Fatica e gioia

Un sabato sui monti

La felicità qualche volta si può ridurre a stendersi su un coperta buttata in mezzo a un prato, sotto il sole, scherzando con una persona sorridente vicino. Se poi intorno ci sono montagne autunnali che fanno la stecca alle giornate ancora senza neve e banchi di nuvole come le mucche che tornano verso valle dai pascoli estivi se ne vanno cogliendo la buona occasione di andare a rovinare il weekend di qualcun'altro, allora la giornata si può dire guadagnata e la felicità, sicuramente passeggera per il suo stesso bene, raggiunta.

Capita poi che il resto del pomeriggio offra sfide impreviste come riordinare spazi che sono stati utilizzati lungo tutta l'estate in maniera selvaggia, così ci troviamo davanti a due porte che danno su due vani che potranno definirsi stanze solamente dopo un lungo e faticoso lavoro di ricerca del pavimento in mezzo a cumuli di cartaccia, lenzuola vecchie, pigne, tappi, pennarelli, riviste stracciate. Ma la pazienza e la schiena sempre piegata alla fine hanno la meglio e il legno del pavimento alla fine appare, con contorno di trombe e fanfare immaginarie inneggiando alla nostra vittoria sulla Montagna Di Ciarpame.

Nostri alleati i sacchi neri, la scopa e una provivdenziale cassetta di plastica adibita a sedile di fortuna unico conforto per gli sforzi della valorosa squadra mentre occasionali passanti dalla porta aperta dileggiano canzonatoriamente e sbeffeggiano, sottostimando la nostra tenacia o minimizzando l'entità dell'impresa di cui ci stiamo vanamente glorificando.

Fuori, il giorno cede ormai sempre più stanco dopo una estate di intensa attività il passo alla sera, soffusa intercapedine tra la luce e il buio, che pian piano scurisce verso la notte ammorbidendo i contorni degli alberi e spostando l'attenzione dalla valle ormai scura alle cime dei monti intorno ancora pastellati dei colori rossastri del tramonto. Qui il sole non sprofonda all'improvviso dopo aver ancheggiato un po' sull'orizzonte, come fa sulle grandi piaunre, ma viene tagliato come da un tapparella mentre ancora alto pennella i boschi con i suoi raggi di luce