Inverno

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Inverno, giornate corte, meravigliosa luce trasversale che taglia l'aria pennellando il mondo di colori vivi, caldi, di contrasti forti e formosi. Freddo, che trasforma l'aria in bruma, l'umido in foschia e rende il mondo più profondo, misterioso, come il palco di un teatro con le quinte trasparenti e melanconiche. Gelo, che la mattina ricopre tutto con la brina e una sottile patina da sciogliere con cura prima di mettersi in moto. Sole, a mitigare il gelo in freddo, ma non troppo, basso in un cielo blu così bello e schietto come in città non capita mai. Le stelle, brillanti e romantiche, padrone della volta celeste senza nemmeno una luna a metterne in dubbio l'autorità.

L'inverno è una stagione meravigliosa. Non parlo certo dell'inverno grigio e monotono delle grandi città di pianura, quello fatto di mattinate di gelo umido che ti entra nelle ossa e di buio, buio quando entri in ufficio e buio quando ne esci, un buio speciale tipico solo delle città moderne, che cancella le ombre e spazza la poesia. L'essere umano ha una innata capacità di rovinare la bellezza delle stagioni costruendo città di marcovaldiana memoria che impongono il loro ciclo innaturale alla vita, un modo di essere che non tiene conto ne delle stagioni, ne della natura. Anche questo è evoluzione, dai condizionatori al riscaldamento, dai palazzi di dieci piani all'automobile. Mica è facile tirare una linea di demarcazione ragionevole.

Ma no, parlo dell'inverno quello legato al ciclo della natura, quello in cui ci si può godere la meraviglia della luce appena nata delle prime ore del giorno, senza dover uscire di casa prima che sorga il sole, quello in cui Madre Natura approfitta delle notti lunghe lunghe per dormicchiare e rigenerare le energie in vista della prossima, rigogliosa, primavera. L'inverno, allora, è un trionfo di raggi di luce radenti che scolpiscono il mondo intorno a noi rendendolo rugoso, reale, plasmandolo con energia e colori caldi. Allora, anche l'uomo può sentirsi parte di questo inverno: nelle stradine di campagna tra i colli toscani, che si snodano a confine di campi bianchi di brina, nei piccoli borghi in pietra dal fascino medioevale cintati di mura e arroccati sulla cima di colline dove raccolgono fino agli ultimi raggi di un sole tramontante a metà pomeriggio, rosse vestigia di passate vite.