Sabato sera

energia immaginata

Serata pacco, di quelle che si finisce per passare semi addormentati nel letto con un libro aperto ribaltato sulla pancia e la schiena leggermente sollevata sui cuscini. Serata di quelle in cui non resta che ascoltare il rumore del frigorifero aspettando il sussulto con cui muore quando si spegne il compressore.

Flashback, un'altra vita, in panni diversi. Un'altra stagione, una primavera mite e tutto intorno la citta' che risveglia per la notte del sabato. Le strade larghe illuminate dai neon di mille insegne luccicanti e colorate, le auto a passo d'uomo che cercano un parcheggio impossibile finendo per lasciare qualche dollaro ai parcheggiatori delle viuzze laterali, i pedoni che si affrettano verso qualche locale dove iniziare a buttar giu' le prime birre.

Ragazze incompatibilmente svestite anche per la mitezza della stagione, ragazzi sciatti dentro jeans e flip-flop stinti, massicci buttafuori con le magliette attillate alla porta dei locali piu' quotati, procaci procacciatrici alla ricerca di carne da gettare nei gironi dei loro locali, e poliziotti che pattugliano lenti le strade con i lampeggianti spenti e il finestrino abbassato, un gomito fuori, come lupi.

Davanti al locale, non scelto ma capitato, una vetrina con un'altalena e due ragazze sopra, all'ingresso una matrona larga armata di timbro per marchiare l'insieme di persone si infila nel vano stretto e buio, cacofonico di rimbombi e musica a tutto volume. Dopo una porta nera la calca di ragazzi tali, aspiranti tali o ancora illusi di esser tali, che si dimenano vorticosamente sulla pista fumosa e lampeggiante, che si strusciano contro ragazze sconosciute, che assalgono i banconi-bar per trangugiare shots alcolici e sciogliere il corpo. Martellante ritmo che penetra nel cervello, che spazza via la ragione per lasciare libero sfogo al senso piu' primitivo degli istinti umani. Umore di corpi che si muovono, che sudano, che rilasciano con un'esplosione incontrollata la tensione accumulata in una settimana di frustrazioni lavorative. Corpi che si avvolgono, che si toccano e che si lasciano, mani che scorrono dalle pance piu' in giu', flash di luci che congelano l'immagine a una sequenza fotografica di istanti immobili.

Mentre l'oppressione della musica ottenebra l'udito e l'equilibrio, trasforma le persone in esseri ondeggianti istintivi e animaleschi, sprigiona enrgie primordiali da incanalarsi nei confini limitati e franchi della discoteca, nella vetrina all'ingresso una cubista agguanta un ragazzo li vicino e gli salta addosso per mimare, a tutto beneficio pubblicitario dei potenziali clienti che osservano dalla strada raggiunti solo da qualche eco della musica, appassionati rapporti sessuali, lui seduto sull'altalena dondolante e lei accucciata su di lui. Su uno dei banconi del bar un barista culturista coperto solo da un perizona che lascia intendere abbronzature davvero totali afferra di peso una ragazza li vicino e la sbatte distesa sul bancone, le solleva la maglietta in un impeto rovesciandole sulla pelle nuda dell'alcol per mettersi a leccarlo subito con impeto, fino ai seni che con maestria non sfiora mai.

Poco a poco l'euforia delle relazioni ridotte all'istinto, il carnaio umano eccitato, la notte che procede verso la mattinata successiva, l'aria spessa e surriscaldata, tutto quanto sbiadisce, l'ultima e' la musica ripetitiva, ossessiva, fino a ritrovarmi di nuovo in una stanza di hotel con il rumore del frigorifero e il sobbalzo del compressore che si ferma. I ricordi di un'altra vita sono rientrati, e tutto torna normale.