La volpe e il lucertolo

incontri al primo bivio

Di buzzo buono, le orecchie di sbieco sulla testa e un piglio deciso la volpe è partita una mattina alla volta del suo futuro, non come dicono certe canzoni che vorrebbero essere poetiche con pochi soldi in tasca e tanti ideali ma con una buona carta di credito coperta dal banco delle talpe, la cui reputazione è onorata ovunque, e poche idee chiare ma molto concrete pesate sull'esperienza di una vita alle prese con il quotidiano.

La partenza è stata facile: inforcate le scarpe giuste e messa in una tasca una mela per lo spuntino di metà giornata, visto che anche le volpi hanno capito i rischi di una dieta a base esclusivamente proteica, e una fiaschetta d'acqua nell'altra il mondo sembrava bello splendente sotto il sole e la strada una rassicurante compagna pronta a dirigerla fino al domani. Poi la volpe arrivò al primo bivio.

Quando si arriva a una biforcazione della strada normalmente siamo portati a dirigerci automaticamente verso casa o verso una qualsiasi delle destinazioni che raggiungiamo tutti i giorni, ma quando si sta camminando per lasciarsi dietro il passato e si ragigunge un bivio sconosicuto a tre vie rimangono perlomeno due strade alternative che corrispondono a un parallelo bivio filosofico: scegliere d'impulso la strada giusta e proseguire o sedersi a meditare la via cercando un segnale propiziatorio che ci faccia capire quale sarà il nostro futuro.

Fortunatamente la nostra volpe di filosofia non si è mai molto interessata, se non quella spicciola erroneamente definita "da massaia" da chi non sa che la vita della casalinga non è solo stirare e fare la spesa, così non sceglie ne a caso ne in base a qualche presunto segnale naturale volpimorfizzato ma si siede a riposarsi un attimo su una pietra e fermandosi improvvisamente si rende conto dei rumori del bosco intorno a se: il leggero tonfo delle grosse foglie secche che cadono dalle cime degli alberi quasi come se non sapessero bene che fare volteggiano in aria per qualche secondo e poi sbattono su qualche ramo dove si fermano un attimo prima di riprendere il balletto guidate nel walzer dalla gravità, e uno strano fruscio a singhiozzo che proviene da un pezzo di sottobosco colpito dai raggi del sole li vicino.

Incuriosita la volpe si immobilizza e trattiene il respiro, sa bene che il modo migliore per scoprire chi va là è aspettare che questi si faccia vivo e non andare a vedere di persona, che come i migliori horror insegnano si finisce sempre con una botta in testa o secondo gli insegnamenti dei migliori gialli con un coltello sotto la gola. Nel mondo animale certo non si vedono molti coltelli ne bernoccoli però tra denti aguzzi e zoccoli duri c'è ben poco da stare allegri soprattutto se sei una volpe che non raggiunge il metro alla spalla.

Passa qualche minuto prima che da una foglia gialla spunti prima una testolina allungata e poi tutto il busto di un lucertoletto bruttino e squamoso, grigioverdognolo non proprio a suo mimetico agio tra le foglie gialle e rosse dell'autunno inoltrato: i due si osservano in silenzio per un po', la volpe consapevole di essere in casa d'altri ma altrettanto sicura di essere ben più grossa del padrone, il lucertolo tranquillizzato dall'aspetto ben pasciuto dell'ospite imprevisto e da una mal riposta fiducia nei suoi riflessi secondo il vecchio adagio che c'è sempre una strada per fuggire dalla peggiore delle minacce. Si osservano in silenzio.

"Buongiorno", esordisce a un certo punto la volpe perchè non ha tutta la giornata da perdere in convenevoli. Un cenno della testa, una specie di apostrofo tracciato nell'aria è la risposta. Incoraggiata, la volpe prosegue "caldo il sole oggi?". Pausa, immobile. "Presumo di si, visto che se ne sta là a crogiolarsi, vero?" ci riprova la volpe ora vagamente a disagio, con una certa sensazione di prurito dietro l'orecchio molto comune quando si discute con una lucertola, animale che sa rimanere così immobile da provocare formicolii di simpatia sulla pelle di chi la osservi. "Buongiorno!" risponde il lucertolo dopo una ulteriore pausa che la volpe ha dedicato a grattarsi per cui questa resta un istante con la zampa posteriore alzata ferma in aria poi l'abbassa e con voce cordiale chiede "sa mica indicarmi quale è la via più diretta per superare la collina?, vede vorrei ridiscendere in basso prima che faccia buio". Pausa, formicolio che cresce. "Il sole si, ma l'aria è troppo fredda!", il suono esce di nuovo dalla bocca del lucertolo che o non brilla di rapidità mentale oppure è rimasto troppo a lungo nascosto sotto la foglia raffreddandosi nell'umido autnnale.

"Err, sa che ha proprio ragione, ma che ci vuole fare, le mezze stagioni..." si azzarda la volpe prima che un barlume di comprensione le si accenda in testa, le lucertole infatti sono molto metodiche e scrupolose per cui basta che aspetti e avrà risposta a tutte le sue domande. Pausa, lunga. La volpe sbadiglia, il lucertolo è immobile. Impassibile. "Si, certo, se prende a destra la strada sale quasi subito" esordisce l'animaletto a sangue freddo.

La volpe si volta a osservare la via indicatale, il sentiero coperto di foglie colorate di quei colori vivaci dell'autunno, gli alberi grigi e un po' spettrali sotto il cielo blu di una giornata troppo bella per essere solo soleggiata. "Certo fa bene, fa freddo in cima di notte. Però si affretti, fa buio presto in questa stagione", il lucertolo continua a snocciolare le sue risposte con ritardi degni di telefonate intercontinentali dell'altro secolo.

La volpe torna ancora una volta a guardare la strada da cui viene, può scorgere i confini della sua città natale con le sue ultime tane e viottoli, amata ma ormai insufficente a contenere il desiderio di scoperta del mondo. "L'altro giorno, quando ero giovane, l'estate stava per finire, e oggi è quasi inverno, pensi lei!", è la conclusione del lucertolo, ma la volpe ormai non si ricorda più a cosa si riferisca, così dopo un attimo di disagio si affretta a proseguire prima di iniziare una eonica discussione sul clima che finirebbe in letargo prima dell'avvento dell'inverno.

Così la volpe superò il primo bivio lungo la sua strada, ancora piena di determinazione a continuare visto che il grosso della salita per superare la collina si trova ancora davanti a lei. Speriamo bene per il futuro visto che le volpi hanno le gambe corte e spesso la determinazione si scioglie come un panetto di burro al sole colando dalle pieghe della carta come un vago senso di frustrazione per i buoni propositi traditi.