Bagnos

(Ecuador centrale)

Ci alziamo di prima mattina e ci rechiamo alla stazione per le sette, dove ci rimborsano il biglietto acquistato ieri comunicandoci che per quel giorno la ferrovia è stata perchè prenotata completamente da un'agenzia turistica americana e che l'unico modo di viaggiare è comprare da loro un biglietto alla modica cifra di 45$.

A poco valgono le proteste, non ci resta che rassegnarci e accettare il rimborso, ma, in fondo, è destino che questo giro in treno non si faccia: nessuno dei nostri amici che ci abbiano provato c'è riuscito, però allora è il caso di scrivere alle guide turistiche e comunicare che depennino l'attrattiva, ormai inaccessibile ai più.

Ci troviamo, quindi, a dover riprogrammare gli ultimi giorni di questo viaggio sudamericano: dopo un po' di elucubrazioni decidiamo di scartare un giro a Guarana e Salina, evitare la salita al Chimborazo e invece puntare verso l'est, passare una giornata a Banos e poi ridiscendere per quel che resta nelle propaggini della foresta amazzonica fino a Tena.

Puntiamo quindi su Banos, turistico centro chiave per le escursioni sui vulcani e per le gite in bici, praticamente unico posto seriamente attrezzato per i turisti oltre alle Galapagos, che raggiungiamo con due ore di bus mentre la natura intorno a noi cambia di nuovo sempre più rigogliosa mano a mano che ci avviciniamo ai 1800 metri di quota.

Case gradevoli, negozietti graziosi, ristorantini colorati e puliti. Nel complesso, una cittadina ospitale anche se un po' troppo turistica. Prendiamo alloggio in un economico (e umido, benchè grazioso) hostal prima di affittare due biciclette per una delle gite più avventurose (su due ruote) che abbiamo mai intrapreso: da Banos si ridiscende la strada in direzione di Puyo attraversando uno spettacolare paesaggio di montagne e foresta, cascate e boschi, meraviglia e fascino. La strada, 61km, è prevalentemente in discesa. E' quello prevalenetemente che ci frega.

Anche il tempo, in realtà. Infatti, nemmeno un quarto d'ora dopo la partenza siamo investiti da un temporale terrificante che, nonostante k-way e tutte le strategie a cui riusciamo a pensare, ci inzuppa fin quasi alle mutande. Serve a poco cercare riparo, mentre osserviamo le catinelle del cielo precipitare tutto intorno a noi.

Per fortuna il tempo cambia in fretta e possiamo proseguire, sperando di asciugarci, con poche deviazioni. Fatti i primi 18km arriviamo alla Cascada del Diable, meravigliosa colonna d'acqua immersa nel verde lussureggiante della foresta, dove vediamo pure un rosso pappagallo, mentre cerco di non fare troppa strage dei girini che ormai abitano le mie scarpe.

Attraversiamo Rio Verde e Rio Pujo, due paeselli dove bambinetti nudi e cani infangati giocano insieme sui bordi della strada. Poco dopo lasciamo la strada principale e ci arrampichiamo per una sterrata che si immerge nella foresta sempre più rigogliosa. Preso ci troviamo alle prese con frane di rocce e di alberi, costretti a prendere la bici in braccio e arrampicarci su fango e su tronchi enormi, lottando con grovigli di rami e con l'umido sempre più penetrante.

Infangati, stanchi e con poche speranze all'improvviso spuntiamo di nuovo in vista della strada, non lonano da una casa con la foresta che le cresce sul tetto d'erba, tutta in legno dai mille colori, deserta se non per due capre e una gallina, deliziosamente ornata da mille oggetti improbabili lungo la balconata.

Torniamo ad affrontare un numero imprecisato di tornanti e salite nel crepuscolo che avanza. A ormai oltre 40km da banos vediamo spuntare, nostro salvatore, un caracollante bus che fermiamo prontamnte e che ci riporta, dopo aver caricato le bici sul tetto, fino a Banos, fino al nostro umido hostal e ad un meritato riposo da guerrieri se non proprio vincitori, almeno soddisfatti.