Tawakoni

deep Texas

In quale altro posto nel mondo rientrando la sera in albergo può capitare di vedere un ospite pascolare i propri cavalli nel praticello antistante il parcheggio?

Per cui, essendo bene o male pur sempre domenica oggi ho deciso che prima di tornare in ufficio a compiere i miei odierni intellettualmente elevati compiti di fascicolare 25.000 fotocopie non avrei potuto non fare un giretto, se pur breve, nella campagna intorno a Greenville, Tx.

Benissimo, così armato di un mezzo pieno di benzina e della fedele macchina fotografica sono prontamente partito in direzione sud lungo la statale 34 a caccia del lago Tawakoni visto che sulla carta parrebbe essere l'unico posto interessante del circondario.

La strada prosegue dritta come un righello, dopo Greenville. Ai lati, boscaglia bassa e stentata che lotta contro l'arsura della lunga estate Texana e una sparsura di casupole vecchie di legno consumato su pezzi di prato incolti. Occasionali esercizi commerciali più disparati: dal gommista al rivenditore di tosaerba, comunque sempre molto legati al mondo agricolo o automobilistico. Del lago, nessuna traccia. La strada leggermente incassata nel panorama si fa ora più larga ora più stretta ma non lascia mai spazio a uno sguardo complessivo che abbracci il mondo intorno.

A Quinlan, ormai certo di aver superato lago e meta prefissata, decido di abbandonare la statale in favore di una stradina conteale (provinciale) che ben presto mi rivela l'esistenza del Texas secondario dei meno abbienti: una stradina stretta e male asfaltata costeggiata da casupole alquanto fatiscenti, spoglie e sparpagliate su una piccola piana triturata dal sole. Poche mucche, nere e marroni dall'aria un po' polverosa che mi osservano con ruminante determinazione oscillando le orecchie a ritmo, sedute all'ombra di un occasionale albro dimostrano come status-symbol il maggior benessere di qualche piccolo ranch.

Decido, dopo una decina di minuti di questo triste e un po' catatonico panorama, di tornare al mio iniziale programma e alla ricerca del mio lago sperduto ormai tra la campagna Texana chissà dove. Non mi metto, però, seriamente alla ricerca prima di essermi fermato una mezzora in un piccolo cimitero ai margini della strada dove lapidi, croci e mazzi di fiori finti descrivono la storia genealogica di Quinlan tra cuori che uniscono coppie felicemente spirate negli anni 80 e 90, austeri mausolei alti mezzo metro per degnamente rappresentare famiglie autorevoli, piccole pietre squadrate e piatte per ricordare bambini che non hanno avuto modo di affrontare la vita e croci semplici, spesso in legno, solitamente con un solo nome sopra e nessuna benedizione della famiglia per quei disgraziati morti soli, o poveri. In un angolo, quasi sepolta sotto la vegetazione, scopro la lapide più vecchia: nato nel 1788. Se dovessi stimare l'aspettativa media di vita della zona dal 1850 a oggi, direi 50 anni.

Proseguo, imboccando la conteale 2101, e finalmente raggiungo il lago. La povertà del luogo risplende inequivocabile dalle strade non asfaltate (21 secolo, un cosiddetto paese occidentale civilizzato) e dalla curata semplicità delle case: povere e malmesse si, ma piene di fiori e piccoli dettagli che mostrano orgoglio.

Il lago Tawakoni mi si para improvvisamente davanti in tutto il suo maestoso e prepotente squallore: l'acqua marroncina e stagnante si perde all'orizzonte come una palude enorme, sulla riva una schiumetta biancastra e appiccicosa ricopra un buon metro di sponda mescolandosi viscosamente all'acqua. La vita nel lago, evidentemente presente nonostante tutto, si annuncia con un cimitero di lische e pelli di pesci secche intervallate da lattine di birra vuote accartocciate intorno a resti di rudimentali falò. Vicino alla riva, seduto su una fatiscente e mezza sfondata auto giapponese vecchia di trent'anni un incartapecorito anziano passa il suo tempo a contemplare il lago, il cane disteso all'ombra di una delle ruote posteriori per cercare un po' di refrigerio nell'aria bollente: il trittico si potrebbe elevare a mistica inequivocabile rappresentazione dell'immobile, stagnante e surreale ambientazione della zona.