(Parigi) A piedi...

per Parigi

Nessuna città si presta meglio a girovagare, bighellonare, passeggiare, in generale lasciarsi trasportare dai piedi per le vie - che siano magnificenti Boulevard, poderosi Quay o Rue senza troppe pretese – di Parigi, città che riassume in sè non soltanto la Francia intera, ma, forse, un'intera fetta di mondo.

Così, passo dopo passo, dalle viuzze strette e ripide di Montmartre, giù per discese e svolte, fino al maestoso boulevard Haussman, asse dello sviluppo dei nuovi ricchi dell'epoca napoleonica, largo e di ampio respiro. Lo sguardo corre sui magici tetti di ardesia che non finiscono mai con i loro due o tre livelli di soffitte; accarezza le facciate ordinate e serie delle case d'epoca, tutte diverse ma tutte insieme eleganti; discende fino ai marciapiedi, evitando il rivolo d'acqua dimenticato aperto dopo le pulizie del mattino; rimbalza sulla fila di auto ferme parcheggiate, abbracciando le mille boulangerie con le vetrine piene di croissant au burre, aux amandes, pain au chocolat, au raisin, e altre infinite dolcezze per il palato.

I luoghi incredibilmente turistici come la piazzetta di Monmartre, Pigalle, l'Ile de la Cité, sono presto dimenticate, obliate dall'indifferenza del resto della città, contenute, ridimensionate, dalla gente che semplicemente va a comprare le baguettes, o si reca al lavoro affollando la metropolitana. Basta girare l'angolo, oltrepassare la fiumana di stranieri turisti e Parigi rimane magicamente normale, affascinante nella sua bellezza e ricchezza, ma non più turistica, regalando così al coraggioso camminatore le occasioni di assaporare il normale brusio di una città viva e indaffarata calata nell'atmosfera unica di Parigi.

Sono sempre i piedi, poi, che ti portano dalle viuzze tranquille e riservate fino all'Etoile, all'Arc de Triomphe, agli affollati e sfarzosi Champs-Elisee, con i loro marciapiedi larghissimi e i negozi sfavillanti, “più messa in scena” di meraviglie che veri negozi. E ancora, fino alla contrapposizione con i giardini de Tuileries e la facciata del Louvre, magistrale connubbio tra la ricchezza dei secoli passati e l'ingegneria moderna della piramide in vetro.

Ma se siamo arrivati fino a qui, allora bisogna continuare, bisogna ripartire alla ricerca dei piccoli negozietti tra Les Halles e l'Hotel de Ville, nelle viuzze del quartiere ebraico, intorno ai mille ristorantini giapponesi del 2ndo Arondisment, e poi su, di nuovo, per Beaumarchais, Place de la Republique, Boulevard de Strassbourg e la Gare de l'Est, alla Gare du Nord in un metaforico anello chiuso nuovamente su Montmartre o forse, Pigalle.

Non c'è sosta, non c'è riposo, l'intera città pulsa sotto la pianta dei piedi, implora di essere esplorata, scoperta, calpestata. Allora, questa volta, tocca alla Senna, ai suoi inaspettati canali plasmati e adattati al tessuto urbano, sommersi sotto i viali e, a tratti, liberi di respirare tra le case con eleganti ponticelli pedonali arcuati, fino a gettarsi nel fiume, assieme a noi, per risalire le isole di Saint Louis e de la Cité, tra mille piccole botteghe e la maestosità di Notre Dame, cattedrale e prima ancora architettura meravigliosamente leggera nella sua mole di pietra intarsiata.

La rive gauche, monumentale tra la Tour Eiffel, il Pantheon, il museé Dorsé, e al tempo stesso umana e vissuta, il quartiere latino, la zona della moschea, la piazza Saint Micelle, dove tutti si incontrano e così noi con Madjid, i rilassanti giardini Luxemburg a caccia di un raro raggio di sole seduti su un paio di sedie in ferro sul bordo del laghetto. Poi, su per le vie più nascoste, alla ricerca di strane librerie, e in sella a due biciclette che una “divinità Misericordiosa Delle Suole Fumanti” ci ha proposto dalle parti di Montparnasse per raggiungere la famosa Torre Eiffel, dritta, altissima, metallica, svettante in controluce nel tramonto.

A sera, la sintesi di molte sere, i piedi reclamano riposo e la schiena distensione. Il resto, è pura soddisfazione, mentre Parigi respira intorno a noi, fuori della nostra piccola stanza d'albergo.