Liguronte o Piemuria?

Che notizie, quelle che qualche volta I telegiornali regionali ci propongono dalle loro vetrine di prodotti tipici locali e personaggi di second'ordine della vita pubblica. L'ultima di un certo interesse, oltre alle solite stragi familiari, violenze di gruppo di minori su minori e altre secondarie amenità simili, ha trasmesso a un pubblico già impegnato a mandibolare pastasciutte e fettine di carne l'ultima simpatica pensata della locale classe politica regionale, l'ultimo ritrovato della migliore ingegneria politica, il parto delle migliori menti impegnate, non solo a salvarsi il cadreghino, ma anche, se c'è convergenza d'interesse, forse a migliorare la vita dei propri conregionali.

Così, la notizia-bomba che ha colpito le case dei Piemontesi (e chissà, c'è da pensare anche quelle dei Liguri) riguarda il progetto di realizzare un'entità super-regionale: un Liguronte o una Piemuria che riunisca in se tutta l'essenza stessa del mondo: dal mare alla montagna, dal ponente al levante, dalle auto alle navi, dalla bagna caoda alla focaccia al formaggio di Camogli.

L'abbattimento delle frontiere e dei dazi doganali sarà solo il primo passo. Dallal inea Gotica di Ronco Scrivia I flussi migratori di persone e merci potranno liberamente fluire, buttarsi a mare come orde di Lemmings leggendari o attraversare la tundra siberiana dell'infinita pianura fino agli invalicabili monti.

I treni potranno raggiungere Genova o Torino indiscriminatamente, cadrà l'ormai vetusta dizione di "interregionali" per diventare "superregionali" finalmente giustificati nei superritardi, mentre porteranno disperati carichi umani dall'afosa capitale delle pianure e dei monti all'umida capitale dei Mari e dei pirati.

Sulla linea della frontiera, già si riportano I primi coloni ansiosi di sconfinare portando con se doni per I selvaggi dell'altra regione: gavette piene di odorosa bagna caoda avanzata dalla scorsa stagione e panieri rigonfi di focaccia stantia, che daranno luogo, nel giro di pochi anni, alla nascita di meticci del tutto unici: la focaccia al tomino al verde e l'albese a base di camogliese, vasetti di pesto a base di polenta e fritti misti di budella di pesce.

Rapidamente si mescoleranno anche gli usi e costumi. A Torino si costruirà un quartiere-ghetto per I nuovi emigrati fatto di viuzze strette strette e tortuose, per cui bisognerà prevedere un'area bella rettangolare e squadrata nel tessuto cittadino. A Genova si butteranno giù alcuni moli per fare spazio, nel porto vecchio, a qualche monumento contemporaneo stile pomodoro o simili, per far sentire più a proprio agio gli emigrati dalla città pedemontana.

I piemontesi, finalmente felici di aver conquistato l'ambito sbocco a mare e una via diretta per I commerci esteri (visto che la TAV è in avanzato stato di arenamento), inizieranno a invadere anche la riviera storicamente dedicata ai Milanesi, e si promulgheranno divieti di transito e stazionamento per lombardi, lombardo-veneti e pure toscani.

I liguri, finalmente felici di aver conquistato un po' di spazio su cui costruire in orizzonatale invece che in verticale, e di poter finalmente allungare le mani senza bagnarne una e toccare la roccia con l'altra, guarderanno all'enorme possibilità di sfruttamento edilizio e rapallizzazione dei vasti spazi pianeggianti al di là di Arquata Scrivia, mentre inizieranno a esportare piantagioni di pesto e fabbriche di focaccia.

Nel frattempo, felici amministratori comunali potranno mettere una pezza alla frammentazione un po' assurda degli aborti di federalismo che oggi ci dividono ridicolmente. Chissa, poi, che non si finisca con un consiglio superregionale, un super presidente di regione e qualche altra super-imposta addizionale super-regionale per supportare gli sforzi d'integrazione tra la provincia di Cuneo e quella di Savona?

Il prossimo passo? Chissà, forse il campazio o la lania, o ancora la toscuria o la ligana? E perchè' non una avvenieristica Valle Romania e una Emilia d'Aosta, dove si munge parmigiano direttamente dalle mucche e si fa la fonduta con le lasagne?