Otavalo

(Ecuador centrale)

Il mercato del sabato di Otavalo è considerato uno dei più belli delle Ande per cui ci alziamo presto e saltiamo sul primo bus ivi diretto, recandoci al terminal degli autobus, cacofonico e caotico come al solito. Il bus è un "directo ejecutivo", cioè un bus diretto con soli posti a sedere, che però continua a fare fermate per tutto il percorso per far salire e scendere gente che non trova sedili liberi.

Il mercato colpisce per le varietà dei colori: rossi, gialli e anche grigi sono più vivi e accesi. I prodotti , tutti tipici della lana andina, tessuti artigianalmente spiccano dalle tantissime bancarelle che invadono le strade: ponchi, maglioni, maglie, amache, cappelli, guanti, sciarpe, foular, assieme alle scacchiere dipinte a mano riempiono le centinaia di bancarelle. Lana di alpaca, di lama, capi morbidi e capi grezzi, donnine piccolette e vestite in modo tradizionale con poncho e ciabatte, spesso con un pezzo di tessuto grezzo a mo di cappello.

Tra le bancarelle bambinetti dalla pelle scura e dai tratti orientali giocano con pezzetti di legno.

Il sole picchia, siamo a 2500m di quota, e la gente allegra ci sorride. In preponderanza indios, se la godono all'ombra dei grandi teli neri tesi a mo di riparo sopra le bancarelle, spesso così bassi che rischio di strapparli con la testa mentre passo. Particolarmente piccoli i mendicanti, che a stento raggiungeranno il metro e quaranta, senza essere nani: piccole persone dalla pelle incredibilmente secca e rugosa, dagli occhi infossati e assolutamente scalzi, o al massimo con gli stivaloni di gomma ai piedi.

Facciamo il nostro dovuto shopping, visti i prezzi, e ci concediamo una breve pausa ristoratrice dove incontriamo il nostro vecchio amico Pepe, l'australiano single della Monserrat II. L'Ecuador è piccolo (o le guide turistiche sono tutte uguali).

Siamo in periodo elettorale ed è curioso vedere le varie liste che si fanno aperta battaglia a suon di altoparlanti e scassatissime automobili che girano per le strade propagandando non so più quali liste, la 3 e la 35, entrambe molto conservatrici e protezionistiche, ma una pro-bianchi e l'altra pro-indios.

Nel primo pomeriggio, stufi di lana e di calca, saliamo su per la collina (3000m) a sud del paese alla ricerca del cosiddetto "Lechero", l'albero magico. Una volta raggiuta la collinetta su cui troneggia quello che in realtà è poco più di un alberello, ci imbattiamo in una improvvisata gara di kart a motore... naturale: cioè a spinta giù per la strada sterrata, ripida. La gente eccitata e divertita si accalca sul bordo della strada, e dei bambini ci chiedono con tale insistenza una foto che non possiamo che cedere.

Torniamo a Quito a notte fonda, zzzz.