Ambato e Riobamba

(Ecuador centrale)

Dopo una notte inaspettatamente tranquilla all'hotel San Carlos approfittiamo del primo autobus utile per abbandonare Sasquili, grati per le corse molto mattutine, e facciamo una sosta rapidissima a Latacunga, giusto il tempo per attraversare il mercato, comprare un dolcetto di mais e trovare un autobus per Ambato, nostra prossima desinazione di passaggio.

I turisti, ad Ambato, non vanno oltre la stazione degli autobus. Infatti il resto della città ha un vivo cuore commerciale, anche piuttosto sviluppato per essere sud America. Il volto della città è serio e indaffarato, una specie di Milano (fatte le debite proporzioni). Giusto il tempo di attraversare il centro e prendere un bus per Quisapincha, capitale ecuadoriana dei prodotti in pelle, anche se ormai le tradizionali case fatte di mattoni cotti al sole lasciano troppo spesso posto a nuovissime costruzioni in cemento che ospitano gli infiniti negozi di portafogli, giacconi, cappelli e borsette. Almeno i prezzi, quelli si, non sono decisamente ai livelli europei.

Torniamo verso il terminal dei bus piuttosto in fretta, per sfuggire al freddo, e saltiamo sul primo per Riobamba, ormai stiamo diventando abili nel prenderli al volo, senza nemmeno dover entrare nelle autostazioni, mentre fanno i loro mille giri per caricare passeggeri. Con un viaggio piuttosto infernale per l'aria stantia e il caldo arriviamo finalmente a Riobamba, tranquilla e graziosa città ai piedi del maestoso vulcano Chimborazo (6300 metri, la più alta cima del paese) che, coperto dalle nuvole, non si degna di farsi guardare.

I 2500 metri di Riobamba non si fanno nemmeno sentire, dopo i 3800 di Laguna Quilotoa, e fiduciosi ci rechiamo verso la stazione ferroviaria per acquidstare un biglietto per la Nariz Del Diablo, uno spettacolare percorso ferroviario lungo sei chilometri e letteralmente scavato del granito. Ci siamo informati con cura, e sappiamo che i biglietti vengono venduti solamente dalle tre del pomeriggio antecedente alla partenza, e solamente alla stazione di Riobamba. Perdiamo, quindi, un sacco di tempo per trovare il posto dove dovremmo acquistare i biglietti: un meraviglioso cartello di carta scritto a mano avvisa che i biglietti sono stati già venduti tutti la stessa mattina, ma che (questo lo apprendiamo da un cortese operatore) è possibile acquistare i biglietti per un bus che ci avrebbe portato fino all'inizio della Nariz, da dove poi saremmo stati trasferiti sul treno.

Acquistiamo i biglietti e scambiamo un po' di esperienze con gli altri malcapitati turisti, spagnoli, tedeschi e americani, prima di dedicare il resto del pomeriggio a passeggiare per le vie del centro, tra edifici graziosi, mercati colorati e divertenti, una buona variazione rispetto alle città tristi e decrepite che ci hanno accompagnato da Latacunga a qui.

Ho scordato di dire che la Nariz è una delle migliori attrattive dell'intera zona, 1700 metri di discesa ripida sul precipizio, dove si può viaggiare sul tetto del treno per godersi meglio il panorama, un capolavoro di ingegneria ferroviaria e di coraggio.

Decidiamo di trattarci bene, e prendiamo alloggio all'hostal "El Treno Dorado" e ceniamo in un ottimo ristorante spendendo, comunque, una cifra veramente irrisoria.