L'inferno americano

semplicemente traffico

La maledizione , il contrappasso degno di un dantesco inferno del mito della libertà americana infantilmente realizzato nelle automobili e nelle città costruite a loro unico uso e consumo ci si materializza davanti un venerdi pomeriggio con immobile, fatalistica realtà nella forma di un enorme serpente d'asfalto largo dodici corsie totalmente ostruito da un fiume quasi immoto e rassegnato di veicoli.

Berline lussuose o meno, catorci scassati, S.U.V dai vetri oscurati, pick-up elefantiaci e trucks cetacei tutti affiancati a scaricare gas mefitici e giustificare le guerre per il petrolio. Colonne e colonne di mezzi che si guardano un po' in cagnesco mentre tentano con successo lentissimi cambi di corsia nella vana speranza di riguadagnare un po' della libertà costituzionale e per cui sono, illusi, disposti a morire, un po' con rassegnazione quando gli occhi, rossi, del mezzo davanti si aprono annunciando l'ennesimo stop.

Il pantano non è immobile, lo stop non è totale. Il contrappasso di perfeziona con perfidia nei frequenti, e vani, cambi di corsia: le corsie avanzano a passo d'uomo, le trasmissioni automatiche sopportano con pazienza la fatica consapevoli, almeno loro, del destino: sognare libertà indotte e vivere schiavi delle stesse, sotto forma di traffico infinito.

Dopo due ore, stufi, imbocchiamo la prima uscita utile e torniamo a grande velocità sui nostri passi rinunciando alla nostra meta.