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Sveglia presto, mezz'ora prima della sveglia, ecco cosa ti fa il Jet Lag quando il tuo metabolismo non capisce più che ora sia o, se è per questo, che giorno sia. Lasciamo il nostro umidissimo ostello per un giro tra le sonnolente vie di Parnell, quartiere dai colori vivaci di Auckland fino a raggiungere "One three hill" (la Collina dall'Albero Solitario) dove però da qualche anno non c'è più l'albero solitario, morto e rimosso, ma solamente un obelisco e un gran bel panorama a 360 gradi su tutta Auckland, da mare a mare. Salendo, un sacco di gente che corre o fa footing su per la collina e pure un paio di Maori che bevono birra (alle 7 di domenica mattina) su un muretto molto panoramico.

E' nuovamente aeroporto, questa volta in attesa del volo NZ40 per Papeete, FA'AA international Airport, French Polynesia, nella bella lounge Star Alliance di Air New Zeland. Il volo ci proterà, in 4.50 ore, su un Boeing 767-300 allestito comodo se non particolarmente moderno, a coprire circa 4000km e -22 ore di fuso orario. Nel senso che arriveremo ieri tra due ore, tornando di nuovo a vivere sabato 20 sera, come abbiamo fatto ieri sera.

Così, eccoci arrivati: oggi è di nuovo il 20 settembre 2008, esattamente come ieri, e dopo un abbozzo di inverno in Nuova Zelanda siamo accolti da una calda folata di aria estiva, da un bel sole al tramonto (sono le cinque di sera, ora locale...) e un paio di donne che ci mettono le tiare, i fiori tradizionali polinesiani, dietro le orecchie. Il nostro 767 frena con impegno sulla pista giusta giusta per non ammarare, invece che atterrare, e noi scendiamo lungo la scaletta dell'aerporto internazionale più particolare che abbiamo mai visto: tetti di palme, grossi ventilatori invece dell'aria condizionata e poche pareti, giusto lo stretto indispensabile, separano la struttura intera dall'aria aperta, ventilata, principale sollievo al solleone polinesiano.

I controlli sono semplici e veloci, niente timbrino sul passaporto perché la Polinesia è una colonia francese e, quindi, sostanzialmente Unione Europea, superiamo anche la dogana senza inconvenienti e siamo fuori, sotto una tettoia aperta su tre lati che contiene i check-in i negozietti e tutto il resto, allietati da un gruppo di danzatori tradizionali piazzati apposta per intrattenere i turisti internazionali al loro arrivo, per il resto grandi automobili e stradoni asfaltati non mantengono la promessa di fascino che il nome "Tahiti" porta con se a casa, nella vecchia europa.

Volenterosi iniziamo a trascinare i nostri trolley sulla strada verso la nostra pensione, Chez Myrna, ma secondo una regola che presto apprenderemo a Tahiti è impossibile per un turista camminare a lungo senza essere, forzatamente, caricati sul pickup di qualche locale che, un po' curioso e un po' mosso a compassione, insiste per portarti a destinazione sostenendo che sia lontana o che i bus non ci siano a quell'ora del giorno o altre simili scuse. Poco male, infatti siamo caricati da una coppia di signore che ci portano fino a un centro commerciale dove poi chiamano Myrna e quest'ultimo, un ometto tedesco che parla francese ed è un po' sordo e scorbutico, ci viene a prendere e ci porta a casa sua, dove affitta alcune stanze a poco prezzo, ma molto dignitose, per i suoi ospiti. La migliore sistemazione economica in Tahiti, a sentire la nostra guida. E ci crediamo.

Il sabato sera di Papeete, non potevamo certo non fare un primo giro esplorativo in serata, è un po' triste, senza molto da offrire altro che auto taroccate che sgommano e un paio di locali con la musica tunz che emana dalle porte aperte, il gusto complesivo è un misto di sud america e francia, tutto insieme. Ci mescoliamo ai locali per mangiare un trancio di mahi-mahi alla griglia con riso a una "roulotte" nella zona del porto turistico, popolarissime ed economicissime (per il luogo) combinazioni per mangiare seduti su dei tavolini di plastica cibo cucinato sul momento su dei barbecue poco distanti. 15 euro per un trancio di pesce e del riso. Tahiti non è economica.

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