Arriva l'estate

cielo azzurro in città

Zitta zitta, alla chetichella, senza fare rumore e dalla porta sul retro l'estate è spuntata un po' come un'ospite sgradita dall'alito leggermente pesante, afoso, e le ascelle di troppa umanità pigiata su un autobus senza ancora l'aria condizionata. L'estate è una amica molto invadente: ti entra in casa da tutte le finestre e si infila sotto le coperte, tirandole via, e da un giorno all'altro ti fa capire che è ora di cambiare il guardaroba: abiti spessi, scarpe chiuse, maniche lunghe non sono più di moda è ora di lasciare il posto a sandali, lino e ombelichi di fuori. Non che si veda mai molto più che questo, però.

Estate, cambia il modo di vivere la città: dopo che i formicosi cittadini hanno per qualche mese riscoperto i tepori mitigati, e piovosamente imprevedibili, della primavera all'aria aperta presto saranno costretti di nuovo a ritirarsi al chiuso. Dentro gli uffici con l'aria condizionata, dentro le scatolette di latta a quattro ruote con l'aria condizionata, dentro le case ma con le finestre spalancate in mutante e canottiera bianca pregando dei ormai smarriti per un refolo d'aria un po' umidiccia.

Ancora tutto questo è lontano, solo le ore di punta della giornata portano sentori afosi di quello che i prossimi mesi ci riserveranno. Chi può fugga al mare a cercare tintarelle rosolate o in montagna, correndo dietro a boccate d'aria fresca e pulita, lasci l'incubo delle distese di asfalto fuso e del caldo opprimente sotto il sole immobile e l'aria rovente dell'estate cittadina.

Oggi, splendida giornata azzurra e calda di inizio estate, ci sono due categorie di persone nella Città: quelle che imprecano contro un'ennesimo sciopero degli auto-ferro-bus-corriera-metro-tram-vieri imbottigliate in un traffico raddoppiato dai pendolari del mezzo pubblico oggi convertiti loro malgrado in sfortunati automobilisti, e quelle che si godono una sana e piacevole passeggiata per il centro dopo una rapida e renitente agli scioperi corsa sull'unica e prima (speriamo, però, non ultima) metropolitana automatica d'Italia.

La giornata, davvero splendida, è una di quelle che ti mette in pace con il mondo, ti fa riscoprire il piacere e la bellezza dei palazzi e delle strade normalmente solo grigi specchi del cielo bigio oggi rilucenti nella loro sobria austerità ottocentesca quasi carichi di un senso di solenne responsabilità. Giacca in mano, passo tranquillo per godere degli aliti di un venticello fresco facendo lo slalom tra angoli d'ombra e pozze di sole, la tappa è d'obbligo in coda per uno dei migliori, e storici, gelati di Torino: dietro un paio di uomini d'affari in licenza e un gruppetto di liceali indecisi sui gusti, non ci vuole molto per ordinare un cono e un paio di gusti.

L'aria, piena di pollini che corrono qua e la disordinatamente sospinti da ogni corrente, rinfresca verso sera e la settimana si chiude con un grosso respiro di sollievo. E' stata, benché corta, lunga faticosa e stressante e per volta ancora il weekend arriva in soccorso portando un sospiro di sollievo. Breve però, perché dal prossimo sarò di nuovo in quelle lande lontane del Texas tra temperature oltre i quaranta e il desiderio di essere ovunque purché vicino alla mia bella folletta.