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E' senza eccessivo dispiacere che ci apprestiamo ad

abbandonare questo mezzo paradiso sovrapprezzo che è bora-bora. Certo è stupenda, ma le meraviglie che ha da offrire sono disponibili solo a un prezzo troppo alto e, anche se uniche, non lo meritano.

Saltiamo sul truck per Vaipe, dove il traghetto ci porta sul motu mute a prendere il nostro ATR-42. Destinazione Rangiroa, il nostro primo atollo oltre che capitale amministrativa dell'arcipelago delle Tuamotu (tristemente famoso per Mururoa, ma anche meravigliosamente famoso come destinazione unica per il diving). Difficile descrivere a parole la sensazione di veder spuntare, all'improvviso, nel mezzo dell'oceano blu a perdita d'occhio una sottile striscia chiara, circolare. Intorno il blu scuro, in mezzo l'azzurro cristallino della laguna. Al confine, una striscia di terra talmente sottile e leggera da sembrare quasi un miraggio, un'oasi nel deserto del mare.

Rangiroa (ranghiroa) è un atollo molto grosso. La laguna misura 75km di diametro e circa 240km di circonferenza, ed è per lo più composta da motu fatti di corallo e palme. Sono quindi i motu a diventare l'isola vera e propria, con ben due paesi agli estremi di una unica strada asfaltata lunga 10km, da 50 a 200 metri di larghezza tra la laguna e l'oceano, ti senti davvero immerso nella natura e a contatto con il mare. Ba tutti da un vento costante che tira dall'oceano verso la laguna, i motu condividono la terra con le palme e il cielo con il mare.

Le ore centrali della giornata sono caldissime, il sole non dà tregua senza speranza di sollievo nelle rare nuvole che corrono sempre e non si fermano mai: non resta che stare all'ombra di una palma o tuffarsi nell'acqua cristallina, dalla temperatura ideale e calmissima.

Un po' ci manca la spiaggia di bora-bora, ma questo è il vero paradiso. La nostra pensione (Teina&Marie), la più antica e dal miglior rapporto posizione/prezzo dell'isola, è un insieme di costruzioni in parte di legno di palma immersa in un piccolo villaggio secondo i canoni polinesiani: quindi poca privacy e tutto in comune con i vicini che alle cinque del mattino si mettono a spazzare la ghiaia dei viottoli.

Il nostro ospite, cortese, ci fa fare un giro turistico dell'isola: la banca, la scuola (fino a 16 anni, dopo, fine degli studi) e pure a casa sua che si compone di due baracche senza pareti e con il tetto fatto di fronde di palma. Ci spiega che qui non serve altro: il bagno si fa' in mare, il vento fa' solo piacere e la palma ripara bene dalla pioggia. Osserviamo i materassi di gommapiuma buttati sulle assi di legno e restiamo dubbiosi.

La TV LCD 40" l'hanno messa nella sala da pranzo della pensione, dove la moglie passa le sue giornate stravaccata sul divano. Dimenticavo di dire che la sua auto è un monovolume-SUV della Renault piuttosto costoso.

L'isola non smette mai di meravigliarci. Che fascino passare in cinque minuti a piedi dalla frastagliata e selvaggia costa oceanica alla quieta e paradisiaca laguna dai colori intensi e vividi.

Per cena, miracolo, troviamo del riso da comprare in un negozietto e ce lo cuciniamo con un po' di sugo, prima che intervengano i nostri ospiti offrendoci patatine fritte, quattro tranci di pesce alla griglia e due cosce di pollo. Che abbuffata! ";}}s:5:"title";a:2:{s:5:"title";s:18:"Rangiroa (Tuamotu)";s:8:"subtitle";s:21:"Gli atolli, paradisi!";}}