Nanchino

Il nostro ultimo risveglio a Shanghai passa tra il checkout dall'ostello e la stazione dei treni dove troviamo due posti "standing" sul primo treno per Nanchino (Nanjing). Che cosa significhi sarà più chiaro dopo la puntata del blog dedicata ai treni veri e propri, che arriverà presto. Per il momento accontentatevi di sapere che per un viaggio di poco meno di quattro ore viaggiare senza posto a sedere non solo è normale ma nemmeno molto scomodo.

Lungo il tragitto da Shanghai a Nanchino all'improvviso il panorama inizia a mutare, il piattume senza sosta grigio e gonfio d'acqua lascia il posto a moderate colline e avanzi di insediamenti industriali. Benché il tempo resti comunque coperto ci illudiamo dati gli sprazi di azzurro lungo la via. Durerà comunque poco perché saremo costretti a concludere i nostri giri il pomeriggio presto causa diluvio universale al quale i cinesi paiono non fare caso: tirano su le mantelle sulle bici e aprendo gli ombrelli continuano a camminare lungo strade che diventano fiumi in piena e incroci dove occorre guadare le pozze a terra più che le auto. Non pare che il "bagnato" sconvolga troppo i locali così come il "meteo", che li lascia del tutto indifferenti.

Beh, come al solito la stazione è un po' fuori mano rispetto al centro ma, avendo selezionato sul tecnolo gico cellulare-gps
l'ostello Fuzimiao come nostra destinazione, ci fidiamo delle indicazioni trovate a Shanghai e prendiamo l'autobus n.1 che ci lascia a poca distanza, percorsa rapidamente con i nostri fidati trolley. L'ostello si rivela gradevole anche se un po' muffito e poco internazionale. Il personale infatti non spiccica quasi una parola di inglese, gli ospiti sono per la maggior parte cinesi o giù di lì, per fortuna i gesti e la guida ci sono d'aiuto anche questa volta.

Nanchino si presenta con un intero pomeriggio a disposizione e, benché il tempo non prometta nulla di buono, usciamo fiduciosi incrociando tutte le dita. Per un po' tutto bene, visitiamo l'area pedonale Fuzimiao piena di gente, bancarelle, negozietti, colori e allegria, compreso il museo dell'antica sede della scuola degli amministratori di palazzo dove ci facciamo un po' di risate con le traduzioni in inglese molto, come dire, fantasiose.

Nanchino è una vivace città, poco più grossa di Suzhou, e poco conserva del periodo in cui fu capitale dell'impero, ma l'atmosfera è più "normale" rispetto a Shanghai, diciamo senza pretese di grandiosità, i palazzi più semplici se pur come al solito altissimi, l'aria complessiva è più sporca e caotica, ma basta girare un po' per rendersi conto che è al tempo stesso più tranquilla e vivibile della grande sorella poco lontana.

Girovagando senza meta per il centro ci imbattiamo nientepopodimeno che in Wal-Mart, che scopriremo essere il fratello cinese del colosso americano, presente in quasi tutte le città di almeno 4 milioni di abitanti. Forse è una punizione per esserci lasciati andare allo shopping in un tale paradiso capitalista (in ogni caso i prodotti sono tutti cinesi e pure lo stile è propriamente cinese, forse pure la qualità), ma quando ne riemergiamo ci troviamo nel mezzo di un temporale monsonico (che ainoi durerà tutto il resto della giornata) che ci costringe a immergerci nel centro commerciale successivo, l'unica libreria della città, enorme, distribuita su cinque piani con tanto di sezione calligrafica e audio libri in ingua inglese. All'uscita, però, solleviamo bandiera bianca e, dopo dure lotte contro i troppi locali, ci impadroniamo di un economico taxi per rientrare al Fuzimiao (15€ stanza doppia con aria condizionata, bagno e doccia, ma senza finestra) sotto gli scrosci di pioggia battente.

Incredibilmente l'ostello ancora galleggia, anzi resiste con poche perdite interne: attendiamo l'arrivo di Noé dopo una buona notte di sonno.