Il contrappasso del pattinare

dal ghiaccio alla civiltà

C'è sempre quel momento, quello in cui all'improvviso si dischiude la consapevolezza, quello in cui il passo indeciso del bimbo diventa sicuro, in cui lo sciatore smette di cadere, quello in cui la bicicletta resta in equilibrio come per miracolo, quello in cui la materia studiata si schiude come un fiore nella testa. Tutto diventa chiaro, semplice, evidente, facile.

C'è un momento, speciale, che delimita il flusso del tempo in due segmenti evidenti: il prima, quando stavamo solo cercando di fare qualcosa, e il dopo quando ci siamo finalmente riusciti, e abbiamo imparato. Raggiungere questo momento carico di soddisfazione e felicità, in cui il cuore si gonfia d'orgoglio, il mento si solleva verso l'alto e l'occhio guarda dritto e sicuro costa fatica, impegno e determinazione, anche se, quasi sempre, il passo successivo è cadere di nuovo, sbagliare di nuovo, sculare per terra sul ghiaccio di una pista piena di presunzione invernale in un inverno che, pure lui, ha goduto dell'indulto prendendo la porta aperta dall'autunno uscente.

Così che la presunzione e la soddisfazione di soli pochi istanti prima si trasforma prontamente, e molto dantescamente, in contrappassiano dolore al sedere e soprattutto nell'orgoglio.

Tutto inizia e finisce sempre per terra: dalla terra alla terra, dicono. Qualcuno poi, poco soddisfatto di questa metafora così concreta e reale, ci aggiunge una etichetta immortale e immateriale, un'anima, che non si dissolve ne si macchia quando il sedere picchia contro il ghiaccio, forse. Io veramente ci credo poco, terra siamo e terra torniamo, è solo questione di tempo: nel frattempo, cerchiamo faticosamente di sollevarci spanna a spanna verso un cielo metaforico che sia essere migliori cittadini, migliori esseri umani o solamente migliori pattinatori, ogni giorno che passa.

Imparare a pattinare non ci farà forse migliori, ma è divertente, e ci insegna che per quanto bravi, per quanto esperti, l'umiltà delle cadute sono all'ordine del giorno e che più osiamo, più rischiamo. Nel rispetto delle regole: della fisica, le uniche che nessuno può violare indipendentemente da quanto guadagna, da chi sia suo padre, da che lavoro faccia.

Tanta pace ai troppi piccoli furbetti che incrociano ogni giorno le nostre vite. Che imparino a pattinare sul ghiaccio anche loro.