Esame di stato

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Penombra, una lampada da tavolo di quelle con il gambo metallico e la testa a cono che sembra una via di mezzo tra la pettinatura di una signorina di sessant'anni e il casco di un parrucchiere, oscurità respinta a fatica dalle pagine di un codice, pesante.

Il resto della stanza al buio per focalizzare la distrazione sui pensieri dentro la testa piuttosto che sulle cose intorno, per addormentarsi meglio con la guancia sulle braccia piegate sopra un foglio di appunti spiegazzato, perchè la mamma pensi che davvero qui si studia, per una botta di pazza paura che il momento dell'esame si avvicina e la testa, troppo piccola, non riesce a tenere dentro i frammenti di appunti. Quanto entra dagli occhi esce dalle orecchie, nomi, numeri, cifre, articoli, codici, eccezioni, sentenze, inizi a sognare un mondo anarchico, delle belle e semplici polis greche, una teocrazia dove le parole dell'inviato del dio di turno sono legge e niente altro.

Invece ti tocca una democrazia neanche più televisiva dove cavoli e cavilli si sovrappongono, dove per fare una professione non bisogna dimostrare di essere bravi ma superare sbarramenti ridicoli e protezionistici mentre altri fanno e disfano allegramente i pezzetti della società per cui ci indignamo, in cui e per cui viviamo. Di uno di questi innumerevoli, minimi, frammenti facciamo parte anche noi, il tuo esame, i nostri incontri sempre troppo brevi, e quello che ci riserverà il futuro.

Penombra, crepuscolo, e la luce, complice un autunno che volge all'inverno, sparisce senza pensarci troppo dietro il mare mentre aguzzi le orecchie per sentire il sordo tonfo del sole e il suo sfrigolio nell'acqua. La brezza salsedinosa con il suo tipico profumo di ragù ti abbraccia e ti fa rabbrividire, frizzante ottobrina, mentre ti culli ad occhi chiusi al suono delle onde che perseverano nel loro geologico tentativo di sciogliere l'Italia. Ti concentri sul rumore tranquillizzante, monotono e sempre diverso, ignorando il suono delle posate, lasciandoti andare a un abbraccio caldo, forte, che ti rapisce per un eterno istante da questo mondo portandoti in un -è pronto- limbo di carezze e dolci sussurri.

Ti senti chiamare di nuovo e mentre alzi la testa e inizi a formulare un pensiero torna improvvisamente il giorno, si accende la luce,la cena è pronta e ti sei addormentata sui codici.