Isole Santiago e Bartolomé

(Isole Galapagos)

Così Agosto è finito, inizia un nuovo mese di settembre ma noi, per fortuna, siamo ancora in giro a goderci le vacanze e anzi, che vacanze. Questa mattina ci siamo svegliati con una m,eravigliosa alba di quelle da film con il cielo blu, il mare blu e il sole rosso che sorge all'orizzonte.

La nostra prima tappa ci porta sulle distese laviche di recente costituzione che formano la maggior parte dell'isola di Santiago: nere e spoglie, vi cresce solamente un cactus in una decina di chilometri quadrati, lunari e maestose. La lava scricchiola sotto i piedi, fragile, si rompe dove i giochi delle correnti di magma hanno piegato la roccia solidificata fino a farla sbriciolare e rigonfiare, tra le formazioni a "corda" pettinate e eleganti e quelle dette "ah-ah" frastagliate e dolorose dovute alle piccoel esplosioni di sacche di gas accumulati in superficie.

Il giro è breve, comunque, perchè il tempo è poco e dobbiamo tuffarci per nuotare assieme alle tartarughe marine davanti alla vicina spiaggetta. L'acqua è piuttosto fredda ma ancora non gelida, quindi ci tuffiamo felici di essere ripagati dal nuotare con le iguane marine e le tartarughe che cercano rifugio in profondità sotto di noi dove ci sono le alghe più succose da mangiare. Emergiamo prima di ieri, l'acqua è fredda, ma più soddisfatti. Prima di tornare sulla barca osserviamo un po' di granchi: quelli rossi sono grossi e buffi, quandi si mettono a girare in tondo per guardare tutte le facce che lo osservano intorno, e fa le finte per seminarci.

Breve la sosta sulla barca e ripartiamo subito per l'solotto di S. Bartolomé, infatti il pomeriggio sarà di navigazione verso l'isola di Santa Cruz, mentre nel frattempo il cielo si è ripulito e un sole caldo e violento picchia sulla nostra pelle. All'approdo dobbiamo aiutare la guida a cacciare un grosso leone di mare che ha deciso di sedersi sui gradini impedendoci il passaggio, e a poco serve urlargli contro visto che lui risponde punto per punto, abbaiando. Bartolomé è poco più di un isolotto ma è piuttosto alto e lo risaliamo con un eprcorso sopraelevato allo scopo di preservare la fragilità del suolo vulcanico. Il panorama, meraviglioso, ci mostra la distesa lavica dove camminavamo prima e un insieme di colori rossi, marroni, verdi e neri semplicemente degni un quadro impressionista, il che dimostra nuovamente come la natura sia l'artista più grande che ci sia al mondo. Con buona pace di tanti altri emuli.

La sera osserviamo la danza rituale dei nostri single compagni di viaggio mentre giocano con l'unica ragazza isngle disponibile, ed è divertente soprattutto paragonarli ai rituali che ogni tanto si vedono sulle isole, tra gli animali indigeni. Il resto del pomeriggio scorre sul sun-deck della Monserrat mentre la nave corre verso la nostra prossima destinazione. Il mare è piuttosto mosso e per ripararci dal vento ce ne stiamo incollati al frangivento di prusa, spalmati sul pavimento a raccogliere i raggi del sole.