Immaginando una serata lontana

Louisiana saturday night

Provavo a immaginare un Natale vissuto in un altro mondo, una languida e sonnolenta cittadina americana sparpagliata tra campi risaie e case rarefatte nascoste da un freddo umido che bagna anche le ossa, non così convinto da gelare, ma sicuro di voler fare la differenza dall'autunno alla primavera.

Case sparse, cortili grigi, alberi spogli fanno da contorno a strade desete dove solo qualche auto saltuaria porta a destinazione l'autista che pensa all'amore che lo aspetta, o alla moglie impaziente del suo ritardo. La vita, così oggi per il freddo e l'umido come d'estate per il caldo e l'umido, si svolge tutta dentro le case, tra il tavolo della cucina dove le ragazze chiacchierano sgranocchiando caramelle e il portico coperto sul retro dove gli ospiti giocano a ping-pong accompagnati da un violino di un qualche cugino che fa passare il tempo stridulo, energico e veloce.

Dietro al tavolo da ping-pong, nascosti da due poltrone, due cagnoni marroni e tristi guardano la scena, uno segue la pallina su e giù per il tavolo con scarsa attenzione, l'altro anziano con il muso sulle zampe dorme, o fa finta di, puntando verso un buco da cui una volta ha visto uscire un gatto. Non si sa mai.

Fuori ha iniziato a piovere, e l'umido penetra nel portico, così svogliatamente e senza velocità i giocatori fermano la pallina, fermano il violinista e ignorano i cagnoloni arrotolati sul pavimento dirigendosi nell'interno più accogliente, verso la cucina, centro gravitazionale della casa da cui si irradia luce, attorno alla quale si svolge la vita, un tavolo al centro, un frigo e un lavello intorno, fuochi elettrici a monito di potenziali pastasciutte scotte, sulle pareti foto che ritraggono pezzi della famiglia, cugine belle, mamme con bimbi in braccio, canuti nonni baffuti, lontani parenti innominati, figlie che erano piccole e oggi sono cresciute se non agli occhi dei padri perlomeno a quelli degli spasimanti.

Oltre le protettive dimensioni della cucina si aprono le aree comuni, spaziose, comunicanti, scure nella penombra che emerge spingendo tutti a convergere verso il centro della casa mano a mano che la sera precoce si fa avanti. In un angolo, dimenticato, un albero di natale colorato lampeggia al buio sperando, in mancanza della neve, almeno in un tappeto di regali su cui troneggiare. Ma l'attenzione di tutti è altrove, concentrata sulle sedie immerse nell'aria dai colori caldi proiettati da una lampadina vecchio stile appesa in cucina: Bonnie siede con la sedia girata, le braccia conserte sulla spalliera a sostegno di pensieri lontani, il suo viso assorto colorato di riflesso dai capelli rossi, silenziosa. Haley osserva Jim, Jim accarezza un gatto calcolatore con la coda dritta come un antenna che si tiene alla larga da Lora, che se può lo scaccia. Lei, appoggiata con la schiena al lavello, spazia su tutti con il viso solido e gli occhi sicuri.

La musica del violino di poco fa è cessata, lascia spazio a una radio di sottofondo che spande suoni di musicalità lontana, vivace, non abbastanza forte da disturbare l'intreccio di dialoghi che si dipanano nel calore della stanza, tra Lora e me, tra Haley e Luca, tra Jim e il gatto, tra Bonnie e i suoi pensieri. La pronuncia liquida e calda del sud degli stati uniti riempie l'aria, delicata, allungata, quasi sottovoce per non rovinare l'atmosfera intima che si è formata. Gli argomenti dei discorsi non sono importanti, possono essere abbozzi di desideri non espressi, intime confessioni tra amici di lunga data, circostanziali parole di convenienza, soddisfazione di semplici curiosità, quello che conta è il momento da congelare nella sua posata dinamicità, nei suoi tenui e pastellati colori, nella morbidezza dei suoni.

Quando la radio si decide finalmente a trasmettere qualcosa che merita di essere elevato da puro sfondo per diventare supporto a un contatto, a mani che si uniscono per ballare, il tavolo viene spostato di lato e Lora mi prende guidandomi nei passi di un ballo che mi è nuovo ma che finisce troppo presto, e ci separiamo. Bonnie si scuote dai suoi pensieri, torna tra noi, scavalca la sedia e prende un Luca perplesso, indeciso su quanto passivamente accettare l'invito perchè la coscienza verso l'amata lontana possa essere mantenuta sopita. La radio ci lascia orfani di musica, ma Jim decide di entrare in gioco con il suo violino e presto la giornata chiude con una serata viva, sudiamo, balliamo, la cucina si trasforma nella nostra principesca sala da ballo, la nostra orchestra un violino, gli abiti da sera i jeans, il premio: un bacio.

[pre] Hey you get down the fiddle and you get down the bow Kick off your shoes and throw 'em on the floor Dance in the kitchen 'til the morning light, Louisiana Saturday night! Waiting in the front yard sitting on a log, Single shot rifle and a one eyed dog. Yonder come the kinfolk, in the moonlight Louisiana Saturday night! My brother Bill and my other brother Jack, Belly full o' beer and a possum in a sack. Fifteen kids in the front porch light, Louisana Saturday night! Kinfolk leave and the kids get fed, Me an' my woman gonna sneak off to bed. We'll have a little fun when we turn off the light, Louisiana Saturday night! [/pre]