Massacro Texano

E' bello ricevere pungolature di stimolo quando per un po' di giorni smetto di scrivervi queste righe saltuarie e assolutamente spontanee, scritte soprattutto perchè mi diverto a vederle tutte insieme una dietro l'altra e a immaginarne il suono, dipingerne le immagini.

Beh si, è qualche giorno che mi sono ammutolito, che ho figurativamente posato la tastiera interrompendo il flusso di parole pensieri e immagini. La ragione è semplice e si può riassumere nel ridicolo ritmo di lavoro che ci ha coinvolto tutti quanti, qui in Texas: mediamente quattro ore di straordinario al giorno, con punte oltre le sei ore, compreso il venticinque aprile appena trascorso.

Così mentre chi tra voi si godeva uno o due giorni al mare approfittando di un rilassato ponte primaverile, chi affrontava con spirito sportivo e atletico l'ultima neve su in quota cercando abbronzature da calzettoni, chi si godeva un paio di pantofolosi giorni tra poltrona e TV, chi ribaltava il corso del giorno e della notte per vivere quest'ultima e dormire il primo. Noi, qui sperduti in uno dei più infognati buchi del Texas, grande buco in mezzo a un continente vasto, rintanati dentro quattro mura di cartongesso senza finestre dalla mattina alla notte fonda per sacrificarci di fronte al bene di un'azienda.

Ben conservati da un'aria condizionata artica, privati del riferimento temporale della luce esterna e sbalestrati dal fuso orario ancora non ben assorbito, senza nemmeno riuscire a fare una pausa pranzo in quattro giorni: in queste condizioni ben poche energie possono sopravvivere per mettere in fila quatrro parole che non siano "stanco, ti voglio bene e mi manchi" quasi meccaniche ma dettate dal cuore dirette a chi questo mi ha rapito.

Giornate spese affossati in riunioni eterne e faticose, arenati in discussioni spesse come gelatina e vischiose come gomma, è arrivata ieri la notizia della proroga della gara a cui stiamo partecipando. Razionale sollievo e istintivo terrore si sono mescolati: sollievo, perchè forse così riusciremo ad arrivare pronti; terrore di continuare per altri dieci giorni a questi ritmi da cinesi crumiri e zolfatari.

Per ora, continuano le giornate scandite da sveglie presto, lavoro fino a tardi e notti troppo brevi: sognando, almeno, di ritagliarci un quarto di weekend per buttare il naso fuori o chissà forse solo collassare sotto il sole con un libro aperto sugli occhi chiusi.