Ciao Gp

Atlanta. C'è più ottobre che settembre, ormai, sul calendario. Di giorno la temperatura non rinuncia all'idea dell'estate ma sera e mattina l'aria si impunta a portare un po' d'autunno, come a ricordare che tutto sommato anche a queste latitudini sahariane c'è un cambio di stagione.

L'america continua a circondarci da tutti i lati. Oggi ci ha lasciato Gp, ripartito alla volta dell'Italia su un volo lungo la solita decina d'ore. Felice, lui, per il rientro a casa dopo due settimane di forzato soggiorno presso la capanna dello zio Tom; giusto un po' preoccupato, ecco tutto, per il ritardo con cui lo lasciamo partire alla volta dell'aeroporto dopo averlo condotto, traditori, da Hooters per dargli almeno un motivo, o per essere precisi rotonde paia di motivi, a rientrare in questo luogo dove perfino il diritto sciovinisticamente maschilista di guardare seni e sederi viene mercificato con sculettanti cameriere-conigliette a caccia di gonfie mance.

Bando alle mascelle cadenti, alle pupille sgranate e tutti gli altri sintomi da eccesso di bionde formose: Gp, forse complice la preoccupazione per l'imminente viaggio di oltre 8000km, è quasi imperturbato dalla nostra "Miss Hotters International 2002". Anzi, le sue ali di pollo "medium" si trasformano sempre più rapidamente in ossicini ordinatamente accatastati nel piatto assieme alle occhiate all'orologio.

Gp, contrabbandiere di macchinette fotografiche e jeans d'oltreoceano per conto di colleghi sfacciati, una pacca sulla spalla e le strette di mano dei colleghi, la borsa partita mezza vuota ora piena e pesante, ingrana la "D" e acquista velocità salutandoci dal finestrino aperto. Imbocca la 285 in direzione aeroporto, con i nostri migliori e affezionati scongiuri per il viaggio presente e quelli futuri.