Dubai-Muscat

Dagli UAE all'Oman

La strada che separa Dubai da Muscat, gli Emirati dall'Oman, è dapprima una striscia di asfalto dritta come un fuso che punta dal piatto deserto verso le frastagliate lame di roccia marroni che delimitano la zona di Hatta e il confine tra i due stati. Il de solato piattume del nulla che circonda la favolosa Dubai lascia rapidamente posto, con tutti i suoi sobborghi satellite, a graziosi paesi color sabbia arroccati sulla roccia che, circondati dalla leggera umidità del mattino invernale galleggiano immersi in un paesaggio da favola.

Le formalità di confine sono dapprima celeri, in uscita dagli emirati un timbro e via, per poi rallentare bruscamente in ingresso in Oman dove i nostri bagagli vengono perquisiti alla ricerca di alcohol e droga da un paio di tuniconi questa volta più colorati del solito, monotono, bianco degli emiresi.

Il nostro bus è partito la mattina presto dal DNATA office, a Deira. In effetti, siamo arrivati un poco troppo in anticpo e abbiamo dovuto aspettare che l'autista si svegliasse e ci aprisse la porta, che l'addetto pulisse (sommariamente) il bus e che gli altri passeggeri salissero a bordo: due ragazze giovanissime velate in nero, una famigliola indo-qualcosana e un altro turista, un ragazzo giovane coreano residente a Washington DC decisamente fuori posto e qualche tunicone turbantato panzoluto. L'autista, un barbuto e gioviale signore di mezza età che guida come un pazzo strombazzando a tutti i mezzi più - o meno - lenti di lui.

L'autista si rivelerà molto sagace: pur parlando poco inglese si prodigherà nel rendere il nostro viaggio il più vantaggioso possibile riuscendo a non farci pagare il visto di ingresso in Oman (ci rilasciano un assurdo visto da 3 settimane gratuito invece del classico da 4 settimane, che costa 12 euro). Superato il confine vero e proprio, e con esso il controllo dei bagagli e l'annusata del cagnolotto antidroga, il bus si ferma poco dopo al posto d'ingresso dove ci ritirano il passaporto e con dovuta calma, applicano il visto d'ingresso in Oman. Sosta bagno e bancomat sono d'obbligo per scaricare la vescica e rifornirci di Riali omaniti.

Il resto del viaggio procede fin troppo veloce per il nostro vecchio bus, lungo la super-strada a quattro corsie che raggiunge Ruwi, il centro d'affari di Muscat. La strada, circondata dal deserto su entrambi i lati, è assurdamente tappezzata di fiori e erba verde, segno della ricchezza dell'Oman e della cura dei particolari voluta dal sultano Qabus (leggi cabus).

Muscat ci accoglie con uno scorcio veloce dell'immensa "Grande Mosque" e poi con le brulle montagne marroni, selvagge, che la circondano da ogni parte trasformando il panorama urbano, composto da case bianche molto ordinate e pulite, in un'affascinante mistura di umano e naturale, idealmente fiancheggiato dalla lunghissima "corniche" lungo il golfo persico che percorriamo tutta, circa 4km, dal centro di Mutrah a quello, vero e proprio, della Città Vecchia di Muscat, sede dei due principali forti portoghesi e del palazzo del Sultano.

Lungo il mare, mano a mano che il pomerggio diventa sera e la mite temperatura di quasi 30 gradi degrada verso un fresco molto piacevole, la corniche si popola di gente. Anche qui parecchi indo-pakistani ma pareggiati, nel numero, da omaniti indigeni nei loro buffi tuniconi nazionali, che si distinguono da quelli emiresi per via della mancanza di colletto e del berretto, fatto a tupè invece che a tovaglietta-kefiah.

Lungo la nostra passeggiata incontriamo e superiamo molti resti di fortificazioni: la torre di guardia, la antica porta della città e i due forti ancora oggi in uso dalle forze militari del paese. Come ci dirà in seguito la nostra guida, Alì, certo che agli omaniti serve un esercito, e se gli stati uniti dovessero decidere di attaccare loro, dopo l'Iraq? Bella fiducia che gli USA si sono guadagnati da queste parti.

La nostra visita di Muscat prosegue tra bandiere nazionali esposte un po' ovunque, dalle auto alle case, per festeggiare patriotticamente l'inizio della Soccer Gulf Cup, domani. Dribblati da un po' di bambini che ci corrono intorno curiosi e percorsa la corniche anche all'indietro, splendide le fontane con la luce colorata che si attivano al buio, ci immergiamo nel Souq di Mutrah, famoso per le pashmine e gli oggetti d'oro e di argento, dove siamo avvicinati con grazia dai negozianti che cercano di venderci qualcosa ed è invero difficile restare insensibili agli oggetti in vendita, moltissimi ben fatti, per lo più artigianalmente, e originari dell'Oman.

Un paio di succhi di frutta freschi e un sandwitch ci congedano per la nanna, non prima di u n giro smarriti per il dedalo di viuzze nel retro del Souq, di nuovo tra stormi di bambini che ci gridano "how are you" e cercano di stringerci la mano.

Se Muscat, la città più grande e più moderna dell'Oman, è così tranquilla e sicura, allora davvero come dicono questo paese è un piccolo paradiso senza crimine dove anche un turista può girare ovunque senza temere altro che rimanere senza benzina lungo una strada tenuta in perfette condizioni.