Latacunga e Laguna Quilotoa

(Ecuador centrale)

Lasciamo questa mattina l'hostal, dopo aver parcheggiato le valige nel suo deposito per i prossimi giorni, e dopo una leggera colazione attraversiamo il centro storico di Quito tra chiese stracolme di gente per la funzione della domenica in un paese dove la laicità è messa in secondo piano dal fatto stesso che la dichiarazione di indipendenza sia stata firmata in una chiesa.

Viaggiamo verso sud, verso Latacunga e il vulcano Quilotoa. La giornata promette di essere bella, ma un po' nuvola. Ormai i viaggi in bus, con il loro codazzo di ventidori ambulanti, sono quasi routine.

Latancunga: prima tappa del nostro giro intorno al vulcano Quilotoa è una cresciuta cittadina d'altopiano, un agglomerato di case squallide e come al solito un po' non finite e un po' diroccate, e come dice la guida questa non è che un posto dove fermarsi solo per gustare il piatto locale: Chugchulara, a base di mais, polenta, patate, platano, maiale e cotiche. Le signore per strada continuano a salutardci, segno che di turisti da queste parti non ne vedono molti.

Con un bus locale raggiungiamo Pujili, paesello insignificante se non fosse per lo schietto e genuino mercato della domenica 100% non turistico dove gli indios vendono la verdura dei propri orti e gli ambulanti cuociono semi di mais che rivendono per pochi centesimi. Ci basta fermarci per fare un giro e comprare un buon dolce d i mais, prima di tornare al bus che ci porterà fino a Laguna Quilotoa.

Il viaggio è particolarmente sgradevole, anche grazie al bigliettaio totalmente ubriaco fradicio nonchè leggermente appiccicoso. Il bus è pieno di famigliole Indios che tornano dal mercato. Davanti a noi, tutti in abiti tradizionali fino al cappello di feltro verde, mamma, papà, figlia di 14 anni e due pargoletti di forse sei o sette anni. I genitori avranno quarant'anni forse, ma ne dimostrano sessanta.

Facciamo amicizia con una coppia di ragazzi del Belgio con cui chiacchiereremo poi tutta la sera nel nostro hostal di Laguna Quilotoa assieme a Robert, cinquantenne californiano che da qualche mese si gira il sud america in sella a una moto, con destinazione finale antartide.

Lagua Quilotoa (3800m SLM) è un grazioso villaggio abbarbicato sull'orlo del cratere di quello che una volta era il cono finale di un imponente vulcano. Oggi resta solo un bel laghetto alcalino e il paesello indios dove troviamo alloggio in uno spartano hostal, finendo per mangiare con la famiglia dei proprietari nella stessa stanza riscaldata con una stufa a legna, assieme ai cani e ai gatti, oltre che ai bambini scorrazzanti.

Mangiamo una minestra di verdura e un piatto di riso, patate e carne semplice ma molto apprezzato dai nostri stomaci per scaldarci visto che dal tramonto la temperatura è scesa quasi a zero e il vento pungente fischia tra le fessure delle pareti in legno.

Il paesino è poco più di un insieme di casupole molto povere, dove ogni casa si apre ai turisti che vi vogliano pernottare condividend o la vita dei locali: senza riscaldamento ne acqua calda, tutti in una stanza con gli animali.

Il piccolo mercatino artigianale è popolato di ragazzine poco meno che adolescenti in vestiti tradizionali, con le grandi gonne viola i ponchi rossi e i cappelli di feltro verdi e un po' troppo insistenti nel cercare di venderci ponchi e guanti.

Questo posto è meraviglioso: il cielo stellato è limpido come non l'abbiamo mai visto e il panorama tutto intorno con le sue ampie vallate glaciali mozza il fiato che ancora resta. Di sottofondo, le stirmpellate della locale scuola di musica qualche baracca più in là.