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Buongiorno, Polinesia! Dopo una valida notte di buon sonno mi sento cucinato al punto giusto dalla dose di sole di ieri, come una pizza appena sfornata: ben cotto!

E' arrivato il momento di lasciare Chez Henriette, dopo due notti in questo gradevole bungalow in cemento, è ora di cambiare aria e esplorare una nuova isola, andare aventi con il nostro programma di viaggio, anche perché due giorni sono stati sufficienti a esplorare ogni angolo di Huahine, benché resti un posto affascinante e un po' dispiace andarsene. Dopo aver riconsegnato lo scooter, Gaston ci porta all'aeroporto chiacchierando del motore della sua barca, potente, e della sua attività di pesca.

Destinazione del nostro volo: Moorea! L'isola che va a braccetto con Tahiti e che ne eredita, almeno un po', il fascino tropicale che, invece, li non si trova. Per rientrare un po' dei costi qui abbiamo optato per un campeggio, che però si raggiunge solo con un pulmino turistico che fa il giro delle sistemazioni. O almeno lo farebbe se la buffa signora alla guida non sbagliasse ogni volta strada consegnando i turisti sempre nel posto sbagliato o collezionando una serie di inversioni a U capaci di bruciare una sessantina di punti di patente a qualsiasi pilota italiano.

Tant'è, riusciamo anche noi a raggiungere Chez Nelson, grazioso ben equipaggiato e soprattutto a bordo mare: sei gradini in pietra, ed è tutta sabbia, così ci pensiamo un attimo prima di decidere di optare, comunque, per lo spiazzo sul retro, più lontano dal mare di una cinquantina di metri, ovviamente con l'apertura ben rivolta al vento e facendo attenzione ad evitare ogni palma di sorta. Domani sera capiremo di aver fatto una buna scelta, quando l'altra metà del campeggio sarà ricolma di giovinastri caciaroni di Tahiti in gita per un weekend.

Moorea è un'isola piacevole, anche se lo "strip" superturistico di haruru point, dove siamo noi, è poco attraente con i suoi negozietti acchiappaturisti e la fila ininterrotta di staccionate che impediscono l'accesso alla spiaggia, basta scarpinare quei dieci chilometri più in là per superare Obuhunu bay (famosa per averci girato gli ammutinati del bounty) e addentrarsi nell'entroterra, risalendo verso il belvedere point, altri cinque chilometri buoni e una accalorata salita ripida dopo, da dove effettivamente si gode di una ammaliante vista sulle due baie: Obuhunu e Cook. Intorno a noi, boschi e roccie a picco, panorama spezzato solo dall'affascinante vista del mare.

I più si accontenterebbero di qualche meravigliato "oh", magari un "ah", e forse pure un "però", noi no, noi lasciamo la strada asfaltata e ci inoltriamo giù per un sentiero immerso in meravigliosi boschi con albero contorni e sottilissimi, come delle altissime vele, che trasformano l'ambiente tropicale in una meravigliosa isola del tesoro dall'aria immota e dalla luce tenue, misteriosa. Lungo la strada, alcune delle solite marae e un simpatico signore che vende ammennicoli per turisti, al belvedere, a cui chiediamo consiglio per la strada da seguire e che scopriamo avere niente meno che antenati italiani, pugliesi per la precisione, e in effetti potrebbe essere una grossa copia di Lino Banfi, solo un po' più abbronzato.

Tuttavia le sorprese della giornata non sono ancora finite, infatti scopriamo che gli ananas non crescono sugli alberi (oh che ignorante che ero!) bensì da piante basse, alte poche spanne sul terreno, un frutto per pianta, esattamente al centro della rosa delle foglie coriacee. Impariamo anche che il grosso degli abitanti di uesta isola vive nei villaggi sperduti per le vallate boscose, fresche e lussureggianti che dalle due baie confluiscono nell'interno dell'antico cratere ormai spento, villaggi collegati da piste sterrate che noi percorriamo con passo deciso, causa avvicinarsi del tramonto e distanza dal campeggio, ma stanco. La sete, magistrale, la spegnamo solo dopo assere tornati nella civiltà lungo la strada costiera presso un discretamente rifornito supermercato.

E' ora di fare il punto, sono ormai le cinque passate e siamo, se i conti tornano, grosso modo a 28km di strada dal campeggio. In linea d'aria sarebbero molti meno, ma non è il caso di attraversare a nuoto la Obuhunu bay, larga e profonda, quindi ci impegnamo a fare auto-stop finché non si ferma un vecchio land-rover guidato da due ragazzi molto simpatici... Destinazione campeggio!

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