San Cristobal

(Isole Galapagos)

Ci risvegliamo a pochissima distanza dall'isola di San Cristobal, praticamente schiacciati tra lei e l'isolotto Lobo, non molto più che un ammasso di scogli lungo, forse, 1km su cui trovano posto una valanga di leoni di mare, sule e pellicani.

Naturalmente, per poter sbarcare, dobbiamo sloggiare il solito leone marino che ha eletto i gradoni in pietra su cui si sbarca a sua residenza. Ormai ci siamo abituati. Il cielo è ovattato di enormi batuffoli da cui filtrano pochi raggi di sole e che ogni tanto lasciano intravedere anche ampi riquadri d'azzurro. Come dice la nostra guida WIlliam, il tempo sta cambiando sempre più rapidamente verso una primavera anticipata. E' anche stagione di nuove nascite nella città dei leoni di mare, infatti troviamo i resti di diverse placente e un sacco di cuccioletti non più vecchi di tre o quattro giorni che rotolano vicino alle mamme o belano, per avere un po' di latte da succhiare. Il verso di questi grossi mammiferi è una via di mezzo tra un belato e un rutto roco, protratto. Loro stessi somigliano, in certe posture, agli orsi e in certe altre, soprattutto in acqua quando abbaiano, a cani che nuotano o ancora ai delfini quando saettano sotto la cresta di un onda agili e veolici tanto sono lenti e impacciati sulla sabbia.

Il giro non è lungo, torniamo presto indietro per avere abbastanza tempo da passare mascherati e pinnati in acqua a nuotare lungo lo stretto braccio d'oceano tra le due isole alla ricerca di leoni marini con cui nuotare. A dire il vero non siamo troppo fortunati ma riusciamo a vederne qualcuno e anche vicino. Nuotiamo parecchio, l'acqua è fresca ma si resiste bene e in più la nostra guida si è tuffata con noi, ma con la muta, per cui passiamo un sacco di tempo a mollo.

Per pranzo, riscaldati e ascuigati, facciamo rotta per il secondo porto dell'arcipelago: Puerto Baquerizo Moreno, che si rivela decisamente meno turistico di Puerto Ayora, ma molto più grazioso, anche grazie alla grossa colonia di leoni marini che popolano le spiagge e i moli del porto. L'aria complessiva è più caratteristica da piccolo porticciuolo di pescatori. Sono pochi i negozi aperti, e quei pochi sono in massima parte per i locali, se si accettuano pochi negozi di livello più ricercato per i turisti.

Trascorriamo il pomeriggio su un bus scassato che, su una strada ancora peggiore, ci porta fino al centro dove fanno riprodurre le tartarughe giganti di quest'isola. Ce ne sono trentasei adulte, di cui ne vediamo quattro, sparse in molti acri di terreno allo stato brado. I ricercatori le seguono per raccoglierne le uova e metterle al sicuro dai predatori (ratti, asini) che l'uomo ha importato nell'ecosistema locale e farle quindi schuidere sotto grate di metallo a prova di ratto.

Come all'andata anche al ritorno abbiamo modo di approfondire il clima locale che prevede umido, nebbia e pioggia non appena si lascia la costa per l'interno delle isole maggiori che, anche nella stagione secca, come adesso diventano degli infiniti umidi pisciatoi.