? guarda che poi c'è traffico! Guarda se Sara è pronta!". Luca si dirige verso la porta a destra, la apre. Una ragazzina di forse dodici anni (sua figlia?) svogliatamente sta mettendo delle scarpe in una sacca. "Arrivo papà, sono pronta". Luca aiuta sua figlia a mettersi il cappotto, poi si mette il suo (è inverno?), e sono tutti e due sul pianerottolo, davanti al gabbiotto dell'ascensore.

L'orologio di Luca batte di nuovo un secondo all'indietro, ma Luca sta facendo passare sua figlia (figlia?), e questa volta non lo nota, e il tempo non si ferma.