Great Sand Dunes

Ah, il Colorado! Misteriosa landa dalle premesse fascinose e intriganti, dal nome ispiratore di corse all'oro, wecchio west e profondi canyon.

In realtà, forse colpa del periodo poco estivo, il Colorado ci sorprende con nuvolone basse e grigie cariche di neve che non sempre riescono a trattenere. Forse siamo in alto noi (l'elevazione media del terreno, infatti, è oltre i 2000 metri) o forse sono davvero basse le nubi, ma tutto intorno il tanto decantato panorama di vette over-4000 metri che con i loro nevai perenni incorniciano le vallate ampie e morbide di questo stato ci è, da tanta parte, escluso e invece ci sentiamo schiacciati su una tundra bianca dalle mille tonalità, incredibili, tra grigio e marrone sotto un cielo bassissimo uniforme di grigiore e biancume senza soluzione di continuità.

Per uscire a riveder le stelle, o meglio il sole data l'ora ma la citazione dotta non veniva altrimenti, abbiamo dovuto correre verso ovest superando mete turistiche estive, paeselli quasi abbandonati e vallate dove gli alberi ancora ad aprile lottano contro il gelo e la neve. Superata un'ulteriore catena di alture, barriera naturale, spuntiamo all'improvviso da una nebbia fittissima e albuminosa a una giornata aperta, di grande respiro, tra un altissimo cielo azzurro e una grande pianura tutto intorno a noi. Dietro, le cime innevate da 4000 metri che ancora trattengono la perturbazione, davanti in lontananza altre alture, forse minori. Noi, su una strada in direzione Great Sand Dunes, dritta, dritta, dritta.

Cosa sono venti chilometri immersi nelle grandi e spaziose distanze delle pianure Americane? Nulla, forse, su una cartina, ma diventano presto una noiosissima distesa talmente diritta da riscrivere il significato di retta, immersa in un nulla che quasi fa invidia al Texas. Per fortuna, all'orizzonte, alte cime bianche di neve e nere nuvole basse lottano per il predominio della scena e rendono unico, fantastico, l'ambiente che ci circonda.

Completamente fuori posto, come spuntate da un universo parallelo, ai piedi di montagne e circondate da un altopiano di quasi 2000 metri spuntano alte dune sabbiose, come a voler mischiare un deserto all'ambiente già di per se selvaggio e imegnativo. Sabbia, fine e scura, calda leggera in sueprficie e umida, fredda appena sotto. Per immergersi tra le dune occorre prima guadare, scarpe e calze in mano, un piccolo ruscello che si cerca la via tra le sabbie, strattonati dal vento furioso che cerca di strappare le nuvole alle montagne alle nostre spalle e lambiti dai raggi obliqui di un sole che si dirige verso il tramonto trasformando la sabbia sollevata dal vento e quella, pesante, bagnata per terra in riflessi magici, affascinanti.

Un po' a malincuore, veniamo cacciati via dal vigore del vento che sempre più ci riempie di sabbia e ci sferza il viso. La lunga e dritta strada ci riporta dall'angolo di deserto sabbioso a 2000 metri nella pianura più normale, dove ci aspetta Alamosa e un motel, prossima tappa della gara contro le nuvole che, alle nostre spalle, stanno ormai sconfinando oltre le montagne alte sospinte dal vento.