Ingapirca

(Ecuador meridionale - ande)

Il panorama che ci si apre davanti alla vista in un qual certo senso ricorda certe zone collinose del centro/sud Italia, con i suoi pendii dolci e la vegetazione arbustosa. Tuttavia non si addice alla quota di 3200 metri a cui si trova Ingapirca, il sito archeologico Inca più grande e meglio conservato del sud america dopo quelli più giustamente famosi del Perù. In verità ciò che più merita è il tragitto da Cuenca a qui. Evitando il bus turistico diretto, si possono prendere i mezzi locali tra deliziosi abitanti andini con le donne multicolori vestite di lana: poncho, grandi gonne e maglioni di alpaca, le gambe coperte sotto il ginocchio da spesse calze sempre di lana.

Sui bus più piccoli la gente sale e scende senza che il mezzo si fermi, caricando sporte, sacchetti e scatoloni sulla parte anteriore, vicino all'autista. Intorno, paesi di casette tutte mezze costruite e dai mattoni grigi intonacati solo sul lato della facciata. Così è anche il centro di Cagnar e El Tambo, anche se le facciate sono molto più colorate e le strade sono stracolme di bus e di gente mista tra abiti tradizionali e vestiti più banalmente normali.

Ingapirca, per essere il grande sito archeologico che promette di essere, delude il turista casuale. Tuttavia basta distolgliere lo sguardo dalle pietre incaiche per rimanere incantati dal cielo blu, dai versanti mille colori delle colline e dalla gente che, pur approfittando dei turisti, resta di un candido e di un semplice difficile da credere. Un pranzo composto di due portate completo di succhi di frutta ci costa due dollari, più una piccola mancia perchè non abbiamo il coraggio di accettare il resto che ci viene offerto.

Il paesino di Ingapirca stesso, a meno di un chilometro dalle rovine, è un delizioso anche se un poco diroccato mucchio di case con chiesa e posto di polizia dove fermarsi per godersi un poco di sole caldissimo e violento, dove i 3200 metri si sentono tutti appena si cerca di fare una passeggiata in salita. Il sole picchia e l'aria è fine, ma oltre a questo potremmo quasi essere dalle parti di Rieti, o forse ancora più a sud nella nostra cara penisola.

Meravigliose signore di mezza età dalla pelle bruciata dal sole di una vita in campagna, vestite di sgargianti gonne e maglioni in lana di alpaca ci sorridono da ogni angolo, gentili e felici non solo della loro vita, per quanto faticosa, ma anche di vederci così strani e alti, per loro. Galline, mucche e alpaca punteggiano i fianchi delle colline alte 2500 metri intorno a noi, un po' magre le mucche, ben pasciute le galline, poco tosati gli alpaca. Pochi i rumori intorno a noi, gli immancabili bus scarcassati e sgangherati che percorrono faticosamente la stradina solo parzialmente asfaltata che porta a Ingapirca, qualche industrioso che lavora a qualche pezzo della sua casa, l'occasionale gallo e una pervasiva leggera musica di sottofondo sudamericana.