Santa Fé e South Plaza

(isole Galapagos)

Questa notte abbiamo navigato tra le due e le sei, ma il mare era così mosso che sono sembrate almeno il doppio. L'unica posizione possibile era a pelle d'orso sul letto, e comunque aggrappandosi forte ai bordi. A colazione, infatti, non volava una mosca e intorno a noi si vedevano solo facce addormentate e rincitrullite da una notte mezza in bianco. Almeno, non piove, e il cielo promette addirittura schiarite.

Dopo colazione sbarchiamo per un giro sull'sola di Santa Fé per vedere i cactus giganti e le iguane di terra che gareggiano con quelle di mare in quanto a fetore, perdendo, anche se sono molti più carine in quanto colorate (verdi) e solo tutte nere. Sono anche incredibilmente più interattive: invece di rimanere stese su un sasso immobili per ore, quelle di terra si possono anche vedere mentre pasteggiano a foglie di cactus belle spinose.

Naturalmente anche quest'isola è infestata dai leoni marini e questa volta riusciamo a nuotare assieme a un paio di cuccioli. Ci gettiamo dai battellini sul lato esterno della baia e rimaniamo stupefatti dalla quantità di pesci, colorari e buffi, che che vivono sul fondale. Pure alcuni con le pinne trasparenti. Nuotiamo, tutto compreso, per quasi un'ora rientrando nella baia protetta dagli scogli attraverso un piccolo canale lavico, inseguiti dai pesci. Nuotiamo anche con una tartaruga di mare che si muove in modo affascinante e un po' spaventata dalla quantità di gente che la circonda. Pure un paio di leoni di mare ci saettano intorno.

Passiamo la prima parte del pomeriggio sulla ancora più bella isola di South Plaza, piccola, ma meravigliosa ricoperta da un misto di vegetazione bassa rossa rossa e dagli alti cactus verdi, piena di iguane di terra che si fanno fotografare da ogni angolo. Conpletano il paesaggio delle meravigliose scogliere a picco sull'oceano pacifico da cui sule e fregate spiccano il volo.

Anche se la giornata pare conclusa, la serata di offre ancora sorprese, come i goffi pellicani che si accoccolano sui gradini della nostra barca, e i leoni di mare che nel buio della notte vengono a farsi un giro sotto i fari di posizione, a poppa, e pure due squali bianchi, forse attratti da tutto questo andirivieni. Ma forse la parte migliore è stata la lunga chiacchierata (noi in italiano, loro in spagnolo) con i nostri due compagni di viaggio dell'Uruguay, Pedro e Marta, lui neurochirurgo e lei architetta a Montevideo, lui enorme e grasso una specie di Lino Banfi alto due metri, di origini calabresi. Tutti e due molto ciarlieri, ed è buffo parlare in due lingue e capirsi senza (eccessiva) difficoltà de intendimiento. Parliamo dell'Italia, dell'Uruguay, di politica e di storia: sono un vero toccasana soprattutto dopo "il futuro presidente della Colombia" e sua moglie, la "first lady di Atlanta" che ci hanno lasciato pochi giorni fa.