La ruota bucata

tra Canyonlands e Arches NP

A chi non è capitata la scocciatura, il fastidio e la perdita di tempo ritrovarsi, all'improvviso, con il muso della macchina che pende, la guida che tende e la ruota che sgonfia? Certo, di solito tale fastidioso inconveniente capita la sera, al buio, sul bordo sterrato e sabbioso di una strada secondaria, il cric si rompe e non c'è nessuno per dare una mano.

Noi, fortunelli, ce la siamo cavata meglio: in pieno giorno, sotto il sole, in uno dei posti più belli dello Utah davanti al panorama mozzafiato di Canyonland, Island in the sky. Peccato però che ci trovassimo a una buona cinquantina di chilometri dal paese più vicino e che con il ruotino di scorta montato questo significhi ben più di un'ora persa per tornare indietro, significhi interrompere a metà la visita dello stupendo parco e voglia dire costruire una bella pila di brutte parole verso l'autonoleggio che, telefonicamente contattato, dichiara candidamente di non poter fare nulla (uniche opzioni: aspettare 4 ore o riparaci la ruota per conto nostro).

Quindi, armati di buona volontà e dedizione alla causa, rimbocco le già corte maniche della maglietta e mi do da fare con cric e tubo, svito riavvito smonto e rimonto, in meno di venti minuti la ruota di scorta è al suo posto e la macchina riparte verso la stazione dei ranger (a circa 20km) per trovare, almeno un telefono. Nel complesso la perdita peggiore è stata non poter finire di visitare il parco, infatti il gommista a cui ci rivolgiamo ci liquida in meno di mezz'ora (costo, 12 dollari, colpevole un pezzetto di metallo infingardo) e siamo di nuvo per strada, questa volta diretti verso Arches.

Tornando alla giornata, attraversiamo due dei più bei parchi naturali dell'ovest: Canyonlands e Arches.

Canyonlands è semplicemente enorme. Difficilmente fruibile a causa della sua selvaticità che costringe il viandante a passare a dorso di cavallo, e quindi pianificare settimane intere di escursioni dove un turista europeo non può che avere giornate. Ma i pochi panorami che si possono ammirare girandolo in auto dalla cosiddetta "island in the sky" sono talmente mozzafiato nella loro magnificenza e vastità, colorati di rosso dalle mille tonalità, che lasciano il turista a bocca aperta.

Arches meraviglia il viandante per la fantasia e il fascino delle sue formazioni rocciose: pinnacoli, archi, rocce. Scavate dal vento, erose dalla pioggia, sagomate come palazzi, profili di teste, archi leggeri e archi massicci, mille tipi differenti di formazioni dai colori rossi e gialli, marroni e grigi sul panorama di una pianura desertica punteggiata di verde acceso davanti uno sfondo di montagne altissime e bianche, ancora, di neve. Non si può che uscirne con il cuore colmo di meraviglia, la disperazione di non potersi fermare di più, dopo aver sfruttato ogni possibile ora di luce.

Decidiamo, addirittura, di far saltare l'ultima parte del viaggio e fermarci una notte ulteriore a Mohab, in un gradevole motel a conduzione familiare dalla stanza piccola e graziosa, dai proprietari simpatici che ci fanno bollire un poco d'acqua per il te.