30/mag/05

Pollicino torna a casa

Aeroporto Hartsfield-Jackson, Atlanta. Ho pazientemente seguito tutta la lunga trafila delle procedure di sicurezza, le lunghe code per il check-in. Ho fatto un paio di amicizie, una signora diretta in Messico che scopro lavorare a meno di un chilometro dal Post Spring, dove viviamo Luca ed io. E John, un evidentissimo gay del New Mexico atterrato ad Atlanta in cerca di sole il giorno prima e già in fuga verso casa visto che qui c'è solo pioggia e umido, discretamente bevuto, per sua ammissione solo con un paio di drinks riesce a salire su un aereo, ci prova con me per tutta la durata della coda. Sembra anche discretamente pieno di soldi, scarpe costose camicia italiana (rarità da queste parti), rolex al polso.

Meno nove, stiamo per partire, nove ore di viaggio, ben due in meno dell'andata grazie ai venti in quota. Viagigo lungo, aereo pieno. Hostes scortesi... iniziamo bene!

Meno otto, l'aereo ha imbarcato tutti i suoi poasseggeri e si è staccato da terra maestoso e pacifico con una lunga e lenta rullata sollevandosi all'ultimo come se fosse indeciso se ne vale veramente la pena, che faccio, decollo o non decollo, costringo l'aria a sopportare un simile sforzo? Un Boeing 767 carico dei suoi duecento e passa passeggeri con tutti i loro bagagli, chi poco perchè ha bisogno di poco, chi molto perchè non sa decidersi, richiede molta portanza per rimanere appeso all'aria.

Meno sette, la sezione dell'aereo dove mi trovo è popolata da una trentina di ragazze e ragazzi di un paio di sscuole del Texas meridionale e dell'Oklahoma, in visita a Roma e Firenze per i soliti dicei giorni tipici in cui gli americani pretendono di visitare due delle più ricche e intense città dell'Italia. In effetti dieci giorni per Roma e Firenze significa già prendersela comoda se paragonato a due giorni per Parigi, che questi ragazzi hanno fatto lo scorso anno. Gli Americani avrebbero davvero bisogno di viaggiare con più calma per imparare a conoscere il mondo, non solo guardarlo liofilizzato da pacchetti turistici mordi e fuggi. Forse in questo modo anche la loro attitudine verso gli altri cambierebbe.

Meno sei, la cena è stata servita, menu da aereo decisamente scadente scarso sia in quantità che in qualità, e il primo film è stato proiettato, io ho passato il tempo chiacchierando con due ragazzine, avranno sedici anni se va bene, che sono sedute accanto a me. Cindy di origini messicane dal fisico e dal viso tipicamente latini, pelle scura e capelli neri lunghi e lisci, e June dal nome proprio uguale al mese che sta per iniziare, dai lineamenti pià comuni e dai capelli biondi più corti, entrambe vengono da un paesino del Texas del sud tra Huston e Sacramento, Non che i temi di discussione siano molti, ma comunque il tempo passa, Alla mia destra un'altra ragazza di questo gruppo dai lineamenti inequivocabilmente nativo americani, corpo massiccio senza essere grasso, viso sincero e solido, capelli neri neri lisci fino alle spalle, atteggiamento sicuro che porta con se una calma e una riflessività nei confronti del mondo che la circonda. Scarponi ai piedi, camicia a quadretti e cappello a tesa larga completano la figura, in netto contrasto con i suoi compagni di classe che indossano scarpe da ginnastica o ciabatte e magliette.

Meno cinque, nonostante i tappi nelle orecchie appisolarsi è difficile nel ristretto spazio che Delta Airlines decide di mettere a disposizione degli sfigati e poveri viaggiatori della classe economica. Ma bene o male tutta la gente in torno a me cerca di arrangiarsi per approfittare al meglio delle poche ore di buio. La notte corre, quando voli verso l'Europa. Meno di quattro ore di buio effettivo prima che l'alba dei diecimila metri arrivi a spazzare via l'oscurità, aiutata nel suo compito dalla rotta dell'aereo diretta ad est a rincorrerla, l'alba.

Meno quattro, alla fine dopo tanto rigirarsi sul sedile riesco ad appisolarmi un po', non che il risultato sia molto siddisfacente ne risolutivo, ma almeno si passa il tempo. Alla mia sinistra, due fagotti di capelli e coperta contengono le mie due giovani compagne di viaggio che cercano anche loro, non con più risultati di me, di dormicchiare un pò.

Meno tre, solo metro tre? Mi pare incredibile, il tempo non dico che sia volato fino a qui, ma di sicuro è passato più in fretta che all'andata. O sono le due ore in meno di volo che si fanno sentire? Presto sarò di nuovo "giorno" secondo i finti ritmi circadiani dell'aereo e si riaccenderanno le luci in cabina e si riapriranno i finestrini, vedremo l'omnipresente oceano sotto di noi e i raggi del sole ormai tutto europeo che ci viene incontro.

Meno due, terra! Dovremmo essere sopra la Spagna ora, l'aereo continua la sua corsa e ci servono la colazione (alle quattro del mattino, secondo il nostro fuso orario) mentre sugli schermi scorrono le ultime immagini di un secondo film.

Meno uno, anzi meno: meno di un'ora ormai all'atterraggio, le gambe sono anchilosate, il sedere è ormai a forma di sedile, e non bastano le salviette umidificate a togliere lo stropicciamento dalla faccia. Ma sotto di noi c'è la Corsica, quindi la meta è ormai vicina.