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Oggi proseguiamo verso altri lidi, ma prima della partenza la sgradevole sorpresa di un conto troppo salato per via di una lunga serie di "piccoli" extra che il nostro furbo ospite si è ben guardato da comunicarci che fossero, appunto, considerati "extra" rispetto al prezzo concordato. Per cui abbiamo pagato "extra" il trasporto da/per l'aeroporto, il trasporto in barca fino al paese e altre cosette poco gradevoli. Risultato, abbiamo pagato il doppio del previsto. Mica poco. Ricordate: pension Marau, Maupiti, l'ospite è scorretto sapendo di esserlo.

Bene, proseguiamo il viaggio con un altro ATR-42 desinazione Raiatea, il volo è molto breve e siamo accolti da un grosso aeroporto: c'è il bar e un piccolo negozietto (poco fornito) di souvenir! Così anche il paese di conseguenza, ci sono ben due supermercati oltre a Champion e perfino due strade differenti che lo attraversano: una lungo mare e una lungo negozi. Il nostro camping ci viene a prendere e finiamo per piantare la tenda su un bel prato ombreggiato da cocotier (palme da cocco), dove indoviniamo subito le due regole fondamentali del campeggio da queste parti: mai sotto i cocchi (che tendono a cadere con sonori tonfi senza preavviso) e sempre con l'apertura dalla parte del vento, in modo che l'arietta di notte possa tenere bella fresca la tenda e possa spazzare via un po' dell'umido del mare.

Visto il tempo coperto e la minaccia di pioggia, l'isola alta infatti calamita le nuvole vaganti, noleggiamo un auto per quattro ora, più che sufficenti per fare il giro completo dei 60km dell'isola fermarci al belvedere (coperto di nuvole) e visitare con dovizia tutti i vari siti archeologici presenti. Appreziamo la bellezza rigogliosa della natura e pure la piovosità che ne garantisce il colore verde. Altro da vedere non c'è, tolti i siti archeologici (marae) che già ci vengono a noia: si tratta di semplici piattaforme di pietre a secco, senza eccessivo fascino, quasi tutte restaurate dove venivano svolti i vari riti carimoniali prima che il cristianesimo cancellasse la cultura polinesiana in favore dell'attuale vuoto spinto. Immaginate una distesa di pietre lunga venti metri e un muro alla fine, altro due metri massimo. Pietre nere.

Ceniamo con un sacco di pesci ma non nel senso che noi mangiamo loro, nel senso che loro mangiano la mia cena mentre cerchiamo di fotografarli ammaliati dalla varietà di colori e fogge sulla punta del moletto del nostro campeggio. Ci sono quelli verdi, quelli blu, quelli rossi, quelli a strisce e a pallini, quelli grigi e queli fosforescenti. E' solo la pioggia che ci fa fuggire al riparo verso la nostra prima notte di campeggio. ";}}s:5:"title";a:2:{s:5:"title";s:31:"Raiatea (i.Società, Polinesia)";s:8:"subtitle";s:24:"L'isola della pioggia...";}}