Paese che vai ...

... bagno che trovi

Si dice paese che vai abitudini che trovi. Questo è sicuramente vero per quanto riguarda le abitudini legate all'espletamento dei bisogni cosiddetti fisiologici. Prendiamo, ad esempio, una popolazione a caso: gli americani.

Dalla nazione che ha creato il fast food e santificato la comunicazione globale immediata di internet non ci si può aspettare, anche in quelle situazioni in cui meditazione e concentrazione sembrano dover essere se non d'obbligo sicuramente d'aiuto, che una analoga efficenza. Così questo dovrebbe essere ribattezzato il paese degli urinali, pisùr detti anche volgarmente pisciatoi: eccezionale strumento di condivisione sociale e perfetto esempio di relazioni umane.

Immaginate un texano normale, grosso, jeans e magari pure il cappellone: apre la porta del bagno (ad esempio, al ristorante), si guarda intorno per qualche istante memorizzando la dislocazione di tutti gli altri avventori temporaneamente impegnati in attività complementari al mangiare, quindi parte con piglio deciso e andatura a gambe larghe verso la carrellata di orinali schierati lungo il muro metaforica memoria di una sfilza di cavalli parcheggiati davanti al saloon. Il Texano punterà sicuramente per l'orinale libero tra due occupati, anche se fossero gli unici due occupati in un bagno enorme e deserto. Arrivato di fronte al suo prescelto avvicina le mani alla cintura ed estrae il pezzo con un sibilo di zip rapido e deciso, quindi afferra con decisione a due mani i bordi superiori delle leggere paratie che separano con una piccola parvenza di privacy gli avventori di questi luoghi e, sfoggiando allegra soddisfazione, inizia a dimenare il bacino forse per trovare un'angolazione comoda all'arnese preposto a portare a termine il delicato e, si spera, preciso compito che sicuramente senza mani non è da poco tuttavia condotto con una perizia pelvica degna di un domatore di bovini di prima categoria. Un sorriso all'insù e un cenno al cappello concludono l'operazione prima di riporre l'arnese con cura e movimento ondulatorio di cavallo, nuovamente sibilo rapido di zip.

La seconda rappresentazione dell'americano al bagno è quella di un paio di polpacci con i pantaloni arrotolati alle caviglie, che spuntano da sotto una porta in metallo accompagnata dal leggero fruscio delle pagine di un qualche giornale locale. Immagine immobile per lunghissimi minuti, culminata da un sordo tonfo, senza nemmeno quell'espressione privata di sollievo conclusivo che tipicamente si potrebbe ascoltare in una situazione analoga trasportata in Italia. Non si capisce bene questi personaggi da dove provengano perchè quando entriamo in bagno sono già li e sempre li saranno quando ne usciremo: probabilmente vengono venduti assieme alle ceramiche o di professione fanno i collaudatori di sedili igienici, in ogni caso appartengono al bagno come un'oca allo stagno.

Top manager e ultimi ipiegatucci, vaccari e rampanti banchieri tutti si ritrovano prima o poi a condividere una presa sui divisori degli orinali o a fissare il colore dei calzini spaiati del vicino di scomparto meditativo: eccezionale livellatore sociale, il bagno è anche occasione di occhiate solidali e cameratesche lanciate mai fugaci da un orinale all'altro, di grugniti e battute trite al lavandino durante il rito catartico del lavaggio mani.

Così paese che vai bagni che trovi: ceramiche bianche, divisori metallici, carta o asciugatori ad aria per le mani? Detersivo liquido o schiuma? Silenzio o chiacchiere? Sguardi fissi sulla mattonella a un palmo dal naso o sguardi roteanti sulla platea intorno? Sicuramente, un momento da condividere con soddisfazione, qui in america.