Misahualli e back to Quito

(Ecuador centro-orientale)

Dopo una notte tranquilla e un piacevole risveglio col cinguettio di una banda di allegri uccellini è ora di ricaricarci il poco bagaglio che ci siamo portati dietro sulle spalle (uno zainetto e poco più a testa) e attraversare ancora una volta Tena per raggiungere il terminal degli autobus e fare un'ultima puntata, ancora più nell'interno della foresta, fino a un vicino villaggio.

Il cielo è grigio, ma promette un poco di sole e, nonostante il diluvio di ieri, miracolosamente poco umido.

Troviamo facilmente un bus scassato per Misahualli, piccolo villaggio di fiume poco distante da Tena dove veniamo accolti sulla piazza centrale da una colonia di scimmie cappuccine grosse come piccoli cagnolini, curiose e dispettose, mentre cercano di infilarci le mani in tasca e strapparci dalle mani le macchine fotografiche. Sono animaletti buffi, con i loro cinque (coda compresa) arti prensili robusti e muscolosi, hanno una mobilità e una agilità sorprendente, soprattutto quando fanno le evoluzioni tra i rami degli alberi con i cuccioli saldamente ancorati alle spalle.

Veniamo anche salutati da un salsicciotto botolino di razza canina, che però viene preso di mira dalle dispettose scimmiette che si divertono a tirargli la coda e farlo inciampare, tanto lui è troppo lento per riouscire a morderle, cosa che comunque prova tenacemente a fare. Basta avere qualche pezzo di pane in mano per far felici le nostre amiche, farsi dare la mano e pure venir sfruttati come punti d'appoggio per i loro spostamenti aerei. Tutto intorno alla piazza le scimmiette regnano incontrastate, rubando le cose dai tavolini dei ristoranti e arrampicandosi su per le grondaie.

Abbiamo poco più che il tempo di fare quattro passi superando il Rio Napo, affluente di quello delle Amazzoni, lungo una pista attraversata da due colonne di formiche rosse così grosse da venir pure in foto, e una enorme farfalla blu. A un certo punto la pista si riempie d'acqua e non ci resta che tornare indietro visto che non ci fidiamo a guadarla scalzi come fanno i locali. Lungo il fiume, lunghe canoe sospinte da pali e qualche procacciatore insistente che cerca di attirare i turisti in qualche lodge sperso nella foresta.

Da qui verso est, per migliaia di chilometri, solo foresta amazzonica.

E' un peccato non aver il tempo di addentrarci ulteriormente, ma ci tocca tornare a Tena e prendere un autobus per Quito (180km, 5 ore di viaggio) che si riempie fino all'orlo prima di gettarsi su un'eterna strada sterrata che ci fa risalire le Ande, nuovamente.

Bellissimo, tuttavia, il percorso dalla foresta lussureggiante agli aridi climi dell'alta montagna, fino al bivio per Lago Agrio, dove un posto di blocco anti narcotici ci costringe a scendere dall'autobus e farci perquisire. A dire il vero, noi siamo esentati solo mostrando il passaporto. Ciò che è un po' ridicolo è che la polizia faccia scendere tutti e controlli i bagagli, ma non controlli l'interno del bus su cui chiunque potrebbe aver lasciato un panetto di coca in bella vista senza che se ne accorgessero.

Le orecchie fanno pop mentre scolliniamo i 3200 metri prima di ridiscendere nell'enorme Quito, meta finale del nostro viaggio.

O quasi.