a:3:{s:4:"type";s:9:"threelist";s:9:"structure";a:3:{s:4:"left";a:2:{s:4:"data";a:0:{}s:5:"style";a:3:{s:5:"width";s:4:"auto";s:6:"margin";s:3:"0px";s:3:"top";s:3:"0px";}}s:5:"right";a:2:{s:4:"data";a:0:{}s:5:"style";a:3:{s:5:"width";s:4:"auto";s:6:"margin";s:3:"0px";s:3:"top";s:3:"0px";}}s:4:"body";a:2:{s:4:"type";s:4:"text";s:4:"data";s:4459:"

Sveglia presto anche oggi, per smontare con calma la tenda e

avere ancora il tempo di salutare i nostri compagni francesi oltre ai nostri ospiti polinesiani e i loro simpatici gatti. Oggi lasceremo Tikehau alla volta di Manihi, nuova isola, nuova avventura! Così il volo, dopo una lunga attesa all'imbarco a causa del gruppo di fedeli in processione che sta rientrando verso Rangiroa con noi e imbarca parecchie centinaia di chili di cibo e beni vari avanzati, decolla alla volta di Manihi, con uno scalo intermedio dove siamo costretti a scendere per rifornimento carburante.

Manihi è la nostra ultima meta tra le Tuamotu: l'aeroporto, davvero minimo, si compone di una tettoia e una camionetta dei vigili del fuoco. Sotto la tettoia, da un lato, una hostess smista bagagli e passeggeri affinché chi sbarca non si scontri con si sta per imbarcare: il nostro velivolo prosegue infatti per Papeete prima di terminare il suo viaggio di oggi. Ormai ci stiamo abituando a questi aeroporti microscopici e il ritorno alle grosse strutture internazionali sarà, temo, un po' traumatico... per non dire che qui la restizione sui liquidi non esiste ed è una comodità senza pari. Ma come facevamo, una volta, quando volare era semplice così? Perché non si può tornare indietro?

Usciti dall'aeroporto troviamo ad aspettarci Alain, un francese sui quarantacinque anni dal fisico asciutto, abituato a lavorare sodo che sarà la nostra guida e accompagnatore per tutte le escursioni su questa isola. Alain, infatti, è il factotum del nostro ospite Edmond, il gestore della pensione.

Il nostro unico contatto con l'insediamento di Manihi, un grazioso sonnolento e tranquillissimo paesello posto tra l'unico passo di accesso alla laguna e i motu, è una breve sosta per comprare qualsiasi cosa ci possa servire, visto che la pensione è a quasi un'ora di barca sull'altro lato della laguna. Qui al paese abbiamo modo di fare maggior conoscenza con il nostro unico compagno di pensione: Antonio, un cinquantenne italiano giramondo, solitario e molto chiacchierone, con cui avremo modo di scambiare molti racconti (soprattutto come ascoltatori) di viaggi.

Manihi è un atollo piuttosto piccoletto: pochi chilometro di diametro a forma ovale, popolata di tanti resti di "ferme perlier" abbandonate (nel periodo d'oro erano 54, oggi circa 15) oltre a due sole pensioni: la nostra e un resort di lusso che scopriremo pieno, come al solito, di italiani. Arrivati alla pensione siamo accolti da Edmond, il proprietario, in slip e nulla altro, ne sopra ne sotto. Ha caldo, sottolinea Alain. Edmond è un signore sessantenne gioviale e di poche parole che abbina la sua passione per la cucina a una altrettanta passione per l'abbigliamento minimale. In ogni caso è innocuo e invisibile (nonostante la stazza notevole) se non a cena, dove ci serve con solerzia e una classe molto francese e un po' fuori luogo. Alain, assieme a Tiki e Milki, sono le uniche anime con cui avremo a che fare, noi e Antonio, per i tre giorni in cui saremo su questa isola. Tiki, pastore tedesco basterdello di 18 mesi e Milki, bianca giovane cagnolona molto fetente e dispettosa, sono i due vivacissimi e dinamicissimi abitanti canini del motu su cui si trova la pensione: tutti e due molto gelosi di noi, non fanno altro che menarsi e spingersi per essere l'unico cane che ha il privilegio di seguirci nelle nostre peregrinazioni da tutti i lati del motu che provvediamo ad esplorare con dovizia sia dal meraviglioso lato oceanico che dal lato laguna, dove i resti di una antica ferme perlier si prestano a una visita in snorkeling nel pomeriggio, anche se il "pesce" più significativo che vediamo è Milki, che dobbiamo scacciare più volte affinché non ci faccia male con le sue zampe mentre nuota troppo vicina a noi.

La cena, ben cucinata da Edmond, è a base di "muscle" di ostrica fatto in tutti i modi possibili. In pratica, si tratta della parte "muscolare" dell'ostrica che ha il compito di stringere le valve. Grosso più o meno come un fegatino è morbida e si presta ad essere mangiata cruda come antipasto, bollita al sugo come primo e, mi sa, pure fritta come secondo, se non ci fosse del meraviglioso pollo avanzato dal pranzo.

Notte! ";}}s:5:"title";a:2:{s:5:"title";s:10:"Manihi (1)";s:8:"subtitle";s:14:"Edmond e Alain";}}