Da Jebel Shams a Wahiba Sands

Oman interno

Buongiorno Jebel Shams!

Questa mattina ci ricongiungiamo con la nostra guida, Ali, che ieri è letteralmente crollato alle quattro del pomeriggio, causa notte insonne e vari bagordi da giovine vintino (ma sobri, è un musulmano praticante), il quale si profonde in mille scuse e un sacco di scherzi. Ali si rivelerà un personaggio davvero particolare e buono, quasi da solo un buon motivo per venire in Oman con il suo spirito e la sua tenera ingenuità un po' dovuta a questo popoplo semplice e onesto e un po' dovuto alla sua età e alla particolare condizione di questo paese, effettivamente assurto alla vita moderna meno di quaranta anni fa, per cui il padre non ha studiato ma i figli, tutti, avranno un titolo universitario preso, come Ali, magari addirittura all'estero (Dubai, vabbé).

La nostra giornata ci porta dentro il canyon, ma in automobile, entrando dal fondo sulla brutta pista accidentata che collega la pianura di Nizwa, cioè la civiltà, alla piccola comunità di pastori Shawi che vivono ancora oggi sul fondo del canyon, inesorabilmente tagliati fuori quando piove e il wadi Ghul si riempie d'acqua. Ma oggi non sono previste piogge e la poderosa toyota scavalca tutti i roccioni fino a quest'angolo di tempo congelato, dove colorate donne cedono il passo alle capre e gli uomini tessono spessi tappeti di lana colorati. Tazza di caffé d'obbligo, e strappiamo un buon prezzo per un tappeto di media dimensione.

Tra salire, scendere, entrare ed uscire si è fatto tardi, è ora di pranzo e del nostro secondo tentativo al ristorante: non siamo molto migoliorati, nel mangiare con le mani... ma Ali è comprensivo, anche se ci resta un po' di invidia quando lui ha spazzolato il abbondante quarto di piatto (riso, agnello e pollo) e i nostri quarti sono ancora un gran pasticcio di cibo spiaccicato. Giuriamo di essere sazi, forse siamo solo affaticati da questo esercizio amanuense.

Il vero spettacolo della giornata ci si apre più tardi, dopo un paio d'ore di auto e una dovuta sosta a sgonfiare le gomme, quando arriviamo a Wahiba Sands, l'enorme distesa di sabbia omanita dove trascorreremo la notte in un campo tendato beduino rimanendo estasiati dal fascino delle altissime dune, dalle varie sfumature di arancio e dalle mille morbide linee che la sabbia disegna tutto intorno a noi.

Prendiamo possesso della nostra tenda (un tappeto come pavimento e sotto sabbia), poi ci lanciamo alla scalata faticosa della duna più vicina: così ripida che ogni passo se ne fanno due indietro! Ma dopo tanti smoccolamenti e usando tutte le tecniche migliori che ci vengono in mente riusciamo ad arrivare in cima venendo ricompensati da una splendida vista in tutte le direzioni. Intorno a noi, dune a perdita d'occhio e il tramonto che si avvicina promette una pioggia di spettacolari tonalità di colore.

Andremo a godercelo in auto qualche duna più in là. E qui merita una digressione sulla guida nella sabbia: richiede potenza e abilità, che né ad Ali né alla toyota mancano, così tra sgommate e scivolate superiamo le dune inseguendo il tramonto.

Nei lunghi trasferimenti in auto Ali ci racconta la sua storia d'amore: un paio d'anni fa' si innamora, come tutti i ragazzi, di una bella ragazza omanita grazie all'inusuale fatto che lei lavora in un negozio e possono, quindi, frequentarsi anche se informalmente e in gran segreto scambiandosi chissà quanti sguardi e parole di sotterfugio. Nel corso dei due anni, complice la tecnologia, si scambiano fiumi di SMS e telefonate (sempre in segreto) e, perfino, un paio di galeotte fotografie che, ahi lui, finiranno nelle mani del fratello maggiore della lei in questione. Beh, a nulla valgono le offerte di matrimonio di Ali, ovviamente inviate come tradizione vuole tramite suo padre al padre della lei, nè le mille preghiere dirette e indirette rivolte al fratello ormai irato per aver scoperto una foto di lui sul telefonino di lei. Telefonino sequestrato e un bel monito a non farsi più vedere dalle parti del negozio dove lei lavora. Ormai da tre mesi, buio totale. Ali spergiura che lei fosse d'accordo al matrimonio, e, anzi, che la richiesta formale sia partita prima (e abbia forse scatenato) della scoperta del fratello di lei. Sta di fatto che il cuore del nostro provero Ali ora è infranto e a noi resta il compito di consolarlo. Il ragazzo, infatti, pur in uno strano misto di tradizione e modernità, è pur sempre innamorato, concetto che da queste parti non trova molta comprensione. Sicuramente non nella sua famiglia, dove il padre per consolarlo gli ha proposto non una ma ben tre potenziali mogli (già consenzienti) per convolarlo lo stesso a veloci nozze. Lui rifiuta, il cuore ha bisogno di tempo per rimarginarsi. Anche l'Oman tradizionale sta cambiando...

Questa sera gioca Oman-Quatar: 0-0. Coppa del Golfo 2009.